Frasi su infinito

Una raccolta di frasi e citazioni sul tema infinito, essere, vita, mondo.

Un totale di 1314 frasi, il filtro:

Fabri Fibra photo

„Due righe parallele che viaggiano all'infinito | nello spazio vuoto senza mai toccarsi l'una con l'altra | come la figa e Marco Carta.“

—  Fabri Fibra rapper, produttore discografico e scrittore italiano 1976

da Double Trouble, n. 4
Controcultura

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„Ma che importa l'eternità della dannazione a chi ha trovato, in un secondo, l'infinito del piacere?“

—  Charles Baudelaire, libro Lo spleen di Parigi

Il cattivo vetraio
Lo spleen di Parigi
Variante: Ma che importa l'eternità della dannazione a chi ha trovato, in un secondo, l'infinito del piacere?

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„Vivere è l'infinita pazienza di ricominciare.“

—  Ermes Ronchi presbitero e teologo italiano 1947

Il canto del pane

Giuseppe Moscati photo

„La prima medicina, l'infinito Amore.“

—  Giuseppe Moscati medico italiano 1880 - 1927

Volume sconosciuto

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„Solo due cose sono infinite, l'universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima.“

—  Albert Einstein scienziato tedesco 1879 - 1955

Attribuite
Variante: Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi.

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„Ed è in certi sguardi che s'intravede l'infinito.“

—  Franco Battiato musicista, cantautore e regista italiano 1945

da Tutto l'universo obbedisce all'amore

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„La bellezza è mescolare in giuste proporzioni il finito e l'infinito.“

—  Platone filosofo greco antico -427 - -347 a.C.

Origine: Citato in Ermes Ronchi, Il canto del pane, San Paolo, 2006, p. 78.

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„Attendere: infinito del verbo amare. Anzi, nel vocabolario di Maria, amare all'infinito.“

—  Antonio Bello vescovo cattolico italiano 1935 - 1993

Maria donna dei nostri giorni

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„Sbuffando il fumo verso l'infinito col pianeta sul mio dito qua mi dicono sei un mito, ma io sono come voi, non sono come vuoi.“

—  Gue Pequeno rapper italiano 1980

da Forza campione
Fastlife mixtape vol. 3

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„La Juve è per me l'amo­re di una vita intera, motivo di gioia e orgoglio, ma anche di delusione e frustrazione, comunque emozioni forti, come può dare una vera e infinita storia d'amore.“

—  Gianni Agnelli imprenditore italiano 1921 - 2003

Origine: Citato in Guido Vaciago, «Juve, l'amore di una vita» http://www.tuttosport.com/calcio/serie_a/juventus/2010/01/23-52315/%C2%ABJuve,+l%E2%80%99amore+di+una+vita%C2%BB, Tuttosport.com, 23 gennaio 2010.

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„[Anassimandro] ha detto… che principio delle cose che sono è l'infinito… donde le cose che sono hanno la generazione, e là hanno anche il dissolvimento secondo la necessità. Infatti esse pagano l'una all'altra la pena e l'espiazione dell'ingiustizia secondo l'ordine del tempo.“

—  Anassimandro filosofo greco antico -610 - -547 a.C.

frammento 1
Frammenti da Sulla natura (titolo convenzionale)
Origine: Giunto ai giorni nostri tramite citazione di Simplicio (VI secolo d.C.) in Physica 24, 13

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„Solo abbandonandosi a lui si entra nella sua luce e si capisce che l'apparente disordine è un infinito ordine.“

—  Oreste Benzi presbitero italiano 1925 - 2007

Pane quotidiano – luglio/agosto 2008

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„È incredibile come sul silenzio si riescano a dire tante cose mentre lui se ne sta zitto. L'amore in fin dei conti è ciò che rende privato l'infinito.“

—  Pierpaolo Lauriola cantautore italiano 1975

da La Carne Del Tempo, n. 2
Polvere. (scritto con il punto finale)

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„Quando guardi negli occhi di un cane vedi l'infinito, vedi qualcosa che va oltre la vita.“

—  Carlo Zannetti chitarrista, cantautore e scrittore italiano 1960

Origine: Il paradiso di Levon, p. 61

Questa traduzione è in attesa di revisione. È corretto?
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„L'infinita vanità del tutto.“

—  Giacomo Leopardi poeta, filosofo e scrittore italiano 1798 - 1837

ultimo verso

Peter Høeg photo

„Sai cosa c'è alla base della matematica?» dico, «Alla base della matematica ci sono i numeri. Se qualcuno mi chiedesse che cosa mi rende davvero felice, io risponderei: i numeri. La neve, il ghiaccio e i numeri. E sai perché?»
Spacca le chele con uno schiaccianoci e ne estrae la polpa con una pinzetta curva.
«Perché il sistema matematico è come la vita umana. Per cominciare ci sono i numeri naturali. Sono quelli interi e positivi. I numeri del bambino. Ma la coscienza umana si espande. Il bambino scopre il desiderio, e sai qual è l'espressione matematica del desiderio?»
Versa nella zuppa la panna e alcune gocce di succo d'arancia.
«Sono i numeri negativi. Quelli con cui si dà forma all'impressione che manchi qualcosa. Ma la coscienza si espande ancora, e cresce, e il bambino scopre gli spazi intermedi. Fra le pietre, fra le parti di muschio sulle pietre, fra le persone. E tra i numeri. Sai questo a cosa porta? Alle frazioni. I numeri interi più le frazioni danno i numeri razionali. Ma la coscienza non si ferma lì. Vuole superare la ragione. Aggiunge un'operazione assurda come la radice quadrata. E ottiene i numeri irrazionali».
Scalda il pane nel forno e mette il pepe in un macinino.
«È una sorta di follia. Perché i numeri irrazionali sono infiniti. Non possono essere scritti. Spingono la coscienza nell'infinito. E addizionando i numeri irrazionali ai numeri razionali si ottengono i numeri reali».
Sono finita al centro della stanza per trovare posto. È raro avere la possibilità di chiarirsi con un'altra persona. Di norma bisogna combattere per avere la parola. Questo per me è molto importante.
«Non finisce. Non finisce mai. Perché ora, su due piedi, espandiamo i numeri reali con quelli immaginari, radici quadrate dei numeri negativi. Sono numeri che non possiamo figurarci, numeri che la coscienza normale non può comprendere. E quando aggiungiamo i numeri immaginari ai numeri reali abbiamo i sistemi numerici complessi. Il primo sistema numerico all'interno del quale è possibile dare una spiegazione soddisfacente della formazione dei cristalli di ghiaccio. È come un grande paesaggio aperto. Gli orizzonti. Ci si avvicina a essi e loro continuano a spostarsi. È la Groenlandia, ciò di cui non posso fare a meno! È per questo che non voglio essere rinchiusa.“

—  Peter Høeg scrittore danese 1957

da Il senso di Smilla per la neve

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„Gli occorreva – come a chiunque venga a trovarsi nel vicolo cieco di un Io eccessivo – qualcosa che gli si opponesse da fuori, e lo disarmasse, rendendo di colpo insufficiente quel suo Io, e superflui e confusi i suoi eccessi e il suo nichilismo. Non che gli servisse una fede, qualcosa in cui poter credere. No, molto di più: gli serviva una rivelazione, una folgorazione – che non richiedesse nemmeno di venir creduta, ma gli stesse dinanzi più grande, più semplice di lui, ed esigesse da lui più di ciò che il suo Io esigeva da sé stesso e dagli altri.
Viene per tutti il momento in cui si ha bisogno di venir «disarmati» in questo modo. E ciò di cui si ha bisogno allora è sempre e per tutti la stessa cosa: è l'essere: lo stare dinanzi alla semplice verità – non la verità di qualcuno o qualcosa, ma la verità di per sé, quella che si mostra infinita ad ogni istante agli occhi dei bambini, e che è uguale nel contempo alla vita di chi guarda e alla vita dell'universo intero. Lì ci si salva – senza che importi poi più di tanto quale forma riesca a dare a ciò chi ne è andato in cerca e vi si è salvato: sarà sempre e comunque una forma intensissima, radiosa. Mentre se non si è capaci di trovarla, al momento in cui ne è maturato il bisogno, avverrà immancabilmente che la personalità si esaurisca e si irrigidisca, nevrotica.“

—  Igor Sibaldi traduttore, saggista e scrittore italiano 1957

pp. XXXIII-XXXIV

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„E il tempo è polvere e la polvere è la carne del tempo. L'amore in fin dei conti è ciò che rende privato l'infinito.“

—  Pierpaolo Lauriola cantautore italiano 1975

da La Carne Del Tempo, n. 2
Polvere. (scritto con il punto finale)

Murubutu photo

„Oltre il possibile c'è l'incredibile: | spingi l'immagine oltre ogni limite!“

—  Murubutu rapper italiano 1975

da Mari infiniti rmx, n. 14
Gli Ammutinati del Bouncin

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„In questo corpo concentrato ho un cuore che cresce sino all’infinito.“

—  Alejandro Jodorowsky scrittore, drammaturgo e poeta cileno 1929

libro Corso accelerato di creatività

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„Due rette parallele s'incontrano solo all'infinito quando ormai non gliene frega più niente.“

—  Luciano De Crescenzo scrittore italiano 1928 - 2019

I pensieri di Bellavista

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„Il migliore, il vero infinito, la vera pace, sono ai piedi del divin tabernacolo.“

—  Charles de Foucauld religioso cattolico francese, esploratore e studioso della cultura Tuareg 1858 - 1916

Lettere a Mme de Bondy

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„Il sempre è fatto di attimi; | non è un tempo diverso | se non per l'infinito – | e per la latitudine di casa.“

—  Emily Dickinson scrittrice e poetessa inglese 1830 - 1886

Forever – is composed of Nows, vv. 1-4

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„Ore infinite come costellazioni e onde | spietate come gli occhi della memoria.“

—  Fabrizio De André cantautore italiano 1940 - 1999

da Anime salve, n.° 3

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„L'infinito è immortale… e indistruttibile.“

—  Anassimandro filosofo greco antico -610 - -547 a.C.

frammento 3
Frammenti da Sulla natura (titolo convenzionale)
Origine: Giunto ai giorni nostri tramite citazione di Aristotele in Physica Γ 4. 203 b 13n

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„La disperazione è follia. La follia, la percezione della impossibilità di vivere: esserci, ma come non esserci. La disperazione come esperienza di follia è incompatibile con la vita. Vede morte, progetta morte e ammazza sé e l'altro. La disperazione è una follia possibile all'uomo, a tutti gli uomini; è anzi una prospettiva dell'uomo, si lega al suo bisogno di stare con l'altro, al fatto che da solo non può vivere, perché la vita umana non è solitudine ma condivisione, appartenenza, attaccamento. L'uccidere è un attimo di disperazione infinito e insanabile, e allora il mondo appare inutile e dannoso e un individuo si percepisce come irriducibile al mondo, come un alieno, come un alienato. Un sentimento umano, possibile, compatibile alla normalità. L'ammazzare si lega alla follia della normalità, a quella capacità dell'uomo che, se entrato in crisi, invece che aiutarlo a vivere lo trasformano in morte e lo spingono ad uccidere e rovinarsi, uccidersi. Diversa è la follia dal punto di vista clinico, ma anche da quello giuridico (l'incapacità di intendere e di volere: un'infermità che è sopravvenuta impedendo alla macchina umana di funzionare). Io vedo la follia come un meccanismo che ricalca quello della disperazione, della sensazione di fine: l'incomprensibilità del mondo, il tirarsene fuori. Stare ancora sul pianeta senza saperlo. Vicino agli altri senza aver bisogno dell'altro. Perdendo persino il ricordo delle parole e del loro significato, rinunciando a comunicare. La schizofrenia ne è un esempio straordinario: essere nel mondo come il mondo finisse e come se l'essere non avesse alcun senso, poiché ogni significato si pone in una relazione. Lo schizofrenico è un'isola, una monade chiusa in una cella dell'esistere, in una prigione del mondo. In isolamento perché così può ancora respirare. La vita che più si avvicina alla morte. Insomma, la follia ha già a che fare con la morte, anche se non nella sua rappresentazione corporea, bensì in quella psicologica, la personalità, e in quella sociale, le relazioni. Vi sono tre morti: quella del corpo, la più emblematica e assoluta, quella psicologica, che permette al corpo di essere ancora attivo e di rivestirsi persino di eleganza, e poi la morte sociale: privati di ogni dimensione, come se fossimo diventati trasparenti e, pur dentro una moltitudine, nessuno ci vedesse. Il folle è un morto che cammina e che respira. Se uccide lo fa senza disperazione, forse per stizza, è un cadavere che uccide. La follia ha già superato la disperazione e per questo vive senza vivere, vive da morta e, se uccide, uccide già morta.“

—  Vittorino Andreoli psichiatra e scrittore italiano 1940

da Il lato oscuro, Rizzoli, 2002

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„Seguire un punto | All'infinito | Fino a che tutto | Sia un po' più chiaro.“

—  Zucchero composto chimico chiamato comunemente zucchero 1955

da Alla fine

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„Il vero infinito non può essere carpito nell'esperienza.“

—  Immanuel Kant, libro Critica della ragion pura

Critica della ragion pura

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„Le opere d'arte sono di una solitudine infinita, e nulla può raggiungerle meno della critica.“

—  Rainer Maria Rilke scrittore, poeta e drammaturgo austriaco 1875 - 1926

Lettere a un giovane poeta

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„Parto da un principio semplice e indipendente da ogni analisi economica. A mio parere, la legge generale della vita richiede che in condizioni nuove un organismo produca una somma di energia maggiore di quella di cui ha bisogno per sussistere. Ne deriva che il sovrappiù di energia disponibile può essere impiegato o per la crescita o per la produzione, altrimenti viene sprecato. Nell'ambito dell'attività umana il dilemma assume questa forma: o la maggior parte delle risorse disponibili (vale a dire lavoro) vengono impiegate per fabbricare nuovi mezzi di produzione – e abbiamo l'economia capitalistica (l'accumulazione, la crescita delle ricchezze) – oppure l'eccedente viene sprecato senza cercare di aumentare il potenziale di produzione – e abbiamo l'economia di festa. Nel primo caso, il valore umano è funzione della produttività; nel secondo, si lega agli esiti più belli dell'arte, alla poesia, al pieno rigoglio della vita umana. Nel primo caso, ci si cura solo del tempo a venire, subordinando ad esso il tempo presente; nel secondo, è solo l'istante presente che conta, e la vita, almeno di quando in quando e quanto più è possibile, viene liberata da considerazioni servili che dominano un mondo consacrato alla crescita della produzione. I due sistemi di produzione non possono esistere allo stato puro; c'è sempre un minimo di compromesso. Tuttavia, l'umanità in cui viviamo si è formata sotto il primato dell'accumulazione, della consacrazione delle ricchezze all'aumento del potenziale di produzione. Le nostre concezioni morali e politiche sono ancora dominate da un principio: l'eccellenza dello sviluppo delle forze produttive. Ma se è vero che un tale principio ha incontrato negli uomini poche obiezioni, non è così nel gioco stesso dell'economia: messo alla prova, il principio dello sviluppo infinito ha mostrato che poteva portare a conseguenze imprevista […] E se l'umanità, nel suo complesso, continua a volerlo e a regolare i suoi giudizi di valore su questo desiderio, in molti si è installato il dubbio circa la validità infinita dell'operazione. Possiamo andare oltre, e porre in modo più preciso la domanda: le concezioni morali e politiche che continuano a dominare la nostra attività – vale a dire l'economia – non sono in ritardo sui fatti? Nei nostri giudizi complessivi non rifacciamo l'errore di quegli stati maggiori che si mostrano ogni volta in ritardo su una guerra? Insomma, il pensiero umano non dovrebbe seguire il rapido movimento dell'economia? Certo, non si tratterebbe di rinunciare bruscamente ai beni crescenti del globo, ma potrebbe essere arrivato il momento di riformare le nostre concezioni sull'uso delle ricchezze […] per contribuirvi, mi propongo di mostrare una serie di lavori e di saggi […] da una parte le profonde deformazioni dell'equilibrio generale che lo sviluppo attuale dell'industria ha comportato, dall'altra le prospettive di un'economia non centrate sulla crescita. Per la prima parte non ci sarà da far altro che proseguire l'analisi già avviata dalla scienza economica moderna, mentre per l'altra si tratterà di introdurre considerazioni teoriche nuove e fondare la rappresentazione generale del gioco economico sulla descrizione dei sistemi antecedenti all'accumulazione capitalistica. Questi studi dovranno allora includere un campo considerato generalmente estrinseco all'economia: quello delle religioni, primitive o non, cui è concesso il campo della storia delle arti. In effetti, a mio parere, l'uso delle ricchezze, o più precisamente il loro fine, è essenzialmente lo spreco: il loro ritiro dal circuito della produzione. Ora, questa verità non solo ha fondato fin dall'inizio i profondi valori umani (quelli del disinteresse) e tutti i tesori umani che i secoli ci hanno trasmesso; ma in più, è la sola verità su cui potremmo fondarci ora per risolvere i problemi posti dallo sviluppo industriale. Soltanto il dono senza speranza di profitto, così come lo richiede un principio di eccedenza finale delle risorse, può far uscire il mondo attuale dall'impasse. L'economia attuale ha fin da ora determinato in profondità un rovesciamento radicale delle idee; questo rovesciamento deve però ancora essere realizzato per rispondere alle esigenze dell'economia.“

—  Georges Bataille scrittore, antropologo e filosofo francese 1897 - 1962

Origine: Da Choix de lettres 1917-1962, pp. 377-79.

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