„Amico tu che ascolti, senti del profumo dei cedri | Le lontane campane? Conosci gli angoli del giardino dove | Ripone i suoi neonati il vento della sera? Hai mai sognato | Un'estate infinita da percorrere tutta | Non conoscendo più le Erinni? No. Ecco perché katarkimevo | E le pesanti sbarre indietreggiano cigolando e le grandi porte si aprono | Alla luce del Sole Segreto un attimo, la nostra terza natura appare | C'è di più. Ma non ne parlerò. Nessuno prende quel che è gratuito | Nel cattivo vento ti perdi o segue il sereno || Questo nella mia lingua. Ed altri altro in altre. Ma | La verità solo davanti alla morte si concede.“

da Il Verbo Oscuro; in Poesia, p. 49
Origine: Parola-chiave creata da Elytīs sul calco di altre parole greche. Non riferita ad alcun significato, ha funzione di suono e parola magica. nota a p. 49 di Poesia.

Estratto da Wikiquote. Ultimo aggiornamento 22 Maggio 2020. Storia

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„Solo il vento conosce i segreti del mare.“

—  Michele Gentile

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„Non c'è niente che sappia di morte più del sole in estate della gran luce, della natura esuberante. Tu fiuti l'aria e senti il bosco e ti accorgi che piante e bestie se ne infischiano di te. Tutto vive e si macera in se stesso. La natura è la morte.“

—  Cesare Pavese, libro Il diavolo sulle colline

Variante: Non c'è niente che sappia di morte, - continuò, - più del sole d'estate, della gran luce, della natura esuberante. Tu fiuti l'aria e senti il bosco, e ti accorgi che piante e bestie se ne infischiano di te. Tutto vive e si macera in se stesso. La natura è la morte...
Origine: Il diavolo sulle colline, VII

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„Mai gli uomini indietreggiano davanti ad un ostacolo se saranno proposti grandi premi a chi tenta grandi imprese.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

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Nihil non adgressuros homines si magna conatis magna praemia proponantur.
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„No, no, egli non voleva la felicità e la sazietà degli altri, – dirà Hesse nel Narziß, − dei compratori di pesce, dei cittadini, della gente affaccendata. Che il diavolo se li portasse! Ah, quel viso pallido e balenante, quella bocca piena, matura, d'estate avanzata, sulle cui labbra grevi era passata come una folata di vento e come un raggio di luna, quell'indefinibile sorriso di morte.“

—  Ferruccio Masini germanista, critico letterario e traduttore italiano 1928 - 1988

Nessuno più di Hesse ha saputo leggere in questo sorriso l'ermetica corrispondenza di due volti, quello dell'Apollo di Veio e del Budda. Essi affiorano dai densi chiarori di un sole autunnale filtrato nelle pagine indimenticabili del Klingsor, sigillando in sé non l'agonia tempestosa di un forzato distacco, ma l'occulto presagio di un infinito ritrovamento, dove tutto è «in divenire, tutto in metamorfosi, tutto pervaso dall'anelito di divenire uomo, di divenir stella, tutto pervaso di nascita e di disfacimento, pieno di Dio e di morte». (da Klingsor o la «musica del mutamento», p. 310)
Gli schiavi di Efesto
Origine: Da Herman Hesse, Narciso e Boccadoro, traduzione di C. Baseggio in Opere Scelte di Hermann Hesse, 5 vv., a cura di L. Mazzucchetti, Milano, 1961, III, p. 509. Gli schiavi di Efesto, nota a p. 310.
Origine: Da Hermann Hesse, Klingsor letzter Sommer, in Gesammelte Werke, 12 vv., Frankfurt a. M., 1970, V, pp. 322-323. Gli schiavi di Efesto, nota a p. 310.

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„Gli uccellini nel vento non si fanno mai male: | hanno ali più grandi di me. | E dall'alba al tramonto sono soli nel sole.“

—  Francesco De Gregori cantautore italiano 1951

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„Tuffarsi in quel vento… Ecco perché quelli come me se la godono sugli aerei.“

—  Richard Bach scrittore 1936

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„Quando chiesi la sua età infinita | davanti a Buddha, | udii la risposta dalla voce del vento tra i pini.“

—  Sugae Masumi folclorista e filosofo giapponese 1754 - 1829

Origine: Il riferimento è alla statua principale di Amida del tempio di Muryō. La voce del fiume, p. 148.
Origine: Citato in Shundō Aoyama, La voce del fiume, [Parabole e aforismi di saggezza], a cura di Donatella Trotta, Fabbri Editori, I classici dello spirito, Milano, stampa 1998, p. 148.

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