“Perché ha parlato? Perché ha voluto rompere l'incanto del silenzio ove l'anima mia si cullava senza quasi rimorso e senza quasi paura? Perché mi ha voluto strappare i veli vaghi dell'incertezza e mettermi in cospetto del suo amore svelato? Ormai non posso più indugiare, non posso più illudermi, né concedermi una mollezza, né abbandonarmi a un languore. Il pericolo é là, certo, aperto, manifesto; e m'attira con la vertigine, come un abisso. Un attimo di languore, di mollezza, e io sono perduta.”
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Giuseppe Verdi (1813–1901) compositore italiano autore di melodrammi
Origine: Da una lettera a Giulio Ricordi, 11 aprile 1871; citato in Marcello Conati, Verdi: interviste e incontri, EDT srl, 2000, p. 328 https://books.google.it/books?id=kb9gk11MAAIC&pg=PA328. ISBN 8870634906
“«E lei, è uomo da sentire rimorso?». «Né rimorso né paura; mai».”
Leonardo Sciascia libro Il giorno della civetta
Il giorno della civetta
“Venerdì santo, anche l'amore sembra languore di penitenza.”
Francesco Guccini (1940) cantautore italiano
da Venerdì santo, n. 3
Folk beat n. 1
Tiziano Terzani libro Lettere contro la guerra
Lettere contro la guerra
Adolfo Venturi (storico dell'arte) (1856–1941) storico dell'arte e accademico italiano
vol. 7, parte 1, p. 402
Storia dell'arte italiana, La pittura del Quattrocento