Frasi di Daisetsu Teitarō Suzuki

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Daisetsu Teitarō Suzuki

Data di nascita: 18. Ottobre 1870
Data di morte: 12. Luglio 1966

Daisetsu Teitarō Suzuki è stato uno storico delle religioni giapponese.

Divulgatore del Buddhismo Mahayana, e in particolare del Buddhismo Zen, attraverso i numerosi suoi scritti, sia in giapponese che in inglese , si dedicò a coltivare lo spirito del popolo Giapponese e facilitare l'Occidente nell'approfondire la filosofia e le pratiche spirituali dello Zen.

Frasi Daisetsu Teitarō Suzuki




















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Daisetsu Teitarō Suzuki 29
storico delle religioni giapponese 1870 – 1966
„Al principio, che non è veramente un principio e che non ha alcun significato spirituale fuor dalla nostra esistenza finita, la volontà vuole conoscere se stessa; allora si desta la coscienza riflessa e col destarsi di essa la volontà si divide. La volontà unica, intera e completa in se stessa, ora è divenuta attore e, ad un tempo, osservatore. Il conflitto è inevitabile perché l'attore vuole esser libero dalle limitazioni a cui è stato costretto ad assoggettarsi nel suo desiderio di una coscienza riflessa. Per un lato, gli è stato dato il potere di vedere, ma nel contempo vi è qualcosa che egli, in quanto osservatore, non può scorgere. Alla conoscenza si unisce fatalmente l'ignoranza, l'una accompagna l'altra come l'ombra accompagna l'oggetto; non vi è separazione possibile fra i due compagni. Ma il volere come attore tende a tornare nella sede originaria dove il dualismo ancora non esisteva e dove, di conseguenza, regnava la pace. [... ] Al verificarsi della divisione la coscienza è, in un primo momento, così rapita dalla novità dello stato e dalla sua apparente capacità di risolvere i problemi della vita da dimenticare la sua missione, che è l'illuminare la volontà. Invece di gettare luce all'interno – cioè sulla volontà da cui trae il principio della sua esistenza – la coscienza si concentra sul mondo esteriore degli oggetti e delle idee. Quando cerca di guardare in se stessa, trova il mondo di una unità assoluta, nel quale l'oggetto che essa desidera conoscere è lo stesso soggetto. [... ] Si tratta di un volere in cui vi è più della mera volontà, in cui vi è anche l'atto di pensare e di vedere. Grazie a questo atto, la volontà scorge se stessa diventando libera e signora di sé. Questo è un sapere in senso eminente, ed è in ciò che consiste la redenzione buddhista.“ pp. 125-126

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