Frasi di Igor Sibaldi

Igor Sibaldi foto

45   13

Igor Sibaldi

Data di nascita: 15. Giugno 1957

Igor Sibaldi è uno scrittore e saggista italiano.

Nato da madre russa e padre toscano, Sibaldi è studioso di teologia e storia delle religioni; è autore di opere sulle Sacre Scritture e sullo sciamanesimo, oltre che di opere di narrativa e teatro. Dal 1997 tiene conferenze e seminari in Italia e all'estero su argomenti di mitologia, di esegesi e di psicologia del profondo. Si è occupato a lungo di angelologia, equiparandola ad una forma di psicologia. Negli anni Ottanta e Novanta ha tradotto varie opere di letteratura russa , dedicandovi monografie e saggi introduttivi. In seguito ha tradotto il Vangelo di Giovanni, dal greco antico, nel volume Il codice segreto del Vangelo e parte della Genesi, dall'ebraico antico, nel volume Il libro della Creazione.

Frasi Igor Sibaldi


„Purtroppo anche nella «selva» della nostra civiltà è in corso una grave nevrosi di massa. A determinarla, da circa sessanta anni, è un sistema di condizionamenti molto potente, capillare, mai visto nella storia dell'Occidente. Neanche i fascisti e i nazisti erano così bravi a plagiare; e questo perché, dopo la guerra, i loro metodi di massificazione sono stati ripresi e perfezionati dagli apparati che dominano la nostra tarda società industriale. È la società della cultura di massa, scambiata malamente per democrazia. Sarebbe una società bellissima, perché ha un livello di benessere mai raggiunto prima. Oggi mancherebbe poco, a che la gente si accorga che può lavorare di meno e vivere di più. Lavorare quattro ore al giorno, così da avere quanto basta per sopperire alle vere necessità, e nelle altre venti ore pensare, capire, scoprire, godere, sperimentare, creare.“ p. 18

„Energia è la capacità di un sistema di modificare lo stato di un altro sistema con il quale interagisce.“ libro Libro degli angeli


„Un non-romanzo, con non-personaggi che intrattengono tra loro inverosimilissimi non-dialoghi, e si muovono in un non-spazio e in un non-tempo, conducendo là dove la tragedia classica conduce. Il prodotto più esteticamente sfrondato di quel manierismo dostoevskiano che, proprio come nel manierismo vero trasforma lo spessore muscolare delle figure in tortuosi paesaggi muscolari. [... ] Proprio come in Michelangelo, anche nei Karamàzov i "non-" tendono al "super-", superpersonaggi, superdialoghi.“ pp. XIII-XIV

„Causa di ogni cosa è il suo scopo.“ libro Libro della creazione

„Terra e cielo, nell’uomo, sono rispettivamente ciò che l’uomo conosce e ciò che ancora non conosce di se stesso.“ libro Libro degli angeli

„Vai avanti, entri nel tuo aldilà personale, e cominci ad accorgerti che puoi superare delle soglie che prima neanche vedevi, e fare passi da gigante: dipende solo da te, dal tuo coraggio interiore. Come trovare questo coraggio? Se ti accorgi che c'è una lotta tra te e l'Autòs e che ci vuole solo il coraggio per battere l'Autòs, impari anche come si fa a fare il coraggio. A quel punto puoi voltarti a vedere se qualcuno ti segue, ma non fermarti a spiegare agli altri, perche via via che sali ti accorgi che non è nemmeno una gran salita. È che gli altri, i molti – in mezzo ai quali c'eri anche tu fino a poco fa – stanno precipitando, e che parlare con loro è come parlare con un sasso che precipita nel vuoto. Per poter stare a portata di voce dovresti precipitare anche tu con loro, e non è tua intenzione. O no?“ p. 9

„Sulla vita [... ] è un testo difficile, lento – e non soltanto per la complessità dell'argomento, ma proprio per la qualità, la tormentata qualità della sua prosa. Ampie parti di esso appaiono come territori paludosi, in cui si fatica a procedere, ci si impantana, e in cui càpita al lettore di vedersi scomparire del tutto la strada di sotto i piedi, per poi vederla riemergere soltanto qualche pagina dopo: con la spiacevole sensazione che ciò che riemerge sia un tratto già percorso, o magari che il tratto principale sia rimasto indietro chissà dove. Si va lenti, si aggrottano le sopracciglia, ci si ferma per fare il punto e si prosegue perplessi. Si stenta a credere che per un anno intero un Tolstòj entusiasta e nel pieno delle sue energie intellettuali, abbia lavorato intensamente ed esclusivamente a queste pagine, e vien quasi voglia di giustificare il tetro arcivescovo Nikanòr [... ]. È vero, di sofismi ce n'è eccome – anche se non quelli che molto probabilmente intendeva Nikanòr, il quale, da buon prete, doveva ritener sofistici tutti i riferimenti al Vangelo non fondati sull'interpretazione consueta, dogmatica, di esso.“ da Introduzione, in Della vita, Oscar saggi Mondadori, Milano, 1991, pp. 11-12. ISBN 88-04-34731-7

„Questo è l'avvio della tragedia, la più illustre tra le tragedie russe, cupa e feroce come le prime sillabe del cognome turcheggiante dei suoi protagonisti: kara, che nelle lingue turco-tatare significa appunto "nero", e che in russo vuol dire "punizione".“ p. V


„Se la fuga da Jàsnaja non fosse maturata tanto a lungo – trent'anni – e non si fosse intrecciata tanto strettamente, fin dall'inizio, con l'immagine della morte, la fine di Tolstòj apparirebbe segnata da una follia non molto diversa dalla follia di sua moglie – divenuta negli ultimi anni la sua nemica più accanita e più istericamente astuta. Scappare così, di notte, con l'aria di farlo un po' per disperazione e un po' per dispetto, cercando col dito sulla carta geografica, durante le soste, il luogo dove andare – la Bessarabia? la Bulgaria? –: ci sarebbe davvero da provare pietà, più che desiderio di comprendere, dinanzi a una morte simile, povero Tolstòj. E invece quella sua fine incute molto rispetto, ed è difficile non vedervi un estremo sforzo di giungere alla «biografia ideale» di cui dicevo, a quella saggezza che fa compiere degnamente la cosa giusta nel momento giusto.“ p. LXX

„Non soggetti di vicende e oggetti di narrazione, [... ] al contrario, soggetti [... ] e oggetti, vittime tutti (tutti i protagonisti) di quelle vicende che da essi stessi irrompono.“ p. XVII

„[Su Anna Karenina] Anna è lui, Tolstòj. Li accomuna la scoperta improvvisa di un universo più reale del mondo a cui essi hanno sempre appartenuto. Anna si strappa a quel suo mondo, che è – come lo chiama Lukács nella Teoria del romanzo – «il mondo della convenzione». Anna abbandona tutto per sottrarsi ad esso.“ p. XLVI

„Il lettore viene coordinato appunto a quella prospettiva [... ], a guardare ogni cosa così come i giovani protagonisit la guardano, entro lo spasmo di quella loro iniziazione, tutta quanta interiore, notate bene! tutta parlata, potentemente raffigurata su schermi interiori della creatività dell'angoscia.“ p. XXIX


„Quel mondo era ed è bensì sgombro di per sé, dinanzi ai due giovani ingenui sopravvissuti Alëša e Dmítrij, illuminato da sempre da una luce limpida e impietosa, alla quale si può socchiudere gli occhi, per cominciare a vivervi, soltanto sotto il segno pesantissimo della colpa: e non la colpa giovanile del desiderio di parricidio [... ]. Bensì una colpa infinita [... ] la colpa universale di cui parlano Dmítrij rinato e Alëša alla fine: una volontà di soffrire e pagare "per tutto gli uomini", per sempre, verso una meta invisibile e sconosciuta.“ pp. XLI-XLII

„Sarebbe altresì possibile andare oltre [... ] in questa assimilazione a Jung: riconducendo [... ] tutti e quattro i fratelli alle quattro parti dell'intero individuale, Ivàn il pensiero, Dmítrij la sensazione, Alëša il sentimento, Smerdjakçov l'intuizione.“ p. XXXVIII

„Bisogna morire a sé stessi per giungere alla verità, all'essere, alla gioia – a quell'Io più grande che il Vangelo promette e insegna ad ogni uomo. E questa morte a sé stessi è in tutto e per tutto come la morte: ma è rinascita per chi vi giunge (per chi riesce a comprenderne e ad attuarne la legge), mentre chi non vi giunge nella propria vita, potrà giungervi, in un'estrema chance, nella morte reale, cioè nel forzato dischiudersi (dal di fuori, invece che dal di dentro) del guscio della sua vita falsa, di «ricco», a quell'Io più grande, divino, che anima l'universo intero. E la morale è dunque: prima che sia tardi bisogna giungere a quell'Io divino, e morire e rinascere, finché c'è ancora vita. Camminate nella luce finché avete luce.
Così sarebbe secondo il Vangelo, e così era secondo il Tolstòj esegeta e predicatore cristiano.“ pp. LIV-LV

„E infine Ivàn, il motore di tutto, e l'"irrisolto", che cerca e brama soluzioni, per liberarsi da quel suo "io" tutto quanto interrogativo al presente: ma ciò che è irrisolto e brama soluzioni in lui altro non è che la sua somiglianza col padre, che soltanto dopo la morte di Fëdor Pávlovič diverrà, e gli diverrà, evidente, per bocca del fratello-assassino:
"Voi siete come Fëdor Pávlovič, di tutti i suoi figli siete quello che gli assomiglia di più, avete un'anima uguale alla sua."
E in tale eredità, nel compito di combattere e riscattare in sé medesimo l'anima, "la forza dei Karamàzov", Ivàn finirà per perdere la ragione.“ p. XXVII

Autori simili