“Il cuore e non il corpo rende l'unione eterna!”
Perenne coniugium animus, non corpus facit.
Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano
La volontà e non il corpo rende duraturo il matrimonio.
Sententiae
Esplora citazioni e frasi inglesi ben noti e utili. Frasi in inglese con traduzioni.
“Il cuore e non il corpo rende l'unione eterna!”
Perenne coniugium animus, non corpus facit.
Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano
La volontà e non il corpo rende duraturo il matrimonio.
Sententiae
“Un animo onesto quando viene offeso si irrita più del normale!”
Bonus animus laesus gravius multo irascitur.
Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano
Sententiae
“Ti scongiuro, non guastare ciò.”
Noli, obsecro, istum disturbare.
Archimede (-287–-212 a.C.) matematico, ingegnere, fisico e inventore greco antico
“In ogni avversità della fortuna l'esser stato felice è il genere più doloroso di sfortuna.”
[... ] in omni aduersitate fortunae infelicissimum est genus infortunii fuisse felicem.
Severino Boezio (480) filosofo romano
II, 4; 1996, p. 74
“Quando la vita è una continua paura la cosa migliore è morire!”
Ubi omnis vita metus est, mors est optima.
Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano
Se si deve vivere in continuo pericolo per la propria vita, meglio la morte.
Sententiae
“Quando ami non ragioni e quando ragioni non ami!”
Cum ames non sapias, aut cum sapias non ames.
Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano
Sententiae
“La morte è un bene per l'uomo perché pone fine ai mali della vita!”
Bona mors est homini, vitae quae extinguit mala.
Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano
Sententiae
“Un animo onesto non si adegua a chi sbaglia!”
Bonus animus numquam erranti obsequium adcommodat.
Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano
Sententiae
“Trascendere le limitazioni umane e padroneggiare l'universo.”
Transire suum pectus mundoque potiri.
Archimede (-287–-212 a.C.) matematico, ingegnere, fisico e inventore greco antico
Incisa sulle medaglie Fields
“Volere e non volere le stesse cose, questa è la vera amicizia.”
Nam idem velle atque idem nolle, ea demum firma amicitia est.
Gaio Sallustio Crispo (-86–-34 a.C.) storico romano in lingua latina e senatore della repubblica romana
cap. XX, par. 4
La congiura di Catilina
“Chi si è fatto conoscere una volta per un inganno vergognoso, anche se dice la verità, perde il credito.”
Quicumque turpi fraude semel innotuit, etiam si verum dicit, amittit fidem.
X. Lupus et Vulpis Iudice Simio
Favole, Libro I
“Molto spesso, col cambiare del governo, per i poveri cambia solo il nome del padrone.”
In principatu commutando civium nil praeter domini nomen mutant pauperes.
Fedro (-20) scrittore romano, autore di favole
15. L'asino e il vecchio pastore
“Chi non ha possibilità e vuole imitare il potente, finisce male.”
Inops, potentem dum vult imitari, perit.
XXIV. Rana Rupta et Bos
Favole, Libro I
“C'è a Roma una genia di faccendoni, sempre in giro di corsa, piena di fretta, indaffarata senza vere occupazioni, affannata senza pro, fa mille cose e non ne fa nessuna, dannosa a se stessa e insopportabile agli altri.”
Est ardalionum quaedam Romae natio, trepide concursans, occupata in otio, gratis anhelans, multa agendo nil agens, sibi molesta et aliis odiosissima.
V. Tib. Caesar ad Atriensem
Favole, Libro II
“La povertà mette l'uomo al sicuro; le grandi ricchezze sono esposte ai pericoli.”
Tuta est hominum tenuitas, magnae periclo sunt opes obnoxiae.
VII. Muli Duo et Latrones
Favole, Libro II
“La schiavitù, sempre soggetta al potere, poiché non osava dire quello che voleva, trasferì i propri sentimenti in favolette, e inventando storielle scherzose, evitò di essere falsamente incriminata.”
Seruitus obnoxia, quia quae uolebat non audebat dicere, affectus proprios in fabellas transtulit, calumniamque fictis elusit iocis.
Prologus
Favole, Libro III
“Di solito l'offeso ripaga con la stessa moneta.”
Solet a despectis par referri gratia.
II. Panthera et Pastores
Favole, Libro III
“Si può deridere a ragione chi non vale nulla e pronuncia vane minacce.”
[…] derideri […] merito potest qui sine virtute vanas exercet minas.
VI. Musca et Mula
Favole, Libro III
“Così, di tanto in tanto, devi lasciare svagare la mente, perché torni a te più pronta quando occorre pensare.”
Sic lusus animo debent aliquando dari, ad cogitandum melior ut redeat tibi.
XIV. De Lusu et Seueritate
Favole, Libro III
“Chi non si adatta a vivere rispettando gli altri, per lo più paga il fio della propria arroganza.”
Humanitati qui se non accommodat plerumque poenas oppetit superbiae.
XVI. Cicada et Noctua
Favole, Libro III
“Non pretendere quello che non ti è stato dato, perché la speranza delusa non si trasformi in lamentela.”
Noli adfectare quod tibi non est datum, delusa ne spes ad querelam reccidat.
XVIII. Pauo ad Iunonem de uoce sua
Favole, Libro III
“Il monte Etna così chiamato per lo zolfo e il fuoco, da cui (si va) anche al Gehenna.”
Mons Aetnae, ex igne et sulphure dictus, unde et Gehenna.
Isidoro di Siviglia (560–636) teologo, scrittore e arcivescovo cattolico spagnolo
“Per cibare l'affamato inverno madre natura | stipa nei suoi magazzini molti alimenti. | La formichetta trascina carichi di messi ai granai | e l'apina sistema il miele nelle casette incerate.”
Ut cibet invernum mater natura famatum | multa magazenis stipat edenda suis. | Formichetta trahit segentum ad granaria somas, | mellaque caeratis condit apetta casis.
Teofilo Folengo (1491–1544) poeta italiano
“Il nostro poeta [Dante] giustamente fa l'elogio di Giotto a causa della sua città, del suo talento, della loro amicizia […] Giotto è sempre il primo, anche se talvolta furono riscontrati gravi errori nelle sue opere, come ho sentito dire da grandi esperti.”
Et hic nota, lector quod poeta noster merito fecit commendationem Giotti, ratione civitatis, ratione virtutis, ratione familiaritatis [... ] Giottus adhuc tenet campum, quia nondum venit alius eo subtilior, cum tamen fecerit aliquando magnos errores in picturis suis, ut audivi a magnis ingeniis...
Benvenuto da Imola letterato italiano
da Commentarium super Dantis Alighierii Comediam, Ed J.P. Lacaïta, Firenze, 1887, III, pp. 310, 312, 313
“Nati sul pelio giogo eran quei pini, | che primi (se di fede il grido è degno) | del Fasi ai flutti ed agli eètei fini | il nettunio varcâr liquido regno, | Quando, l'aureo a rapir vello a' Colchini | il fior de' prodi argivi, in agil legno, | osò, lungi scorrendo i gorghi amari, | sferzar con lignei remi i glauchi mari.”
Peliaco quondam prognatae uertice pinus | dicuntur liquidas Neptuni nasse per undas | phasidos ad fluctus et fines Aeeteos, | cum lecti iuuenes, Argiuae robora pubis, | auratam optantes Colchis auertere pellem | ausi sunt uada salsa cita decurrere puppi, | caerula uerrentes abiegnis aequora palmis.
Gaio Valerio Catullo (-84–-54 a.C.) poeta romano
LXIV, Nozze di Peleo e Teti, v. 1-8
Carmi
Variante: *Nati sul pelio giogo eran quei pini, | che primi (se di fede il grido è degno) | del Fasi ai flutti ed agli eètei fini | il nettunio varcâr liquido regno, | Quando, l'aureo a rapir vello a' Colchini | il fior de' prodi argivi, in agil legno, | osò, lungi scorrendo i gorghi amari, | sferzar con lignei remi i glauchi mari.
“Quanto suol dirsi a un grullo maldicente, | dir si può contro a te, Vezio fetente: | con una lingua tal puoi dei villani | ripulire le scarpe e i deretani. | O Vezio, vuoi finirmi in un momento? | Apri la bocca, ed otterrai l'intento.”
In te, si in quemquam, dici pote, putide Victi, | id quod uerbosis dicitur et fatuis: | ista cum lingua, si usus veniat tibi, possis | culos et crepidas lingere carpatinas. | Si nos omnino uis omnes perdere, Victi, | Hiscas: omnino quod cupis efficies.
Gaio Valerio Catullo (-84–-54 a.C.) poeta romano
XCVIII
Quando fu detto mai di parolai e stronzi | si può dire di te, vezzoso Vezzio, | che questa lingua tua se ti conviene | lecca culi e scarpacce rusticane. | Se tu ci vuoi distruggere in un colpo | schiudi la bocca, Vezzio, è irresistibile. (2007)
Variante: *Quanto suol dirsi a un grullo maldicente, | dir si può contro a te, Vezio fetente: | con una lingua tal puoi dei villani | ripulire le scarpe e i deretani. | O Vezio, vuoi finirmi in un momento? | Apri la bocca, ed otterrai l'intento.
Origine: Carmi, XCVIII
“*Baciami, baciami, vuo' che mi baci; | a cento scocchino, a mille piovano | qui su quest'avida bocca i tuoi baci. | E poi che il numero sfugge a noi stessi.”
Da mi basia mille, deinde centum, | dein mille altera, dein secunda centum, | deinde usque altera mille, deinde centum, | dein, cum milia multa fecerimus, |conturbabimus illa, ne sciamus, | aut ne quis malus inuidere possit, | cum tantum sciat esse basiorum.
Gaio Valerio Catullo (-84–-54 a.C.) poeta romano
V, vv. 7-10
Carmi
Variante: Baciami, baciami, vuo' che mi baci; | a cento scocchino, a mille piovano | qui su quest'avida bocca i tuoi baci. | E poi che il numero sfugge a noi stessi.
“Se ad uom che molto agogna e nulla spera | giunge gradito un improvviso bene, | più grato a me d'ogni ricchezza vera | il tuo ritorno, amata Lesbia, viene. | Io senza speme viveva in desio, | e tu ritorni, o Lesbia, all'amor mio; | al cupido mio cor tu fai ritorno; | oh più d'ogn'altro fortunato giorno!”
Si quicquam cupido optantique obtigit umquam | insperanti, hoc est gratum animo proprie. | Quare hoc est gratum nobis quoque, carius auro | quod te restituis, Lesbia, mi cupido. | Restituis cupido atque insperanti, ipsa refers te | nobis. O lucem candidiore nota!
Gaio Valerio Catullo (-84–-54 a.C.) poeta romano
CVII, vv. 1-8
CVII, vv. 1-7
Il sogno, il desiderio, contro ogni speranza appagato, | è la gioia dell'anima più vera. | Così anche a me tu dai una gioia più cara dell'oro, | tornando, Lesbia, quando più ti bramavo, | e ti bramavo senza sperare, e tu vieni da te, | per me. Giorno di privilegio questo. (2007)
Carmi
Variante: *Se ad uom che molto agogna e nulla spera | giunge gradito un improvviso bene, | più grato a me d'ogni ricchezza vera | il tuo ritorno, amata Lesbia, viene. | Io senza speme viveva in desio, | e tu ritorni, o Lesbia, all'amor mio; | al cupido mio cor tu fai ritorno; | oh più d'ogn'altro fortunato giorno!
“*Io vo' che al tenero poeta, al mio | Cecilio, o lettera, tu dica, ch'io | bramo ch'ei lascisi dietro le spalle | Como e del Lario l'amena valle, e che, i propositi d'una persona | amica a intendere, venga a Verona. | Chè se l'antifona capisce, allora | sono certissimo, la via divora.”
Poetae tenero, meo sodali | velim Caecilio, papyre, dicas | Veronam veniat, Novi relinquens | Comi moenia Lariumque litus. | Nam quasdam volo cogitationes | amici accipiat sui meique.
Gaio Valerio Catullo (-84–-54 a.C.) poeta romano
XXXV, vv. 1-7
Carmi
Variante: Io vo' che al tenero poeta, al mio | Cecilio, o lettera, tu dica, ch'io | bramo ch'ei lascisi dietro le spalle | Como e del Lario l'amena valle, e che, i propositi d'una persona | amica a intendere, venga a Verona. | Chè se l'antifona capisce, allora | sono certissimo, la via divora.
“*Gellio udì, che lo zio solea far chiasso, | s'ei dicesse o facesse un che di grasso. | A schivar questo, ei dello zio si prese | la moglie, e così Arpocrate lo rese. | L'intento ottenne; ed or convien che taccia | lo zio, quand'anche in bocca ei gliela faccia.”
Gellius audierat patruum obiurgare solere, | si quis delicias diceret aut faceret. | Hoc ne ipsi accideret, patrui perdepsuit ipsam | uxorem et patruum reddidit Harpocratem. | Quod voluit fecit: nam, quamvis irrumet ipsum | nunc patruum, verbum non faciet patruus.
Gaio Valerio Catullo (-84–-54 a.C.) poeta romano
LXXIV
Carmi
Variante: Gellio udì, che lo zio solea far chiasso, | s'ei dicesse o facesse un che di grasso. | A schivar questo, ei dello zio si prese | la moglie, e così Arpocrate lo rese. | L'intento ottenne; ed or convien che taccia | lo zio, quand'anche in bocca ei gliela faccia.
“*Odio e amo. Come posso farlo, forse mi chiedi. | Non so, ma sento che accade, ed è la mia croce.”
Odi et amo. quare id faciam, fortasse requiris?
nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Gaio Valerio Catullo (-84–-54 a.C.) poeta romano
1992, p. 161
Carmi
Variante: *Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia. | Non so ma sento che questo mi accade: qui è la mia croce.
“O Sirmione — o vago occhio di quante | isole e terre.”
Paene insularum, Sirmio, insularumque Ocelle.
Gaio Valerio Catullo (-84–-54 a.C.) poeta romano
XXXI, vv. 1-2
XXXI, A Sirmione, vv. 1-2
Sirmione, gemma delle penisole | e delle isole . (1992, p. 41)
Carmi
“Ma promesse di donna e giuramenti | scrivi in rapido fiume e affida ai venti.”
[... ] mulier cupido quod dicit amanti, | in vento et rapida scribere oportet aqua.
Gaio Valerio Catullo (-84–-54 a.C.) poeta romano
LXX; vv. 3-4
[...] mulier cupido quod dicit amanti, | in vento et rapida scribere oportet aqua.
LXX, vv. 3-4
Ciò che una donna dice all'amante pieno di desiderio bisognerebbe scriverlo nel vento e nell'acqua corrente.
Carmi
Variante: *Ma promesse di donna e giuramenti | scrivi in rapido fiume e affida ai venti.
Origine: Citato in Paola Mastellaro, Il libro delle citazioni latine e greche, Mondadori, Milano, 2012, p. 24. ISBN 978-88-04-47133-2.
“D'andarti ai versi, o Cesare, non ho punto pensiero, | né mi preme conoscere, se tu sii bianco o nero.”
Nil nimium studeo, Caesar, tibi velle placere, | nec scire utrum sis albus an ater homo.
Gaio Valerio Catullo (-84–-54 a.C.) poeta romano
XCIII
Andarti a genio, Cesare, non è la mia passione, | né di sapere se sei «bianco o nero». (2007)
Variante: D'andarti ai versi, o Cesare, non ho punto pensiero, | né mi preme conoscere, se tu sii bianco o nero.
Origine: Carmi, XCIII
“Fa' ancora il nome di Tito Livio: ha, infatti, scritto anche dei dialoghi che si possono annoverare tra le opere di filosofia così come tra quelle di storia, e dei libri di argomento espressamente filosofico: cedo il passo anche a lui.”
Nomina adhuc T. Livium; scripsit enim et dialogos, quos non magis philosophiae adnumerare possis quam historiae, et ex professo philosophiam continentis libros: huic quoque dabo locum.
Tito Lívio (-59–17 a.C.) storico romano
Lucio Anneo Seneca
“chè nulla è sciocco — a par d'un sciocco riso. ”
[... ] risu inepto res ineptior nulla est.
Gaio Valerio Catullo (-84–-54 a.C.) poeta romano
XXXIX, Il sorriso di Egnazio, v. 16
Carmi
“Non hai mai letto di quel tale di Cadice, che, mosso dalla rinomanza e dalla reputazione di Tito Livio, venne dall'ultimo confin della terra per vederlo?”
Numquamne legisti, Gaditanum quendam Titi Livi nomine gloriaque commotum ad visendum eum ab ultimo terrarum orbe venisse, statimque ut viderat abisse?
Tito Lívio (-59–17 a.C.) storico romano
Plinio il Giovane
“Le vicende, liete e dolorose, dell'antico popolo romano furono tramandate da illustri scrittori e a narrare dei tempi di Augusto non mancarono splendidi ingegni.”
Sed veteris populi Romani prospera vel adversa claris scriptoribus memorata sunt; temporibusque Augusti dicendis non defuere decora ingenia.
Tito Lívio (-59–17 a.C.) storico romano
Publio Cornelio Tacito
“Ma tutte le cose eccellenti sono tanto difficili quanto rare.”
Sed omnia praeclara tam difficilia quam rara sunt
Viktor Emil Frankl (1905–1997) neurologo e psichiatra austriaco
Man's Search For Meaning: The classic tribute to hope from the Holocaust
“Nulla è tanto difficile che, a forza di cercare, non se ne possa venire a capo.”
Nil tam difficile est quin quaerendo investigari possit.
Kim Harrison (1966)
White Witch, Black Curse
“Mentre stiamo parlando il tempo invidioso sarà già fuggito. Cogli il giorno presente confidando il meno possibile nel futuro.”
Dum loquimur, fugerit invida
Aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.
Quinto Orazio Flacco (-65–-8 a.C.) poeta romano
I, 11, 7-8
Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.
Odi