Frasi di Jeremy Bentham

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Jeremy Bentham

Data di nascita: 15. Febbraio 1748
Data di morte: 6. Giugno 1832

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Jeremy Bentham è stato un filosofo e giurista inglese.

Fu un politico radicale e un teorico influente nella filosofia del diritto anglo-americana. È conosciuto come uno dei primi proponenti dell'utilitarismo e dei diritti degli animali, e influenzò lo sviluppo del liberalismo.

Bentham fu uno dei più importanti utilitaristi, in parte tramite le sue opere, ma in particolare tramite i suoi studenti sparsi per il mondo. Tra questi figurano il suo segretario e collaboratore James Mill e suo figlio John Stuart Mill, oltre a vari politici .

Argomentò a favore della libertà personale ed economica, la separazione di stato e chiesa, la libertà di parola, la parità di diritti per le donne, i diritti degli animali, la fine della schiavitù, l'abolizione di punizioni fisiche, il diritto al divorzio, il libero commercio, la difesa dell'usura, e la depenalizzazione della sodomia. Fu a favore delle tasse di successione, restrizioni sul monopolio, pensioni e assicurazioni sulla salute. Ideò e promosse un nuovo tipo di prigione, che Bentham chiamò Panopticon.

Morendo nel 1832 non lasciò solo il retaggio della sua dottrina morale e politica, ma anche quello di un'istituzione nuova in Inghilterra, l'Università di Londra, distinta dalle tradizionali università inglesi di Oxford e Cambridge per il suo carattere rigorosamente laico e subito tacciata dagli avversari come «l'Università senza Dio».

Frasi Jeremy Bentham

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„C'è stato un giorno, e mi rattrista dire che in molti posti non è ancora passato, in cui la maggior parte del genere umano, grazie all'istituzione della schiavitù è stata trattata dalla legge esattamente nello stesso modo in cui, per esempio in Inghilterra, sono trattate ancora le razze inferiori di animali. Forse verrà il giorno in cui tutte le altre creature animali si vedranno riconosciuti quei diritti che nessuno, che non sia un tiranno, avrebbe dovuto negar loro. I Francesi hanno già scoperto che il colore nero della pelle non è una buona ragione perché un uomo debba essere abbandonato, per motivi diversi da un atto di giustizia, al capriccio di un torturatore. Forse un giorno si giungerà a riconoscere che il numero delle zampe, la villosità della pelle o la terminazione dell'osso sacro sono ragioni altrettanto insufficienti per abbandonare a quello stesso destino un essere senziente. In base a che cos'altro si dovrebbe tracciare la linea insuperabile? In base alla ragione? O alla capacità di parlare? Ma un cavallo o un cane che abbiano raggiunto l'età matura sono senza confronto animali più razionali e più aperti alla conversazione di un bambino di un giorno, di una settimana o di un mese. Supponiamo che così non fosse; che cosa conterebbe? La domanda da porsi non è se sanno ragionare, né se sanno parlare, bensì se possono soffrire.“

— Jeremy Bentham
da Principles of Morals and Legislation, cap. 17, sez. 1, nota; citato in Ditadi 1994, p. 764

„Essere incessantemente sotto gli occhi dell'ispettore significa perdere di fatto la capacità di fare del male, se non addirittura il desiderio di farlo.“

— Jeremy Bentham
citato in E. Halèvy, The Growth of philosopbical radicalism, Faber and Faber, London, 1972, p. 83; ripreso in J. S. Mill, Saggio sulla libertà, traduzione di Stefano Magistretti, Il Saggiatore, Milano, 1981, p. 12

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„Nature has placed mankind under the governance of two sovereign masters, pain and pleasure. It is for them alone to point out what we ought to do, as well as to determine what we shall do.“

— Jeremy Bentham
Context: Nature has placed mankind under the governance of two sovereign masters, pain and pleasure. It is for them alone to point out what we ought to do, as well as to determine what we shall do. On the one hand the standard of right and wrong, on the other the chain of causes and effects, are fastened to their throne. They govern us in all we do, in all we say, in all we think: every effort we can make to throw off our subjection, will serve but to demonstrate and confirm it. In words a man may pretend to abjure their empire: but in reality he will remain subject to it all the while. The principle of utility recognizes this subjection, and assumes it for the foundation of that system, the object of which is to rear the fabric of felicity by the hands of reason and of law. Systems which attempt to question it, deal in sounds instead of sense, in caprice instead of reason, in darkness instead of light. Ch. 1 : Of the Principle of Utility

„Every law is an evil, for every law is an infraction of liberty: And I repeat that government has but a choice of evils“

— Jeremy Bentham
Context: It is with government, as with medicine. They have both but a choice of evils. Every law is an evil, for every law is an infraction of liberty: And I repeat that government has but a choice of evils: In making this choice, what ought to be the object of the legislator? He ought to assure himself of two things; 1st, that in every case, the incidents which he tries to prevent are really evils; and 2ndly, that if evils, they are greater than those which he employs to prevent them. There are then two things to be regarded; the evil of the offence and the evil of the law; the evil of the malady and the evil of the remedy. An evil comes rarely alone. A lot of evil cannot well fall upon an individual without spreading itself about him, as about a common centre. In the course of its progress we see it take different shapes: we see evil of one kind issue from evil of another kind; evil proceed from good and good from evil. All these changes, it is important to know and to distinguish; in this, in fact, consists the essence of legislation. Principles of Legislation (1830), Ch. X : Analysis of Political Good and Evil; How they are spread in society

„Judges of elegance and taste consider themselves as benefactors to the human race, whilst they are really only the interrupters of their pleasure“

— Jeremy Bentham
Context: Judges of elegance and taste consider themselves as benefactors to the human race, whilst they are really only the interrupters of their pleasure … There is no taste which deserves the epithet good, unless it be the taste for such employments which, to the pleasure actually produced by them, conjoin some contingent or future utility: there is no taste which deserves to be characterized as bad, unless it be a taste for some occupation which has mischievous tendency. Théorie des peines et des récompenses (1811); translation by Richard Smith, The Rationale of Reward, J. & H. L. Hunt, London, 1825, Bk. 3, Ch. 1

„That which has no existence cannot be destroyed — that which cannot be destroyed cannot require anything to preserve it from destruction. Natural rights is simple nonsense: natural and imprescriptible rights, rhetorical nonsense — nonsense upon stilts.“

— Jeremy Bentham
Context: That which has no existence cannot be destroyed — that which cannot be destroyed cannot require anything to preserve it from destruction. Natural rights is simple nonsense: natural and imprescriptible rights, rhetorical nonsense — nonsense upon stilts. But this rhetorical nonsense ends in the old strain of mischievous nonsense for immediately a list of these pretended natural rights is given, and those are so expressed as to present to view legal rights. And of these rights, whatever they are, there is not, it seems, any one of which any government can, upon any occasion whatever, abrogate the smallest particle. A Critical Examination of the Declaration of Rights

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