Frasi di Cesare Pavese

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Cesare Pavese

Data di nascita: 9. Settembre 1908
Data di morte: 27. Agosto 1950
Altri nomi: Caesare Pavese

Cesare Pavese è stato uno scrittore, poeta, saggista e traduttore italiano.

Foto: Twice25, wikipédia italienne / Public domain

Lavori

„Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.“

—  Cesare Pavese, libro La luna e i falò

Variante: Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti"
-La luna e i falò-
Origine: La luna e i falò, I

„Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l'ha sparso. Guardare certi morti è umiliante. Non sono piú faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l'impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perché si capisce – si tocca con gli occhi – che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione.“

—  Cesare Pavese, libro La casa in collina

XXIII; p. 122
La casa in collina
Variante: Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuoi dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l'ha sparso. Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui: non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l'impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perché si capisce - si tocca con gli occhi - che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione.

Citát „Niente è più inabitabile di un posto dove siamo stati felici.“

„Niente è più inabitabile di un posto dove siamo stati felici.“

—  Cesare Pavese, libro La spiaggia

Origine: La spiaggia, XI

„L'ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa ma da come lo fa.“

—  Cesare Pavese, libro La luna e i falò

Origine: La luna e i falò, XVII

„Bisogna capire la vita. Capirla quando si è giovani.“

—  Cesare Pavese, libro La spiaggia

Origine: La spiaggia, IV

„È religione anche non credere in niente.“

—  Cesare Pavese, libro La casa in collina

Corrado: XV; p. 82
La casa in collina

„Inutile piangere. Si nasce e si muore da soli…“

—  Cesare Pavese, libro La casa in collina

Corrado: VIII; p. 46
La casa in collina

„Non c'è niente che sappia di morte più del sole in estate della gran luce, della natura esuberante. Tu fiuti l'aria e senti il bosco e ti accorgi che piante e bestie se ne infischiano di te. Tutto vive e si macera in se stesso. La natura è la morte.“

—  Cesare Pavese, libro Il diavolo sulle colline

Variante: Non c'è niente che sappia di morte, - continuò, - più del sole d'estate, della gran luce, della natura esuberante. Tu fiuti l'aria e senti il bosco, e ti accorgi che piante e bestie se ne infischiano di te. Tutto vive e si macera in se stesso. La natura è la morte...
Origine: Il diavolo sulle colline, VII

„I veri acciacchi dell'età sono i rimorsi.“

—  Cesare Pavese, libro La luna e i falò

Origine: La luna e i falò, VIII

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