“Io leggo e rileggo, e poi torno a rileggere questa sua Tragedia [Aristodemo], e quanto più la leggo, tanto più mi rapisce e mi piace. Ella ha cominciato ove altri si recherebbe a gloria il finire. Qual forza, qual energia di stile! Qual vivacità d'immagini! Qual varietà di affetti! Il terribile Crebillon non è mai giunto a inspirar quel terrore, che genera nei lettori questa Tragedia. (da una lettera del 1786 a Vincenzo Monti) per congratualarsi del suo Aristodemo; citato in Opere del Cavalier Vincenzo Monti, Vol. III, p. 365, 1821)”
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