Frasi di Paco Ignacio Taibo II

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Paco Ignacio Taibo II

Data di nascita: 11. Gennaio 1949

Paco Ignacio Taibo II, pseudonimo di Francisco Ignacio Taibo Mahojo è uno scrittore, giornalista, saggista ed attivista spagnolo naturalizzato messicano.

Risiede in Messico dal 1958, quando la sua famiglia scappò dalla dittatura di Francisco Franco. Direttore delle raccolte "Messico, storia di un popolo" e "Cronaca generale del Messico" , del supplemento culturale della rivista "Siempre!" e delle riviste "Enigma" e "Bronca". Le sue opere comprendono romanzi storici, racconti ispirati alla cronaca e romanzi gialli.


„Non eravamo padroni di nulla. La città ci era diventata aliena. La terra che calpestavamo non era nostra. Non ci apparteneva quel venticello del cazzo che ci faceva alzare il bavero della giacca alle otto di sera, senza un posto in cui rifugiarci o un santo a cui votarci. Non era nostra la città, né i suoi rumori. Stranieri in quelle strade illuminate dalle vetrine, con i lampioni ogni ventidue metri che solo di rado lasciavano qualche zona d'ombra, troppo piccola per nascondersi, e perforata dai fari delle automobili. Quella notte niente era nostro, né mai sarebbe tornato a esserlo. Il paese, la patria, chiudeva le serrande: preda di gente abituata a vincere con le cattive, cinismo camuffato in belle frasi a cui non credeva più nessuno, pronunciate solo per forza d'abitudine. Il paese ricacciava gli sconfitti nelle fogne, in una notte senza fine.
Camminare e continuare a camminare, per strappare alla paura ancora qualche ora. Camminare senza bussola: non per arrivare, ma per non arrivare mai.“
cap. 13, p. 151

„Ho capito che la Sicilia è molto più complessa di quello che si può pensare: la paragonerei ad una cipolla dai molti strati.“


„Dica un po', lei che è uno scienziato...»«Io sono scienziato solo per quanto riguarda la rete fognaria, per tutto il resto mi regolo a occhio e croce.»
«Proprio come me, egregio amico... Si figuri che mi son messo a fare il detective perché non mi piaceva il colore del tappeto che mia moglie aveva scelto per il salotto. Il certificato me l'hanno dato per trecento pesos, e non ho mai letto romanzi in inglese. Quando qualcuno parla di impronte digitali mi viene sempre in mente la pubblicità di un deodorante, e con la pistola riesco a centrare solo le cose che non si muovono troppo velocemente. E pensare che ho solo trentadue anni.»“
cap. 1, p. 22

„L’offesa alla dignità: si può usare la durezza, ma mai, mai l’inganno.“ libro Senza perdere la tenerezza

„Una nuova paura andò a sommarsi alla precedente. La paura di non arrivare a sapere, il terrore di morire per niente.“ cap. 11, p. 138

„Chi mi ha incaricato di scrivere questo libro? Dio? il diavolo? (Quale con la minuscola e quale con la maiuscola?) Una combinazione dei due? Un arcangelo colto e bibliofilo? Niente di tutto ciò. Per quanto ne so, un'entità più rispettabile: il caso.“ parte I, cap. V

„Scrivere un romanzo è fondamentalmente mancanza di pudore. Anche pettinarsi è mancanza di pudore, soprattutto se si fa con l'intento di mascherare la cicatrice che corre all'attaccatura dei capelli. Ma pettinarsi è una mancanza meno grave, mentre scrivere è grave. Significa mascherare la realtà, nascondere la paure, reinventare le cose che si sono dette e, soprattutto, le persone che le hanno dette.“ parte I, cap. XIII

„Diventa meticoloso solo chi possiede l'inerzia del disordine. Mette in fila tre matite solo chi pensa che altrimenti il caos si impadronirà della sua vita. Nessuno può scrivere con tre matite contemporaneamente.“ parte VI


„E racconto tutto ciò perché a volte sembra, quando narriamo le nostre storie, che tutto sia semplice oggetto d'arredo; che quelli che fanno da personaggi secondari non vivano e non muoiano, e servano solo come particolari di colore, per fare in modo che noi, i personaggi principali, ci muoviamo per l'aneddoto circondati dall'incanto del paesaggio. In altre parole, né i piloti giapponesi né gli imperatori con pedana, né gli avvoltoi né gli scrittori sono elementi decorativi.“ parte VII, cap. XII

„Non c'è niente che plachi la sofferenza personale come affrontare la sofferenza altrui. Tenere la mano di quest'uomo perché passi piacevolmente attraverso il sonno, è come tendere un ponte cui ai miei demoni sia vietato passare.“ parte I, cap. XXIII

„Héctor si prese la testa fra le mani e cominciò a rimuginare. Sempre la stessa storia: la morte degli altri. Uccidere. Era sconcertato. Si suppone che la morte debba provocare in noi reazioni violente, si suppone che gli esseri umani non vengano al mondo per ammazzarsi a vicenda. O invece sì? Quella domanda gli penetrava dritta fra le sopracciglia, e rimaneva lì, sospesa.
Gli piaceva il potere, il sapore del potere sulla vita degli altri? La sua buona mira, il sangue freddo, la prontezza di riflessi, e quella insospettabile capacità da guercio di fare a meno dell'occhio sinistro, il fatto che la vista gli si era adattata, a quanto pareva, e lui sparava meglio di prima. Dove aveva imparato a sparare così?“
cap. 9, p. 112

„L'insieme aveva l'essenza degli incubi, senza esserlo, però. La sensazione d'irrealtà era reale. Solo l'irrealtà è reale. Se no, le cose sembrerebbero molto reali, ma anche assurde.“ parte X, cap. XI


„Nei confronti degli scrittori classici del Siglo de oro Tomás Wong aveva un atteggiamento di diffidenza. Il fatto che qualcuno avesse deciso che erano classici lo rendeva nervoso. Essere classico era una specie di malattia che guastava la buona letteratura, ne faceva l'oggetto di studio di studenti e di opere di eruditi, e la letteratura era qualcosa che doveva entrare senza mediazioni, senza intermediari, tra lettore e autore, possibilmente entrambi in condizioni di solitudine.“ parte XII, cap. VII

„C'è gente convinta che un romanzo debba spiegare tutto. Che il romanzo debba essere il riparatore della vita e delle sue incoerenze. Ma la vita è mai stata coerente? E perciò pensa che lo scrittore occupi questa posizione centrale nello spazio e nel tempo per dare un inizio e un finale alle storie (ma lei conosce qualche storia che abbia un finale, una cosa che si dovrebbe chiamare finale, finale-finale?), collegare riempire vuoti e dissipare zone d'ombra; spiegare i comportamenti dei personaggi.
C'è chi crede che il romanzo abbia una funzione divulgativa e una vocazione pedagogica. Niente di più lontano dalla verità. Il romanzo non è fatto per mettere ordine nel caos. Il romanzo non è fatto per mettere ordine in un beneamato cazzo. Il romanzo non è nato per dare soddisfazione agli amanti dell'ordine. È fatto per divertirsi con le vertigini, per creare casino, per goderne, per rimestarlo.
Non si tratta di rispondere a domande ma di farne altre, sempre nuove, sempre più inquietanti.
Il romanzo, come la realtà reale, come le storie che conosciamo tutti e che ci capitano sempre, è pieno di parentesi, buchi, ellissi che ballano saltellando da una parte e dall'altra senza desiderare concretizzarsi, senza voglia di spiegarsi.
Credo di essere ben lontano dall'illusione che quando la vita diventa profondamente incoerente arrivi il romanzo a metterci una pezza.
D'altra parte non dobbiamo lamentarci troppo. Il romanzo è certamente il guercio in questo luminoso deserto messicano in cui abbondano i ciechi.“
parte XIII, cap. II

„Mi si dirà che è solo un personaggio di fantasia. Ma è proprio questo il bello. Celebrare il Corsaro Nero significa superare la linea di confine in cui la letteratura si interseca con il mondo della realtà. Un mondo in cui è lecito domandarsi: è più reale Cervantes o don Chisciotte? Chi è esistito sul serio, chi rimarrà nella memoria collettiva? Sandokan o quel pazzo di capitan Salgari?“

„Non si fanno troppe domande in una città dove non si hanno amici. Si gira e rigira intorno a ogni cosa, si sommano piccoli dati, non si raggiungono grandi risultati.“

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