Frasi di Gustaw Herling-Grudziński

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Gustaw Herling-Grudziński

Data di nascita: 20. Maggio 1919
Data di morte: 4. Luglio 2000

Gustaw Herling-Grudziński è stato uno scrittore e saggista polacco.

Considerato oggi uno dei più grandi scrittori polacchi della seconda metà del XX secolo, è noto soprattutto per le memorie dei due anni di internamento in un gulag, Inny świat. Zapiski sowieckie, pubblicato in inglese nel 1951, con il titolo A World Apart: a Memoir of the Gulag.

Frasi Gustaw Herling-Grudziński


„In uno stato normale," disse, "gli uomini sono liberi di esser contenti, abbastanza contenti, o scontenti. In uno stato in cui si suppone che tutti siano contenti, nasce il sospetto che nes­suno lo sia. In ciascuno dei casi, noi formiamo un solido tutto.“ cap. I, p. 32)

„Includere questo scrittore profondamente metafisico, a momenti addirittura mistico, nella categoria degli "atei ostinati" (come fece Kolakowski) e' un non senso imperdonabile.“ dall'articolo [https://web. archive. org/web/20160101000000/http://archiviostorico. corriere. it/1994/gennaio/12/Franz_Kafka_colpa_infinita_co_0_9401123601. shtml Franz Kafka: la colpa infinita], Corriere della sera, 12 gennaio 1994


„Il duro prezzo della pace completa e dell'ozio era la perdita irrevocabile di ogni speranza. Nessuno, pensando alla baracca alla quale, prima o poi, conducevano tutti i sentieri del campo, avrebbe osato confrontare il suo ozio senza scopo con la quiete di un ospedale.“ cap. XIV, p. 234

„È uno sbaglio credere che solo chi è stato un mendicante possa capire la miseria e la sofferenza dei suoi antichi compagni. Al contrario, niente disgusta di più un uomo, e lo incita alla ribellione, del quadro della sua condizione umana portata al punto estremo di degradazione, apparsogli im­provvisamente davanti agli occhi.“ cap. XIV, p. 240

„Dovevo essere un triste spettacolo, accovacciato su una tavola gelata, con la mia camicia svolazzante al vento, guardando fuori alla tempesta di neve che soffiava sulla pianura, con gli oc­chi pieni di lacrime, di dolore, ma anche di orgoglio.“ cap. XIII, p. 232

„Al corpo di guardia, in presenza di un ufficiale della terza se­zione, firmammo il testo di un telegramma al professor Kot, l'ambasciatore polacco, che allora esercitava le sue funzioni a Kujbyšev, e poi, ancora scortati da Zyskind, ci muovemmo verso il piccolo ospedale aperto di recente all'altro capo del recinto. Camminavamo appoggiandoci l'uno all'altro, eppure leggeri, co­me se in qualsiasi momento potessimo sollevarci dalla terra. Ca­deva una neve fitta, che ricopriva le baracche fino alle finestre illuminate. Tutto era calmo, vuoto e pace.“ cap. XIII, p. 231

„Migliaia di uomini in tutto il mondo combattono per diverse ragioni, senza sapere che anche la possibilità della sconfitta, se soltanto può as­sumere il carattere del martirio, diviene gloria e conquista. Gli uomini sconfitti in una lotta solitaria per qualcosa in cui essi cre­dono prendono su di sé volontariamente il carico del martirio come amara ricompensa della loro solitudine. Ma disgraziatamente sono assai pochi coloro la cui resistenza fisica può andare di pari passo con la forza della loro determinazione.“ cap. XIII, p. 223

„Al di sotto di un certo livello di vita l'uomo si lega con un attaccamento fatalistico alla sua mise­ria e tratta con diffidenza ogni occasione di miglioramento; l'amara esperienza gli ha insegnato che il mutamento può esser solo per il peggio. "Lasciatemi in pace," sembra dire. "Voglio soltanto continuare a vivere." Si può trarre da ciò la conclusione conservatrice che nessuno può esser reso felice contro la sua vo­lontà, il che è in un certo senso esatto; la felicità non è mai la stessa per colui che la riceve e per colui che la dà.“ cap. XIII, p. 218


„Nulla conforta un cuore che soffre quanto la vista della sofferenza altrui; e nulla toglie la speranza quanto il pensiero che solo pochi privilegiati hanno diritto a essa.“ cap. XIII, p. 217

„C'è sempre posto per la speranza quando la vita diventa co­sì completamente disperata che nessuno ha presa su noi; allora apparteniamo a noi stessi... Capisce? Diventiamo padroni asso­luti delle nostre vite... Quando non c'è speranza di salvezza in vista, non la più sottile breccia nelle mura che ci circondano, quando non possiamo levare la mano contro il destino proprio perché è il nostro destino, c'è una sola cosa che ci resta: rivolge­re quella mano contro noi stessi.“ p. 184

„Tornai nella baracca e presi le Memorie da una casa di morti dal suo nascondiglio sotto la tra­ve smossa. Mi dispiaceva di dover restituire quel libro, poiché esso mi aveva aperto gli occhi sulla vera realtà del campo, anche se ciò che vedevo ora aveva tutto l'aspetto della morte: ma ero insieme segretamente contento al pensiero che mi liberavo dello strano e distruttivo fascino di quella prosa, così piena di dispera­zione che la vita che raffigura è solamente l'ombra di una inter­minabile agonia di morte quotidiana.“ cap. XI, p. 184

„Coloro che aspetta­no ancora qualcosa dal futuro possono parlare di speranza; ma come si può infondere speranza in un uomo che è troppo debole anche per troncare le sue sofferenze? Come avrei potuto con­vincere quest'uomo fondamentalmente religioso, che implorava una rapida morte come la più grande benedizione da Dio, che il maggior privilegio dell'uomo è l'esser padrone della propria volontà anche in schiavitù, e che egli conserva pur sempre il diritto di far la sua ultima scelta tra il vivere e il morire?“ cap. X, p. 166


„È doloroso scoprire che l'oggetto dei nostri pensieri e delle no­stre attese è insignificante e volgare quando lo si è infine rag­giunto: è meglio desiderare qualcosa di irraggiungibile che sape­re che si è avverata solo l'ombra dei nostri sogni.“ cap. VIII, p. 131

„Difendendosi contro un futuro ignoto, lottando nei lacci del pre­sente, si faceva responsabile di quel passato che gli era stato im­posto con la violenza. E forse, pochi attimi prima di morire, ave­va salvato la sua fede nella realtà e nel valore della sua esistenza estinta.“ cap. III, 3, p. 72

„L'intero sistema del lavoro forzato nella Russia sovietica – in tutti i suoi stadi: interrogatori, udienze, carcere preliminare, e infine il campo – è inteso principalmente non a punire il colpe­vole, ma piuttosto a sfruttarlo economicamente e trasformarlo psicologicamente. La tortura non viene usata negli interrogatori in base a un principio, ma come strumento ausiliario. Lo scopo reale di un'udienza non è di estorcere al prigioniero la firma a un'accusa fittizia, ma la disintegrazione completa della sua per­sonalità individuale.“ cap. V, p. 82

„Noi stessi avevamo cura di non essere privati di questa modesta illusione di libertà, perché ogni prigioniero sente la necessità di preserva­re qualche vestigio di una volontà propria. Dimenticando che la prima legge della vita del campo è l'autoconservazione fisica, noi consideravamo la nostra libertà di accettare l'illimitato sfruttamento del nostro lavoro quasi frutto di un accordo volontario, come un privilegio prezioso. Era un'eco della frase di Dostoev­skij: "La parola condannato non significa altro che un uomo pri­vato della sua volontà, e nello spender danaro una volontà pro­pria si esplica". Danaro non ne avevamo, ma potevamo mercan­teggiare i resti della nostra energia fisica, ed eravamo così prodi­ghi di essi come gli esuli zaristi dei loro copechi, quando si trat­tava di mantenere la minima apparenza della nostra umanità.“ cap. III, p. 59

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