Frasi di Ferdinando Galiani

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Ferdinando Galiani

Data di nascita: 2. Dicembre 1728
Data di morte: 30. Ottobre 1787

Ferdinando Galiani, detto l'abate Galiani , è stato un economista italiano.


„Molte volte le calamità distruggono le nazioni senza risorgimento, ma talvol­ta sono principio di risorgimento e di riordinamento di esse. Tutto dipende da come si ristorano.“ citato da Gian Antonio Stella sul Corriere della sera, 8 aprile 2009

„La peggior moneta con cui si possa pagare gli amici sono i consigli; l'unica moneta buona sono i soccorsi.“


„Tutti i metodi gradevoli per insegnare ai bambini le scienze sono falsi e assurdi, perché non è questione di imparare la geografia o la geometria, ma di abituarsi al lavoro, perciò alla noia.“

„Iddio fa che gli uomini che esercitano mestieri di prima utilità nascano abbondantemente.“

„Vi è, infatti, un magnetismo, o piuttosto un potere dell'amore, che viene comunicato dal semplice tocco della punta delle dita.“

„Sapete che cos'è il coraggio? [... ] È l'effetto di una grandissima paura. [... ] Paradosso finché vi piacerà, ma non perciò meno vero. È perché si ha una grandissima paura di morire che ci si lascia tagliare coraggiosamente una gamba.“ da Dialogo sulle donne e altri scritti

„Le disgrazie sono la salsa di questa pessima pietanza che è la vita: ne siamo circondati attorno attorno.“ dalle Lettere

„Le teorie generali e il nulla sono, presso a poco, la stessa cosa.“ da Sentenze e motti di spirito, a cura di Marco Catucci, Salerno, 1991


„La buona filosofia comincia col dubitare e non finisce mai con l'ostinarsi.“ da Dialoghi sul commercio dei grani

„Nel fare una profonda riverenza a qualcuno, si volta sempre le spalle a qualche altro.“ dalle Lettere

„Tutta l'educazione si riduce a questi due insegnamenti: imparare a sopportare l'ingiustizia e imparare a soffrir la noia.“ dalle Lettere

„Solo pare che, in tanto progresso, resti indietro e resti irreparabilmente negletto ed incapace più di ristoro e di fortuna il nostro volgar dialetto napoletano: quello stesso dialetto pugliese che, primogenito tra gl'italiani, nato ad esser quello della maggior corte d'Italia, destinato ad esser l'organo de' pensieri de' più vivaci ingegni, sarebbe certamente ora la lingua generale d'Italia se quella felice Campania e quell'Apulia che lo produssero e l'allevarono si fossero sostenute quali prime, e non qual infime e le più derelitte delle provincie italiane.“ pp. 7-8


„Tanto si sono incarnate le idee colle voci, che pare ormai, che parlar Napoletano, e buffoneggiare sia una stessa cosa. Alle menti filosofiche è manifesto, che sì fatta connessione d'idee non è figlia della natura, ma della sola abitudine; e quando anche non fosse così, e fossevi nel suono del dialetto Napoletano qualche occulto difetto, che ne togliesse la dignità e la gravità, quell'aureo detto di Orazio ridentem dicere verum quid vetat basterebbe a convincere, che anche in un dialetto scherzoso si possan pronunziare le più serie, e le più importanti verità.“ p. 8-9

„[Sul valore poetico del poema L'Agnano zeffonato di Andrea Perrucci] Molto diversamente dobbiam parlare del poemetto L'Agnano Zeffonnato, del quale Andrea Perruccio, e Fardella Siciliano vivente tra noi ci arricchì, e che quantunque non sia un perfetto lavoro, è però pieno di molti pregi, e di non volgari poetiche bellezze.“ p. 137

„[Sul poema La Malattia d'Apollo, pubblicato in coda all'Agnano zeffonato] La Malatia d'Apollo Idillio dello stesso. Va impresso dietro al poema dell'Agnano Zeffonnato. È un ingegnoso Idillio, in cui si finge Apollo divenuto ernioso per effetto de' rancori, che gli cagionano non meno i cattivi poeti, che la cattiva sorte loro.“ p. 163-164

„Per distrarmi, allevo due gatti, e studio i loro costumi: sappiate che è una scienza e uno studio del tutto nuovo. Sono secoli che si allevano gatti, e tuttavia non trovo nessuno che li abbia ben studiati. Ho il maschio e la femmina; ho loro impedito ogni comunicazione con i gatti di fuori e ho voluto seguire il loro comportamento con attenzione; credereste una cosa? Nei mesi dei loro amori, non hanno mai miagolato; il miagolio non è dunque il linguaggio d'amore dei gatti, non è che il richiamo degli assenti. Altra scoperta sicura: il linguaggio del maschio è completamente differente da quello della femmina, come doveva essere. Negli uccelli, questa differenza è più marcata; il canto del maschio è completamente differente da quello della femmina; ma nei quadrupedi, non so di nessuno che si sia accorto di questa differenza: inoltre sono sicuro che ci sono più di venti inflessioni differenti nel linguaggio dei gatti, e il loro linguaggio è veramente una lingua; perché impiegano sempre lo stesso suono per esprimere la stessa cosa.“ da Sentenze e motti di spirito, pp. 75-76

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