“Il suo amore non mi offende, signor Bigum, ma io la condanno. Lei ha fatto quello che fanno tanti altri. Si chiudono gli occhi davanti alla vita reale, non si vuole udire il no che grida contro ai nostri desideri, si vuol ignorare I'abisso che si spalanca fra la propria brama e l'oggetto bramato. Si vuol sognare fino in fondo il proprio sogno. Ma la vita non tiene conto dei sogni, non v'è un solo ostacolo che si possa allontanare dalla realtà con un sogno, e infine ci si trova gementi all'orlo dell'abisso, che non s'è mutato, ma è com'è sempre stato. Ma noi, sì, siamo mutati, perché coi sogni si sono accesi i pensieri ed eccitati i desideri fino alla massima tensione. L'abisso però non s'è ristretto, e tutto il nostro essere tende dolorosamente a valicarlo. Invece no, sempre no, null'altro che no; oh, si fosse badato a sé a tempo, ma ora è troppo tardi, ormai si è infelici!”Jens Peter Jacobsen
“Ma c'erano anche dei momenti in cui la solitudine della sua grandezza gli si appesantiva addosso e l'opprimeva. Quante volte, ahimè, dopo essere stato ad ascoltare se stesso in religioso silenzio per ore e ore, e dopo essere di nuovo tornato a vedere e a udire la vita intorno a sé e sentendola estranea a sé, miserabile e fuggevole, s'era sentito uguale a quel monaco che, nel bosco del convento, aveva udito soltanto un trillo dell'uccello del paradiso e, ritornatovi, trovò ch'erano passati cent'anni! E se il monaco era solo in mezzo alla gente ignota che viveva fra le tombe note, quanto più solo era lui, i cui veri contemporanei non erano ancor nati!”Jens Peter Jacobsen