Frasi di Publio Ovidio Nasone

Publio Ovidio Nasone foto

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Publio Ovidio Nasone

Data di nascita: 20. Marzo 43 a.C.
Data di morte: 17 d.C.
Altri nomi: Ovidius, Publius Naso Ovidius

Publio Ovidio Nasone, più semplicemente Ovidio , fu un celebre poeta romano tra i maggiori elegiaci.


„Finché sarai felice, conterai molti amici; ma se il tempo si rannuvolerà, resterai solo.“ lib. I, el. IX, v. 5-6

„Consuma il tempo secondo il capriccio della tua donna!“


„Un tempo era grande il rispetto per una testa ricoperta di capelli bianchi.“ libro Fasti

„Scorre nascostamente e sparisce il fuggevole tempo.“ I, 8, 49

„Grande era un tempo la riverenza per una testa canuta.“ V, 57

„Col tempo anche il giovenco più scontroso
viene all'aratro ed il cavallo impara
a poco a poco a tollerare il morso.
Un anello di ferro si consuma
con l'uso assiduo il vomero ricurvo
si logora nel fendere la terra.
Nulla è più duro d'una rupe, nulla
è più molle dell'onda; e tuttavia
morbida l'onda scava anche la rupe.“
1958, p. 38

„Ebbrezza vera può ben darti danno,
giovarti finta: fa' che la tua lingua
balbetti incerta e subdola ad un tempo,
onde ciò che tu fai, ciò che tu dici
di troppo audace e spinto, sia creduto
frutto di troppo vino.“
1958, p. 44

„O Tempo divoratore, e tu, invidiosa Vecchiaia, voi tutto distruggete e a poco a poco consumate ogni cosa facendola morire, rosa dai denti dell'età, di morte lenta.“ Pitagora; XV, 234; 1994, p. 615

„L'intento di Ščeglov è spiegare l'impressione comune, contraddittoria, che il mondo ovidiano lascia nel lettore: grande varietà e ricchezza, ma insieme grande unità, e parentela fra tutte le cose. Cercando di individuare i fattori che suscitano questa duplice impressione, Ščeglov – eccellente filologo – considera la strana insistenza con cui nel poema vengono usati epiteti che a prima vista possono apparire superflui o ornamentali (lungo serpente, umide paludi ecc.), e nota come questi abbinamenti abbiano invece la precisa funzione di isolare proprietà oggettive, di fissare tratti distintivi mediante concetti geometrici e fisici; e passando alla tecnica delle descrizioni ovidiane, in prima linea quelle delle trasformazioni, ci mostra come la riduzione di ogni fenomeno a un ristretto numero di elementi fondamentali (le proprietà, i tratti distintivi) abbia tutta una catena di effetti: da un lato Ovidio caratterizza non singole cose, ma classi di cose; dall'altro, dato che i concetti geometrici e fisici sono applicabili alle cose piú disparate, tutto diventa commensurabile e quindi riducibile ad altro: e qui appunto è riposto il segreto della facilità con cui le trasformazioni avvengono nel poema e sono da noi accettate, e il mondo per le infinite combinazioni possibili si allarga, e al tempo stesso, però, riportato a un livello unico, ci si presenta come un sistema.“ Piero Bernardini Marzolla

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