Frasi di Gustaw Herling-Grudziński

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Gustaw Herling-Grudziński

Data di nascita: 20. Maggio 1919
Data di morte: 4. Luglio 2000

Gustaw Herling-Grudziński è stato uno scrittore e saggista polacco.

Considerato oggi uno dei più grandi scrittori polacchi della seconda metà del XX secolo, è noto soprattutto per le memorie dei due anni di internamento in un gulag, Inny świat. Zapiski sowieckie, pubblicato in inglese nel 1951, con il titolo A World Apart: a Memoir of the Gulag.

Frasi Gustaw Herling-Grudziński















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scrittore polacco 1919 – 2000
„In altri paesi e in altre condizioni, in prigioni normali, il luogo di questo breve grido di disperazione è tenuto da una vera preghie­ra o dalla sottrazione di un giorno dalla condanna totale, perché è fin troppo comprensibile che un uomo, privato di tutto tranne che della speranza, incominci la sua giornata volgendo i pensieri alla speranza. I prigionieri sovietici sono stati privati perfino del conforto di sperare, perché nessuno di essi può mai sapere con certezza se la sua condanna avrà fine: e può ricordare centinaia di casi in cui le condanne sono state prolungate di altri dieci an­ni con un tratto di penna al Consiglio speciale della Nkvd a Mosca. Solo chi è stato in prigione può intendere tutto il crudele si­gnificato del fatto che, durante l'anno e mezzo che trascorsi nel campo, solo poche volte udii prigionieri contare ad alta voce il numero di anni, mesi, giorni e ore, che restavano ancora delle loro condanne. Questo silenzio si sarebbe detto un tacito accor­do a non tentare la Provvidenza: quanto meno parlavamo delle nostre condanne, quanto meno nutrivamo la speranza di mai riacquistare la libertà, tanto più sembrava probabile che "pro­prio questa volta" ogni cosa sarebbe andata bene. La speranza racchiude il tremendo pericolo della disillusione. Nel nostro si­lenzio, alquanto simile al tabù che proibisce agli uomini di alcune tribù primitive di pronunziare i nomi delle divinità vendicatrici, l'umiltà si univa a una segreta rassegnazione, e al presenti­mento del peggio. Il disinganno era un colpo mortale per un prigioniero privo di questa armatura contro il fato.“cap. III, p. 48





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scrittore polacco 1919 – 2000
„Includere questo scrittore profondamente metafisico, a momenti addirittura mistico, nella categoria degli "atei ostinati" (come fece Kolakowski) e' un non senso imperdonabile.“dall'articolo [https://web. archive. org/web/20160101000000/http://archiviostorico. corriere. it/1994/gennaio/12/Franz_Kafka_colpa_infinita_co_0_9401123601. shtml Franz Kafka: la colpa infinita], Corriere della sera, 12 gennaio 1994

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