“Gli oggetti hanno lacrime. Qualche volta sento | che nella mia stanza piangono in silenzio. | Quando calano lenti i misteri del tramonto | mettono a nudo le loro anime dolenti. || Che allora a vederli siano occhi vivi, essi forse non credono: | chi mai può girare vivo nel buio? | Ma io sono un gufo da stanza e li guardo | e mi conforta sentire qualcuno che ancora piange con me.”
da Sunt lacrimae rerum
Origine: In Mario De Micheli e Eva Rossi, Poesia ungherese del Novecento, Schwarz editore, Milano, 1960, p. 65.
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Origine: In Mario De Micheli e Eva Rossi, Poesia ungherese del Novecento, Schwarz editore, Milano, 1960, p. 199.