“Il dolore da solo non uccide e io sono viva. Dunque devo vivere, perché finché ci sono ci sarà il ricordo di chi non è più con noi. […] Come potremmo vivere senza placare la memoria, che non vuol dire arrendersi, o dimenticare, ma lasciare che il caldo si raffreddi, che il bagnato si asciughi, che ogni cosa si trasformi e nasca un inizio da una fine. Che la fame si sazi per tornare a essere fame. Che il desiderio si estingua per rinascere. Che il sonno dia pace alla stanchezza per avere sonno di nuovo. Ogni minuto della vita gira attorno a qualcosa che non c'è più perché qualcos'altro possa accadere. […] C'è bisogno di essere felici per tenere testa a questo dolore inconcepibile. C'è bisogno di paura per avere coraggio. È l'assenza la vera misura della presenza. Il calibro del suo valore e del suo potere.”
Origine: Mi sa che fuori è primavera, p. 14
Argomenti
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giornalista e scrittrice italiana 1963Citazioni simili
Concita De Gregorio (1963) giornalista e scrittrice italiana
Origine: Mi sa che fuori è primavera, p. 87
“Magari potessi placare la fame, stropicciandomi il ventre.”
Diogene di Sinope (-404–-322 a.C.) filosofo greco antico
“Vivere vuol dire rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell’orifizio di un lavandino.”
Amélie Nothomb The Character of Rain
Métaphysique des tubes
Variante: Vivere vuol dire rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell'orifizio di un lavandino.
“Potremmo farlo, sai? Lasciare il Distretto. Scappare. Vivere nei boschi. Tu e io potremmo farcela.”
Suzanne Collins (1962) scrittrice e sceneggiatrice statunitense
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