Frasi sul pianto

Una raccolta di frasi e citazioni sul tema tristezza, piangere, vita, cosa.

Migliori frasi sul pianto

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“Sono felice nella fece, | dovrei piangere ed invece…”

Caparezza (1973) cantautore e rapper italiano

da Jodellavitanonhocapitouncazzo, n. 14
Verità supposte

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“Inutile piangere. Si nasce e si muore da soli…”

Corrado: VIII; p. 46
La casa in collina

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“Lasciami al buio e non mi sentirai mai piangere.”

Mika (1983) cantautore libanese

The Boy Who Knew Too Much

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“Chi ti vuol bene, ti fa piangere.”

2007
Don Chisciotte della Mancia

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“Ridere e piangere è comunque vivere.”

Raf (1959) cantautore italiano

da Lacrime e fragole
Metamorfosi

“Piangere a un'armonia, è sorridere agli angioli.”

Ambrogio Bazzero (1851–1882) scrittore e poeta italiano

Storia di un'anima, Lagrime e sorrisi

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“L'aver con chi piangere menoma il pianto d'assai.”

Vittorio Alfieri (1749–1803) drammaturgo italiano

1967, p. 106

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“Il tram approfitta delle curve per piangere.”

Ramón Gómez De La Serna (1888–1963) scrittore e aforista spagnolo

Origine: Mille e una greguería, Greguería‎s‎, p. 21

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“È una vita che cerco riparo dalla santità.”

Alda Merini (1931–2009) poetessa italiana

La vita facile

Frasi sul pianto

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“Avevo notato che c'era qualcosa nell'aria perché durante le riprese dell'ultima scena, quella in cui i ragazzi salgono sui banchi per salutare il professore, uno dei camionisti della troupe, uno pieno di tatuaggi, persino sulle palpebre, si era messo a piangere come un vitello. L'attimo fuggente è un film che tocca dentro. Parla della passione, della creatività, di tutte quelle cose alle quali la gente aspira ma che raramente riesce a realizzare.”

Robin Williams (1951–2014) comico, attore cinematografico e attore televisivo statunitense

Origine: Dall'intervista di David Grieco, L'uomo che prese in giro Kissinger. Ecco Robin Williams, l'unico attore americano che può stare al fianco di Benigni http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/50000/48893.xml?key=David+Grieco&first=21&orderby=1&f=fir, l'Unità, 17 giugno 2002, p. 22.

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“[…] in tutta la mia vita - prosegue - non ho mai fatto piangere nessuno se non coloro che volevano farmi del male.”

Raffaele Cutolo (1941) criminale italiano

Origine: Citato in Cutolo scrive poesie contro la droga http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/08/25/cutolo-scrive-poesie-contro-la-droga.html, la Repubblica, 25 agosto 1984.

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“Susie – ci vuole poco a dire quanto si è soli – chiunque può farlo, ma portare la solitudine accanto al cuore per settimane, quando dormi, e quando sei sveglia, con sempre qualcosa che ti manca, questo, non tutti riescono a dirlo, e mi sconcerta. Ne dipingerei un ritratto che indurrebbe alle lacrime, se avessi la tela per farlo, e la scena sarebbe la solitudine, e le figure – solitudine – e le luci e le ombre, ciascuna una solitudine. Potrei riempire una stanza con paesaggi così solitari, la gente si fermerebbe là a piangere; poi andrebbe di fretta a casa, per ritrovare una persona amata.”

Emily Dickinson (1830–1886) scrittrice e poetessa inglese

a Susan Gilbert, novembre-dicembre 1854, 176
Lettere
Variante: Susie – ci vuole poco a dire quanto si è soli – chiunque può farlo, ma portare la solitudine accanto al cuore per settimane, quando dormi, e quando sei sveglia, con sempre qualcosa che ti manca, questo, non tutti riescono a dirlo, e mi sconcerta. Ne dipingerei un ritratto che indurrebbe alle lacrime, se avessi la tela per farlo, e la scena sarebbe la solitudine, e le figure – solitudine – e le luci e le ombre, ciascuna una solitudine. Potrei riempire una stanza con paesaggi così solitari, la gente si fermerebbe là a piangere; poi andrebbe di fretta a casa, per ritrovare una persona amata. (a Susan Gilbert, novembre-dicembre 1854, 176

Questa traduzione è in attesa di revisione. È corretto?
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“Dicono che io ho fatto ogni cosa. Non sono uno stinco di santo, ho fatto piangere tanta gente ma sempre per aiutare la povera gente.”

Raffaele Cutolo (1941) criminale italiano

Origine: Dall'intervista di Enzo Biagi, [http:||ricerca.repubblica.it|repubblica|archivio|repubblica|1986|03|11|cutolo-la-camorra-una-scelta-di.html Cutolo: "La camorra è una scelta di vita], la Repubblica, 11 marzo 1986.

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“Io sono Hector Horeau e vi odio. Odio i sonni che dormite, odio l'orgoglio con cui cullate lo squallore dei vostri bambini, odio ciò che toccano le vostri mani marce, odio quando vi vestite per la festa, odio i soldi che avete in tasca, odio la bestemmia atroce di quando vi permettete di piangere, odio i vostri occhi, odio l'oscenità del vostro buon cuore, odio i pianoforti che come bare popolano il cimitero dei vostri salotti, odio i vostri amori schifosamente giusti, odio tutto quello che mi avete insegnato, odio la miseria dei vostri sogni, odio il rumore delle vostre scarpe nuove, odio ogni singola parola che avete mai scritto, odio ogni momento in cui mi avete toccato, odio tutti gli istanti in cui avete avuto ragione, odio le madonne che pendono sui vostri letti, odio il ricordo di quando ho fatto l'amore con voi, odio i vostri segreti da niente, odio tutti i vostri giorni più belli, odio tutto quello che mi avete rubato, odio i treni che non vi hanno portato lontano, odio i libri che avete lordato con i vostri sguardi, odio lo schifo delle vostre facce, odio il suono dei vostri nomi, odio quando vi abbracciate, odio quando battete le mani, odio quel che vi commuove, odio ogni singola parola che mi avete strappato, odio la miseria di quel che vedete quando guardate lontano, odio la morte che avete seminato, odio tutti i silenzi che avete straziato, odio il vostro profumo, odio quando vi capite, odio qualsiasi terra che vi abbia ospitato, e odio il tempo passato su di voi. Ogni minuto di quel tempo è stata una bestemmia. Io disprezzo il vostro destino. E ora che mi avete rubato il mio, solo mi importa sapervi crepati. Il dolore che vi spezzerà sarò io, l'angoscia che vi consumerà sarò io, il tanfo dei vostri cadaveri sarò io, i vermi che si ingrasseranno con le vostre carcasse sarò io. E ogni volta che qualcuno vi dimenticherà, lì ci sarò io. Volevo poi solo vivere. Bastardi.”

Castelli di rabbia

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“Se io muoio non piangere per me, fai quello che facevo io e continuerò vivendo in te.”

Che Guevara (1928–1967) rivoluzionario, guerrigliero, scrittore e medico argentino
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“Becker era il ragazzo più naturale, più cristallino che avessi mai visto. Non sapeva come mentire, non aveva bisogno di mentire, di fingere, di cercare scuse, di piangere quando stava perdendo. Per questo tutte le persone al mondo si identificavano con lui.”

Ion Ţiriac (1939) ex tennista, ex hockeista su ghiaccio e imprenditore rumeno

Origine: Citato in Alessandro Mastroluca, Tiriac e Becker: il bianco e il nero http://www.ubitennis.com/sport/tennis/2012/06/13/727925-tiriac_becker.shtml, Ubitennis.com, 13 giugno 2012.

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“Ma non ti servirà il ricordo | non ti servirà | che per piangere il tuo rifiuto, | del mio amore che non tornerà.”

Fabrizio De André (1940–1999) cantautore italiano

da Valzer per un amore, n. 11
Canzoni

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“Ogni cosa ti può far ridere o piangere, dipende se ti riguarda o meno.”

Origine: Il telefono senza fili, p. 106

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“Quando il cuore è troppo gonfio bisogna piangere. Che altra consolazione ci resta, di questi tempi?”

Yehiel De-Nur (1909–2001) scrittore polacco

Origine: La casa delle bambole, p. 65

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“Ecco l'importanza di non piangere: piangere era come pisciar via ogni cosa.”

Origine: Le notti di Salem, p. 179

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“Rido perché non devo piangere, tutto qui, tutto qui.”

Abraham Lincoln (1809–1865) 16º Presidente degli Stati Uniti d'America
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“Scrivere | è piangere | con l'inchiostro, | sporcare carta | e le idee degli altri. | Scrivere | è vomitare | in pubblico | e ridere | una pazzia frenata.”

Riccardo Mannerini (1927–1980) poeta e paroliere italiano

Pennarello, 1979; p. 239
Il sogno e l'avventura

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“Se qualcuno di voi piangerà al mio funerale, non vi parlerò mai più.”

Stan Laurel (1890–1965) attore britannico

Senza fonte

“Il merito grande del Provenzale, quello per cui tutta l'arte di un'epoca dovrà considerarsi derivata dalla sua iniziativa e dal suo travaglio, è di essere ritornato nel solco profondo ed eterno della pittura, scartando tutti gli apriorismi di ricerche tecniche (luminismo, divisionismo, complementarismo) cui aveva indotto l'epoca positivistica: di aver ripreso a dipingere la natura riflessa nel magico specchio dell'anima, vedendola non più sotto specie sensoria o sensibile (aggettivi che dominano tutta l'estetica impressionistica), ma attraverso un'intimità profonda, religiosa, eroica, che la storia ci permette di considerare essenzialmente italiana. […] Cézanne dipinge senza preoccupazioni di programmi più o meno rivoluzionari, ma sotto l'impulso di un'ansia mistica, che lo investe, lo tiranneggia, lo macera; e fa cantare, piangere, urlare la sua drammatica tavolozza. Nulla di edonistico, di descrittivo, di fenomenico nella sua arte. La pittura come la intendono Manet e Monet è di gran lunga superata nelle sue tele. Non si tratta più del "vero attraverso un temperamento" di zoliana memoria. C'è un elemento etico, religioso, trascendente nell'arte di Cézanne che la definizione zoliana non sospetta neppur lontanamente e che è proprio quello per cui l'opera cézanniana si riconnette all'arte dei sommi italiani: Giotto, Masaccio, Michelangelo, Tintoretto, Caravaggio. […] Cotesto il lato spirituale dell'italianismo di Cézanne, il suo sentimento, non italianeggiante, si badi, al modo del Poussin, ma italiano di polpa, intrinsecamente. E v'è poi il modo di esprimersi plasticamente di cotesto sentimento, modo strettamente inerente e coerente e quindi anch'esso italianissimo. Il modo stilistico di Cézanne è tornato ad essere il volume, inteso come rapporto di chiari e di scuri. Le molteplici possibilità di variazione (nell'intensità, nella posizione, nel dinamismo, o nella statica) di tale rapporto costituiscono la sintassi cézanniana. Cotesta sintassi è simultaneamente plastica e coloristica in quanto, appunto, è chiaroscurale. Per tali aspetti Cézanne si manifesta come un erede de' veneziani, non solo, ma di tutta la tradizione volumetrica italiana, fino alla sua sorgente eccelsa, a Giotto, cioè, titanico estrattore di moli poliedriche, a Masaccio che scolpisce le sue figure a colpi possenti d'ascia per entro massicci blocchi chiaroscurali.”

Mario Tinti (1885–1938) critico d'arte e giornalista italiano

Origine: Da Italianismo di Cézanne, in Pinacotheca, marzo-giugno 1929; citato in Stefania Lapenta, Cézanne, I Classici dell'arte, Rizzoli - Skira, Milano, 2003, pp. 183-188 e frontespizio. ISBN 88-7624-186-8

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“Non voglio venire a letto con te | non ho nemmeno bisogno di passione | non voglio una relazione tumultuosa | che mi faccia sentire che la mia vita ha una direzione | tutto ciò che voglio sono conforto e assistenza | semplicemente sapere che la mia donna mi offre dolce | amore materno. | Ho camminato a lungo in questo vicolo deserto | ne ho abbastanza di questo solito vecchio gioco | sono un uomo di mondo | e dicono che sono forte | ma ho un peso sul cuore | e la mia speranza se n'è andata. | Fuori, nella città | nel freddo mondo esterno | non voglio pietà, solo un posto sicuro dove nascondermi | Mamma, per favore, lasciami tornare dentro (oppure) Donna, per favore, lasciami tornare dentro (alludendo ad un rifugio). | Non voglio smuovere le acque | ma tu puoi darmi tutto l'amore di cui ho voglia | non riesco a prenderlo se mi vedi piangere | desidero la pace prima di morire. | Tutto ciò che voglio è sapere che sei lì | che mi darai tutto il tuo dolce | amore materno. | Il corpo mi duole, ma non riesco a dormire | i miei sogni sono tutta la compagnia che mi rimane | ho come la sensazione che quando il sole tramonterà | tornerò a casa dal mio dolce | amore materno.”

Freddie Mercury (1946–1991) cantante, compositore e musicista britannico di origini parsi e indiane

da Mother Love
Origine: L'ultima canzone cantata da Freddie Mercury, la cui ultima strofa è però interpretata da Brian May, in quanto Mercury morì prima di completare le linee vocali

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“Era già l'ora che volge il disio | ai navicanti e 'ntenerisce il core | lo dì c' han detto ai dolci amici addio; | e che lo novo peregrin d'amore | punge, se ode squilla di lontano | che paia il giorno pianger che si more.”

Dante Alighieri (1265–1321) poeta italiano autore della Divina Commedia

VIII, 1-6
Variante: Era già l'ora che volge il disio
ai navicanti e 'ntenerisce il core
lo dì ch'han detto ai dolci amici addio;
e che lo novo peregrin d'amore
punge, se ode squilla di lontano
che paia il giorno pianger che si more.

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“Di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente; si limitano a piangere della propria situazione. Ma quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiare le cose.”

Malcolm X (1925–1965) attivista statunitense

Origine: Da Malcolm X Speaks: Selected Speeches and Statements, George Breitman, 1965; citato in Marina Bacchiani, Un piccolo delitto di provincia, Editrice UNI Service.

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