Frasi sulla fame

Una raccolta di frasi e citazioni sul tema mondo, salute, cibo, ricchezza.

Migliori frasi sulla fame

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„Se l'amore fosse cibo, sarei morto di fame per le ossa che mi lanciavi.“

—  Cassandra Clare, Shadowhunters

Shadowhunters, Città degli angeli caduti

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„Il mare non parlava per frasi ma per versi.“

—  Jack Kerouac, libro Big Sur

Big Sur

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„L'inchiostro sa quante frasi nascondono i silenzi.“

—  Caparezza cantautore e rapper italiano 1973

da China Town, n. 9
Museica

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„Il miglior condimento che ci sia è la fame.“

—  Miguel de Cervantes, libro Don Chisciotte della Mancia

2007
Don Chisciotte della Mancia

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„Ogni morto di fame è un uomo pericoloso.“

—  Elio Vittorini, libro Conversazione in Sicilia

Conversazione in Sicilia

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„La fame può diventare una forza sovversiva di conseguenze incalcolabili.“

—  Papa Paolo VI 262° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica 1897 - 1978

Origine: Contro la fame nel mondo, p. 10

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„Quando l'uomo non ha più freddo, fame e paura è scontento.“

—  Ennio Flaiano scrittore italiano 1910 - 1972

Don't Forget

Tutte frasi sulla fame

Un totale di 687 frasi sulla fame, il filtro:

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„[sulla masturbazione] Magari bastasse strofinarsi il ventre per non avere più fame.“

—  Diogene di Sinope filosofo greco antico -404 - -322 a.C.

citato in Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi, VI, 46, 69

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„Sì, cittadini, la religione è incompatibile col sistema della libertà; l'avete sentito. L'uomo libero non s'inchinerà mai davanti agli dei del cristianesimo; mai i suoi dogmi, i suoi riti, i suoi misteri o la sua morale converranno ad un repubblicano. Ancora uno sforzo! Dal momento che vi date da fare per distruggere tutti i pregiudizi, non lasciatene in vita nessuno, perché anche uno solo è sufficiente a farli ritornare tutti. E state pure certi che ritorneranno, se lasciate vivere proprio quello che è la culla di tutti gli altri! Piantiamola di credere che la religione possa essere utile all'uomo; abbiamo buone leggi, sapremo fare a meno della religione. Ma c'è sempre chi dice che ne occorre una per il popolo, una che lo distragga e lo tenga a freno. Be', se proprio serve, dateci quella che si addice agli uomini liberi! restituiteci gli dei del paganesimo! Adoreremo volentieri Giove, Ercole o Pallade, ma non vogliamo più saperne di quel fantomatico artefice dell'universo che invece si muove da solo, non vogliamo più saperne di un dio senza estensione ma che pure riempie tutto della sua immensità, di un dio che è onnipotente ma non realizza mai quello che desidera, di un essere immensamente buono ma che scontenta tutti, di un essere amico dell'ordine ma nel cui governo tutto è disordine. No, non vogliamo più saperne di un dio che sconvolge la natura, è padre di confusione, è motore dell'uomo che si abbandona agli orrori; ma un dio simile ci fa fremere d'indignazione ed è giusto che lo releghiamo per sempre nell'oblio da cui quell'infame di Robespierre ha voluto trarlo!“

—  Donatien Alphonse François de Sade scrittore, filosofo e poeta francese 1740 - 1814

p. 132, 1986

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„Molte frasi ha la lingua Inglese – | io ne ho udita solo una – | Bassa come il riso del Grillo, | Sonora, come la Lingua del Tuono – || Mormora, come antiche Corali del Caspio, | quando la Marea si arresta – | si esprime in nuove inflessioni – | come un Caprimulgo – || irrompe con brillante Ortografia | nel mio semplice sonno – | fa tuonare i suoi Presagi – | finché mi scuoto, e piango || non per il Dolore, che mi ha dato – | ma per lo sprone alla Gioia – | Dilla ancora, Sassone! | Sottovoce – Solo a me!“

—  Emily Dickinson scrittrice e poetessa inglese 1830 - 1886

J276 – F333, vv. 1-16
Lettere
Origine: La "struttura a indovinello irrisolto" (Bacigalupo) di questa poesia stuzzica la ricerca di una soluzione, ma sembra proprio che ce ne sia una sola: quale può essere la frase inglese che racchiude in sé tutte le immagini evocate nelle tre strofe iniziali, che fa piangere di gioia ad ascoltarla, se non "I love you" ("ti amo")? [Nota di G. Ierolli in Tutte le poesie. J251 – 300 http://www.emilydickinson.it/j0251-0300.html, EmilyDickinson.]

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„Navi perdute; Mindaro ucciso; gli uomini hanno fame; non sappiamo che fare.“

—  Ippocrate di Sparta ammiraglio spartano

Origine: Da una lettera indirizzata a Sparta riguardante la disastrosa battaglia di Cizico; citato in Senofonte, Elleniche, I, 1, 23; traduzione di Giovanna Daverio Rocchi, 2002.

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„[Dopo il suicidio dell'On. Sergio Moroni] Hanno creato un clima infame.“

—  Bettino Craxi politico italiano 1934 - 2000

Origine: Citato in Craxi e Martelli: un clima infame https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1992/settembre/04/Craxi_Martelli_clima_infame_co_0_92090411449.shtml, Corriere della Sera, 4 settembre 1992.

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„Tanto neanche tu sai cucinare, quindi prima o poi ci dovremo lasciare o moriremo di fame. (da Ma dove vai“

—  Dargen D'Amico rapper e cantautore italiano 1980

Veronica), n. 8
D' Parte Prima

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„Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri

sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.

Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci
asiatici, e di camicie americane.
Subito i Calabresi diranno,
come da malandrini a malandrini:
«Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!»
Da Crotone o Palmi saliranno
a Napoli, e da lì a Barcellona,
a Salonicco e a Marsiglia,
nelle Città della Malavita.
Anime e angeli, topi e pidocchi,
col germe della Storia Antica
voleranno davanti alle willaye.

Essi sempre umili
Essi sempre deboli
essi sempre timidi
essi sempre infimi
essi sempre colpevoli
essi sempre sudditi
essi sempre piccoli,

essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,

essi che si costruirono
leggi fuori dalla legge,
essi che si adattarono
a un mondo sotto il mondo
essi che credettero
in un Dio servo di Dio,
essi che cantavano
ai massacri dei re,
essi che ballavano
alle guerre borghesi,
essi che pregavano
alle lotte operaie…

… deponendo l’onestà
delle religioni contadine,
dimenticando l’onore
della malavita,
tradendo il candore
dei popoli barbari,
dietro ai loro Alì

dagli Occhi Azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere –
usciranno dal fondo del mare per aggredire - scenderanno
dall’alto del cielo per derubare - e prima di giungere a Parigi

per insegnare la gioia di vivere,
prima di giungere a Londra
per insegnare a essere liberi,
prima di giungere a New York,
per insegnare come si è fratelli
- distruggeranno Roma
e sulle sue rovine
deporranno il germe
della Storia Antica.
Poi col Papa e ogni sacramento
andranno su come zingari
verso nord-ovest
con le bandiere rosse
di Trotzky al vento…“

—  Pier Paolo Pasolini poeta, giornalista, regista, sceneggiatore, attore, paroliere e scrittore italiano 1922 - 1975

Alì dagli occhi azzurri

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„E non avevo fame. Allora capii | che la fame è un istinto | di chi guarda le vetrine dal di fuori. | L'entrare le disperde.“

—  Emily Dickinson scrittrice e poetessa inglese 1830 - 1886

I had been hungry, all the Years, vv. 17-20; 1992

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„E l'avvenire mi apparve spaventoso, senza speranza. L'immagine indeterminata del nascituro crebbe, si dilatò, come quelle orribili cose informi che vediamo talvolta negli incubi ed occupò tutto il campo. Non si trattava d'un rimpianto, d'un rimorso, d'un ricordo indistruttibile, ma di un essere vivente. Il mio avvenire era legato a un essere vivente d'una vita tenace e malefica; era legato a un estraneo, a un intruso, a una creatura abominevole contro cui non soltanto la mia anima ma la mia carne, tutto il mio sangue e le mie fibre provavano un'avversione bruta, feroce, implacabile fino alla morte, oltre la morte. Pensavo: "chi avrebbe mai potuto immaginare un supplizio peggiore per torturarmi insieme l'anima e la carne? Il più ingegnosamente efferato dei tiranni non saprebbe concepire certe crudeltà ironiche… Non erano ancora manifesti nella persona di Giuliana i segni esterni: l'allargamento dei fianchi, l'aumento del volume del ventre. Ella si trovava dunque ancora ai primi mesi: forse al terzo, forse al principio del quarto. Le aderenze che univano il feto alla matrice dovevano esser deboli. L'aborto doveva essere facilissimo. Come mai le violente commozioni della giornata di Villalilla e di quella notte, gli sforzi, gli spasmi, le contratture, non l'avevano provocato? Tutto m'era avverso, tutti i casi congiuravano contro di me. E la mia ostilità diveniva più acre. Impedire che il figlio nascesse divenne il mio segreto proposito. Tutto l'orrore della nostra condizione veniva dall'antiveggenza di quella natività, dalla minaccia dell'intruso. Come mai Giuliana, al primo sospetto, non aveva tentato ogni mezzo per distruggere il concepimento infame? Era stata ella trattenuta dal pregiudizio, dalla paura, dalla ripugnanza istintiva di madre? Aveva ella un senso materno anche per il feto adulterino?“

—  Gabriele d'Annunzio scrittore, poeta e drammaturgo italiano 1863 - 1938

da L'innocente, 1891

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„Odio le folle, il suffragio universale e le frasi tricolori“

—  Claude Debussy compositore francese 1862 - 1918

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Citato in Lucien Rebatet, Une histoire de la musique

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„Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.“

—  Gesù fondatore del Cristianesimo -7 - 30 a.C.

6, 20 – 21
Nuovo Testamento, Vangelo secondo Luca

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„Rinuncia, | piatto d'obbligo della fame, | della pochezza, dei sogni rappresi.“

—  Riccardo Mannerini poeta e paroliere italiano 1927 - 1980

Rinuncia, p. 328
Il sogno e l'avventura

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„C'ho fame!“

—  Marcello Macchia comico italiano 1978

Padre Maronno
Padre Maronno – L'ispettore Catiponda – L'Ispettore Santo Maroponda, Seconda puntata

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„La volontà di potenza, l'egoismo innalzato a sistema, il narcisismo mentale sono le radici sottili e inconsce dello spirito di avarizia.
L'avaro vuole dominare il mondo delle forme, vuole divenire padrone dei suoi fratelli schiacciandoli con il peso delle sue ricchezze. Per questo egli accumula con passione le ricchezze – non vi è cosa che non farebbe per aumentarle – e pensa che il denaro sia tutto, che la potenza economica tenga il posto di ogni altra cosa. Quanto più sarà ricco, tanto più potrà dominare, ma come farà a sapere di essere ricco? L'avaro non lo saprà mai, vedrà se stesso sempre povero, non dirà mai basta all'ingorda fame, e così la volontà di potenza che l'ha sedotto, alla fine lo beffa, muore e il suo tesoro viene disperso.
L'avarizia così offusca il lume della ragione e la conoscenza della grazia: più sarai ricco e più avrai potenza. L'accumulare diventa una mania: l'avaro non vede che il possesso, non vive che per possedere, il possesso è per lui il fine supremo. Il possesso, da schiavo, è divenuto padrone e selvaggiamente trionfa.
L'avaro non riconosce di esserlo, afferma di essere sobrio, parsimonioso, economo, di dover fare delle privazioni per non mancare ai suoi doveri, di non poter essere generoso perché altrimenti lui stesso dovrebbe mendicare, trova continuamente nuove economie e se ne vanta come di un pregio. Non vi è nulla di più spaventoso della buona fede dell'avaro, ed è questa buona fede che gli uccide l'anima.
Gli schiavi di altre passioni finiscono presto o tardi a sentirsi a disagio, le conseguenze delle loro passioni prima o poi li fanno meditare o vergognarsi; la possibilità di riconoscere il proprio peccato è una piccola via di salvezza loro offerta. Ma l'avaro di che cosa può pentirsi o vergognarsi? Frugale per non spendere, casto per economizzare, sobrio per non sprecare, convinto di sacrificarsi per il bene dei lontani eredi, si crea, a maggiore tranquillità, la visione di opere buone cui lascerà, morendo, tutto il suo. Allora si sente un eroe, un santo, un martire.“

—  Giovanni Vannucci presbitero e teologo italiano 1913 - 1984

La vita senza fine

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„Nessun ferro più della spada è adatto a scavare oro.“

—  Papa Pio II 210° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica 1405 - 1464

da I commentari; citato in Frasi celebri della letteratura italiana, Vallardi, Milano, 1994, p. 280. ISBN 88-11-93614-4

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„In un'epoca in cui l'umanità si vede sempre più minacciata nelle stesse elementari possibilità di sopravvivenza (la fame, la morte atomica, l'inquinamento) la nostra radicale fratellanza con gli animali si presenta in una luce più immediata ed evidente.“

—  Gianni Vattimo filosofo e politico italiano 1936

Origine: Da Animali quarto mondo, in AA. VV., I diritti degli animali, a cura di L. Battaglia e S. Castignone, Ed. Centro di Bioetica, Genova 1987, p. 133.

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„Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno | non si guardò neppure intorno | ma versò il vino, spezzò il pane | per chi diceva ho sete e ho fame.“

—  Fabrizio De André cantautore italiano 1940 - 1999

da Il pescatore, presente nella ristampa del 1970

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„Dio benedica chi ha inventato il sonno, mantello che avvolge i pensieri di tutti gli uomini, cibo che soddisfa ogni fame, peso che equilibra le bilance e accomuna il mandriano al re, lo stolto al saggio.“

—  Miguel de Cervantes scrittore, romanziere, poeta, drammaturgo e militare spagnolo 1547 - 1616

Origine: Citato in Selezione dal Reader's Digest, giugno 1973

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„Perché quando c'è la fame uno si fa furbo.“

—  Primo Levi, libro La chiave a stella

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„La sua mancanza? È una sorta di fame d'aria. Non soltanto le parole e oggetti che la ricordano, ma anche l'aria. Anche all'aria manca qualcosa.“

—  Sándor Márai scrittore e giornalista ungherese 1900 - 1989

L'ultimo dono. Diari 1984-1989

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„Lager, s. n.: campo
Da quando so pensare, mia madre dice:
Il freddo è peggiore della fame.
Oppure: Il vento è più freddo della neve.
Oppure: Una patata calda è un letto caldo.“

—  Herta Müller scrittrice tedesca 1953

Origine: Da Parola d'autore. I lemmi del vocabolario europeo 2009, Corriere della sera, 8 ottobre 2009.

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„Era solito [Diogene di Sinope] masturbarsi in luogo pubblico e considerare: «Magari potessi placare la fame, stropicciandomi il ventre.»“

—  Diogene Laerzio storico greco antico 180 - 240

VI, 69; 2009, p. 228
Vite dei filosofi