Frasi da libro
Ab Urbe condita libri

Tito LívioTitolo originale Ab Urbe condĭta (Latin)

Ab urbe condĭta libri CXLII , conosciuta semplicemente come Ab Urbe condita e in italiano anche solo come Storia di Roma e talvolta come Historiae , è il titolo, derivato dai codici , con cui l'autore, lo storico latino Tito Livio, indica l'estensione e l'argomento della sua opera: la storia narrata a partire dalla fondazione di Roma.


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„Le decisioni sono le situazioni ad imporle agli uomini piuttosto che gli uomini alle situazioni.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

Lucio Emilio Paolo: XXII, 38; 1997
Consilia magis res dent hominibus quam homines rebus.
Ab urbe condita, Libro XXI – Libro XXX

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„Roma, città fortunata, invincibile e eterna.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

V, 7; 2010
[B]eatam urbem Romanam et invictam et aeternam illa concordia dicere.
Ab urbe condita, Proemio – Libro X

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„Si riconosce dai fatti e non dalle chiacchiere chi è davvero un amico.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

Tito Quinzio Flaminino: XXXIV, 49; 1997
<Ex> factis, non ex dictis amicos pensent.
Ab urbe condita, Libro XXXI – Libro XL

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„Perché ci sia colpa, deve volerlo la mente, non il corpo.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

I, 58; 1997
[M]entem peccare, non corpus.
Ab urbe condita, Proemio – Libro X

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„Possiede maggior determinazione colui che porta il suo attacco di chi lo subisce.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

Scipione l'Africano: XXVIII, 44; 1997
Plus animi est inferenti periculum quam propulsanti.
Ab urbe condita, Libro XXI – Libro XXX

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„Il nome della libertà riconquistata è dolce a sentirsi.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

XXIV, 21; 2006
Deinde libertatis restitutae dulce auditu nomen.
Ab urbe condita, Libro XXI – Libro XXX

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„Ogni errore umano merita venia.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

VIII, 35; 2006
Venia dignus est error humanus.
Ab urbe condita, Proemio – Libro X

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„I Galli valgono più degli uomini all'inizio della loro battaglia, alla fine valgono meno delle donne.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

X, 28; 2006
Gallos […], primaque eorum proelia plus quam virorum, postrema minus quam feminarum esse.
Ab urbe condita, Proemio – Libro X

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„Le grandi ambizioni rendono grandi gli animi.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

IV, 35; 1997
Magnos animos magnis honoribus fieri.
Ab urbe condita, Proemio – Libro X

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„Nessuna lealtà è dovuta ad un traditore.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

I, 11; 1997
Proditori nihil usquam fidum.
Ab urbe condita, Proemio – Libro X

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„Le lotte fra le fazioni furono sempre e saranno per i popoli di maggior danno, che non le guerre esterne, che non la fame, le epidemie.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

IV, 9; 2006
Certamine factionum fuerunt eruntque pluribus populis magis exitio, quam bella externa, quam fames morbive.
Ab urbe condita, Proemio – Libro X

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„L'inganno viene alla luce da solo nonostante tutte le cautele adottate agli inizi.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

XLIV, 15; 1997
Ipsam se fraudem, etiamsi initio cautior fuerit.
Ab urbe condita, Libro XLI – Libro CXL

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„Contro individui concordi, anche la potenza dei re s'infrange: ma la discordia e la sedizione offrono infiniti vantaggi agli avversari.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

Tito Quinzio Flaminino: XXXIV, 49; 2006
Adversus consentientes nec regem quemquam satis validum nec tyrannum fore: discordiam et seditionem omnia opportuna insidiantibus faciunt.
Ab urbe condita, Libro XXXI – Libro XL

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„Le amicizie devono essere immortali, e mortali le inimicizie.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

Quinto Cecilio Metello: XL, 46; 1997
Vulgatum illud, quia verum erat, in proverbium venit, amicitias immortales, <mortales> inimicitias debere esse.
Ab urbe condita, Libro XXXI – Libro XL

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„Un soldato deve confidare sulla sua spada e sul suo coraggio, non perdere tempo ad adornarsi di oro e argento. […] Un soldato deve adornarsi del suo valore.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

Lucio Papirio Cursore: IX, 40; 1997
[H]orridum militem esse debere, non caelatum auro et argento sed ferro et animis fretum. […] Virtutem esse militis decus.
Ab urbe condita, Proemio – Libro X

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„I funerali dei grandi uomini erano resi splendidi, non dalle spese sostenute, ma dalla esibizione delle immagini degli antenati.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

sommario del libro XLVIII; 1997
[I]maginum specie, non sumptibus nobilitari magnorum virorum funera solere.
Ab urbe condita, Libro XLI – Libro CXL
Origine: Il redattore della periocha ci riferisce che Livio ci informa sulle abitudini della Roma Repubblicana.

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„È raro che agli uomini vengano concessi, nello stesso momento, successo e lungimiranza.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

XXX, 42; 1997
[R]aro simul hominibus bonam fortunam bonamque mentem dari.
Ab urbe condita, Libro XXI – Libro XXX

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„Sono i cuori di chi ha ricevuto un beneficio, il forziere più prezioso.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

XLV, 42; 1997
Beneficia gratuita esse populi Romani; pretium eorum malle relinquere in accipientium animis quam praesens exigere.
Ab urbe condita, Libro XLI – Libro CXL
Origine: Nel contesto la frase è seguita da "la restituzione avverrà in termini di stima e gratitudine" che fa comprendere meglio il senso dell'espressione. Letteralmente in latino la frase significa: "I benefici, il popolo romano li elargiva senza contropartita e preferiva riporre il prezzo del riscatto nell'animo dei beneficiati piuttosto che convertirlo in denaro contante."
Origine: L'espressione è usata in risposta al re Coti che per ingraziarsi il Senato romano gli promette donativi. Ma il Senato, ancora per la maggior parte onesto, risponde in questo modo per far capire anche ad altri regnanti che l'alleanza con Roma non si può comprare, ma che si acquista aiutandola nei momenti difficili; di conseguenza il favore di Roma si ottiene con i fatti.

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„Il fraudolento sa guadagnarsi per tempo la fiducia nelle piccole cose, per tradire poi con grande profitto.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

Quinto Fabio Massimo: XXVIII, 42; 1997
Fraus fidem in parvis sibi praestruit ut, cum operae pretium sit.
Ab urbe condita, Libro XXI – Libro XXX

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„Con l'abitudine, il lavoro appare più leggero.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

XXXV, 35; 2006
Consuetudine levior est labor.
Ab urbe condita, Libro XXXI – Libro XL

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