“Amo colui che parte, | che piange o si desta, | e nei freddi mattini brinati | i campi. || Amo la stanca rinuncia, | il pianto senza lagrime, | la pace, rifugio di saggi, di poeti | e di malati. || Amo i delusi, gl'invalidi, | coloro che sono fermi, | gl'increduli, i tristi: il mondo. || Io sono il parente della morte, | l'amore che muore, amo baciare | chi se ne va.”
da Il parente della morte,
Origine: In Lirica ungherese del '900, introduzione e traduzione di Paolo Santarcangeli, Guanda, Parma, 1962, pp. 14–15.
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