“Seconda patria mia, dolce Sirena, | Parthenope gentil, casta cittade, | nido di leggiadria e nobiltade, | d'ogni vertute e di delicie piena; || con tal dolor ti lascio e con tal pena, | qual, lasso!, io mai soffersi in nulla etade. | A dio, amici!, a dio, dolci contrade: | Hor qui ragion le lagrime non frena. || Vivete voi felici, a cui finita | è già la sua fortuna; io son chiamato, | d'un fato in altro, in faticosa vita. || Mai nullo mal mi venne inopinato: | dal giorno, che lasciai la patria avita, | io fui da fati iniqui exercitato.”
Sonetto CLXXII <br class="br">Origine: Da Rime. [Secondo le due stampe originali, con introduzion e note di Erasmo], Tipografia dell'Accademia delle Scienze, Napoli, 1892, parte seconda, p. 211. https://archive.org/stream/rimesecondoledue00cariuoft#page/210/search/cxxii,
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“Dio e Patria. Ogni altro affetto, ogni altro dovere vien dopo.”
Benito Mussolini (1883–1945) politico, giornalista e dittatore italiano
Attribuite
Ioan Bernardino Fuscano poeta italiano
da Stanze sovra la bellezza di Napoli, canto I.52; citato in Cristiana Anna Addesso, Le Stanze del Fuscano sovra la bellezza di Napoli http://www.fedoa.unina.it/2434/1/Addesso_Filologia_Moderna.pdf, Dottorato di ricerca in Filologia moderna, ciclo XVII (2002-2005), Università degli Studi di Napoli Federico II
Paolo Curtaz (1965) scrittore e teologo italiano
Origine: Sul dolore. Parole che non ti aspetti, p. 225