„Ricordate le parole immortali di Socrate nel carcere di Atene? Parla delle leggi come di persone vive, come di persone di conoscenza. «le nostre leggi, sono le nostre leggi che parlano». Perché le leggi della città possano parlare alle nostre coscienze, bisogna che siano come quelle di Socrate, le «nostre» leggi. Nelle più perfette democrazie europee, in Inghilterra, in Svizzera, in Scandinavia, il popolo rispetta le leggi perché ne è partecipe e fiero; ogni cittadino le osserva perché sa che tutti le osservano: non c'è una doppia interpretazione della legge, una per i ricchi e una per i poveri! Ma questa è, appunto, la maledizione secolare che grava sull'Italia: il popolo non ha fiducia nelle leggi perché non è convinto che queste siano le sue leggi. Ha sempre sentito lo Stato come un nemico. Lo Stato rappresenta agli occhi della povera gente la dominazione. Può cambiare il signore che domina, ma la signoria resta: dello straniero, della nobiltà, dei grandi capitalisti, della burocrazia. Finora lo Stato non è mai apparso alla povera gente come lo Stato del popolo. Da secoli i poveri hanno il sentimento che le leggi siano per loro una beffa dei ricchi: hanno della legalità e della giustizia un'idea terrificante, come di un mostruoso meccanismo ostile fatto per schiacciarli, come di un labirinto di tranelli burocratici predisposti per gabbare il povero e per soffocare sotto le carte incomprensibili tutti i suoi giusti reclami.“

Citazioni tratte da articoli de Il Ponte, Giugno 1951

Ultimo aggiornamento 25 Giugno 2020. Storia

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„Bisogna smetterla con queste leggi «canaglia», con queste leggi ad personam, con queste leggi «ad aziendam», con queste leggi «ad vergognam» che ci stanno propinando in questo Parlamento!“

—  Francesco Barbato politico italiano 1956

dall' intervento alla Camera http://nuovo.camera.it/412?idSeduta=32&resoconto=stenografico&tit=00050&fase=00020 del 10 luglio 2008

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„In un popolo libero hanno più potenza i comandi delle leggi che non quelli degli uomini.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

II, 1; 2006
In libero populo imperia legum potentiora sunt quam hominum.
Ab urbe condita, Proemio – Libro X

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„Ove son leggi | tremar non dee chi leggi non infranse.“

—  Vittorio Alfieri drammaturgo italiano 1749 - 1803

Variante: Ove son leggi,
Tremar non dee chi leggi non infranse.
Origine: Da Virginia, atto II, scena II.

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„Le leggi non stanno ad ascoltare, non si lasciano commuovere dalle preghiere, recano al povero vantaggi maggiori che al ricco, e, se si sgarra, non concedono indulgenza o perdono.“

—  Tito Lívio, libro Ab Urbe condita libri

II, 3; 1997
[L]eges rem surdam, inexorabilem esse, salubriorem melioremque inopi quam potenti; nihil laxamenti nec veniae habere, si modum excesseris.
Ab urbe condita, Proemio – Libro X

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