Frasi da libro
Fabulae

Le Fabulae di Fedro sono un'opera in latino suddivisa in cinque libri, scritta all'inizio del I secolo d.C..


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„L'avaro non dà volentieri nemmeno quello che gli avanza.“

—  Fedro, libro Fabulae

1. La scimmia e la volpe
Favole, Appendice perottina

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„Dell'amico è comune il nome, ma rara la fedeltà.“

—  Fedro, libro Fabulae

IX. Socrates ad Amicos
Favole, Libro III
Originale: (la) Vulgare amici nomen sed rara est fides.

Citát „Non badare a sé e dare consigli agli altri è da sciocchi.“
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„Non badare a sé e dare consigli agli altri è da sciocchi.“

—  Fedro, libro Fabulae

IX. Passer ad Leporem Consiliator
Favole, Libro I
Originale: (la) Sibi non cavere et aliis consilium dare stultum esse […].

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„Gli avidi sono ricchi e poveri i modesti.“

—  Fedro, libro Fabulae

1. Il giovenco, il leone e il predatore
Favole, Libro II

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„Non pretendere quello che non ti è stato dato, perché la speranza delusa non si trasformi in lamentela.“

—  Fedro, libro Fabulae

XVIII. Pauo ad Iunonem de uoce sua
Favole, Libro III
Originale: (la) Noli adfectare quod tibi non est datum, delusa ne spes ad querelam reccidat.

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„La temerità per pochi risulta un vantaggio, per molti un male.“

—  Fedro, libro Fabulae

4. L'orzo dell'asino e del porcello
Favole, Libro V

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„Chi non ha possibilità e vuole imitare il potente, finisce male.“

—  Fedro, libro Fabulae

XXIV. Rana Rupta et Bos
Favole, Libro I
Originale: (la) Inops, potentem dum vult imitari, perit.

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„Chi perde il prestigio di un tempo, nella sua caduta rovinosa è schernito anche dai vili.“

—  Fedro, libro Fabulae

21. Il vecchio leone, il cinghiale, il toro e l'asino
Favole, Libro I

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„C'è a Roma una genia di faccendoni, sempre in giro di corsa, piena di fretta, indaffarata senza vere occupazioni, affannata senza pro, fa mille cose e non ne fa nessuna, dannosa a se stessa e insopportabile agli altri.“

—  Fedro, libro Fabulae

V. Tib. Caesar ad Atriensem
Favole, Libro II
Originale: (la) Est ardalionum quaedam Romae natio, trepide concursans, occupata in otio, gratis anhelans, multa agendo nil agens, sibi molesta et aliis odiosissima.

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„Si può deridere a ragione chi non vale nulla e pronuncia vane minacce.“

—  Fedro, libro Fabulae

VI. Musca et Mula
Favole, Libro III
Originale: (la) […] derideri […] merito potest qui sine virtute vanas exercet minas.

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„È gravoso ogni peso per chi non è abituato.“

—  Fedro, libro Fabulae

2. Le rane chiesero un re
Favole, Libro I

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„Perde il proprio, e se lo merita, chi cerca di prendere l'altrui.“

—  Fedro, libro Fabulae

IV. Canis per Fluvium Carnem Ferens
Favole, Libro I
Originale: (la) Amittit merito proprium qui alienum adpetit.

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„Gli umili ci rimettono quando i potenti si scontrano.“

—  Fedro, libro Fabulae

30. Le rane che temono i combattimenti dei tori
Favole, Libro I

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„Chi si è fatto conoscere una volta per un inganno vergognoso, anche se dice la verità, perde il credito.“

—  Fedro, libro Fabulae

X. Lupus et Vulpis Iudice Simio
Favole, Libro I
Originale: (la) Quicumque turpi fraude semel innotuit, etiam si verum dicit, amittit fidem.

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„La povertà mette l'uomo al sicuro; le grandi ricchezze sono esposte ai pericoli.“

—  Fedro, libro Fabulae

VII. Muli Duo et Latrones
Favole, Libro II
Originale: (la) Tuta est hominum tenuitas, magnae periclo sunt opes obnoxiae.

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„Chi non si adatta a vivere rispettando gli altri, per lo più paga il fio della propria arroganza.“

—  Fedro, libro Fabulae

XVI. Cicada et Noctua
Favole, Libro III
Originale: (la) Humanitati qui se non accommodat plerumque poenas oppetit superbiae.

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„Di solito l'offeso ripaga con la stessa moneta.“

—  Fedro, libro Fabulae

II. Panthera et Pastores
Favole, Libro III
Originale: (la) Solet a despectis par referri gratia.

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„La schiavitù, sempre soggetta al potere, poiché non osava dire quello che voleva, trasferì i propri sentimenti in favolette, e inventando storielle scherzose, evitò di essere falsamente incriminata.“

—  Fedro, libro Fabulae

Prologus
Favole, Libro III
Originale: (la) Seruitus obnoxia, quia quae uolebat non audebat dicere, affectus proprios in fabellas transtulit, calumniamque fictis elusit iocis.

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