„Nasser ha influenzato molto diverse generazioni di cittadini e anche di dirigenti arabi. Gheddafi è un suo discepolo, con meno carisma e qualche errore grave in più. Hafez El Assad, che ha regnato dispoticamente sulla Siria, era un uomo distante e temuto. Ha nutrito il culto della personalità esercitando una dittatura ferma e discreta sul suo popolo. Il figlio che gli è succeduto sembra seguire le orme del padre. Niente democrazia, niente libertà pubblica. Il popolo è inquadrato. Questo modo di fare politica è efficace ma, come si dice in arabo, «la paura non è il rispetto». Saddam, che è stato il fratello nemico di El Assad (i due dirigenti provenivano dal partito Baath, laico e socialista) ha ricalcato il suo sistema su quello del vicino, ma con minore intelligenza e con una sete di potere smisurata. Ha voluto essere per il suo popolo un «assoluto», cioè una sorta di destino che opera il bene anche se deve sacrificare milioni di persone. Non era amato, ma nessuno poteva dimostrarlo. Ha finito per credere alla sua stessa demagogia. Tutti quelli che hanno tentato di opporglisi sono stati liquidati fisicamente. Era un assoluto come Stalin, come Dio, come una fatalità del cielo. Oggi la sua disfatta è una terapia per l' avvenire del mondo arabo.“

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„Hafez el-Assad è morto nel suo letto, e gli ha dato il cambio Bashar, il figlio, il quale rischia una fine molto più agitata. Quando nell'82 si scopri che il vecchio Assad aveva fatto massacrare ventimila tra uomini e donne nella città di Hama, dove i Fratelli musulmani si erano ribellati allo strapotere di Damasco, pensai, e non fui il solo, che presto o tardi qualcuno avrebbe vendicato i sunniti sepolti sotto le rovine di Hama da centinaia di bulldozer. Eppure sono passati più di trent'anni e gli Assad se la sono cavata. Almeno finora. Penso che a proteggerli sia stata anche la loro fama di rais "laici". Eh sì, laici. Una specie di licenza di uccidere veniva infatti accordata ai capi arabi considerati laici. Si pensi a Saddam Hussein che quando, negli anni Ottanta, sfidò la teocrazia iraniana di Khomeini ebbe la simpatia dell'Occidente. Il suo partito, il Baath, non era forse laico e considerato eretico da molti musulmani zelanti? E il Baath (sia pure in una versione siriana, diversa da quella irachena) era anche il partito degli Assad. Una prova di laicità guardata con un certo interesse, anche se con diffidenza, da chi temeva l'ondata islamista. Ai Fratelli musulmani, non sempre rinsaviti, non sempre moderati, gli Assad, padre e figlio, non hanno mai risparmiato la galera o nei casi estremi la sepoltura con il bulldozer. Veri laici d'Oriente. Generale d'aviazione, Hafez aveva lo sguardo celestino. Due ferritoie e due occhi fissi. Pugnali avvelenati col sorriso. Il figlio Bashar è un medico. Ha l'aria di un bravo ragazzo. Persino un po' pirla. Un simpaticone, fino al giorno in cui l'esercito ereditato dal padre ha esagerato, accelerando la dinamica omicida. In realtà sempre in servizio permanente. A cominciare le "primavere arabe" non sono stati i Fratelli musulmani. Sono stati i giovani figli del web, un tempo si sarebbe detto giovani di sinistra, adesso è più appropriato l'altrettanto generico aggettivo "modernizzati."“

—  Bernardo Valli giornalista e scrittore italiano 1930
I Fratelli musulmani e i derivati integralisti, salafiti ed altri, si sono intromessi nella folla in rivolta. Avevano sulle spalle anni, decenni di galera e di torture e avevano il diritto di ribellarsi. Source: Da Assad e la sindrome irachena http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/07/20/olds/assad-la-sindrome-irachena.002assad.html?ref=search, la Repubblica, 20 luglio 2012.

Khalifa Belqasim Haftar photo
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„Potremmo esserci impegnati ad sostenere la libertà del popolo in modo da poterne godere noi stessi i frutti. Lavoriamo per amore di Dio e per il popolo. Non ci serve essere conosciuti, e non abbiamo bisogno della propaganda. Lavoriamo per amore di Dio e sappiamo che per quanto a lungo possiamo vivere, infine moriremo e il popolo rimarrà. Il dominio assoluto è del popolo e non dei singoli.“

—  Abd al-Karim Qasim militare e politico iracheno 1914 - 1963
The historical extempore speech at the Reserve Officers' College, We may have pledged to support the freedom of the people so that we ourselves may enjoy the results. We are working for the sake of God and for the sake of the people. We do not need to be known, nor do we need propaganda. We work for the sake of God and we know that how long we may live, we will ultimately die and the people will remain. The absolute rule is by the people and not by individuals.

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„Raggiungeremo i nostri scopi, uno dei quali è il governo collettivo e la fine dell'autocrazia e della dittatura. È il popolo che governa, il padrone assoluto, e un singolo non ha alcun diritto di dirigere gli affari del popolo. L'individuo, per quanto possa vivere, morirà, mentre il popolo resterà. Stiamo lavorando per le generazioni future e per il benessere del popolo. Abbiamo combattuto in Palestina per il popolo e per riscattare la sua libertà. Stiamo ancora lottando e non lesineremo alcuno sforzo; non abbiamo fallito nel nostro lavoro per Dio né abbiamo mancato di essere disinteressatamente al servizio del popolo, la nostra guida.“

—  Abd al-Karim Qasim militare e politico iracheno 1914 - 1963
The historical extempore speech at the Reserve Officers' College, We will achieve our goals, one of which is the collective rule and the end of autocracy and dictatorship. The people are the ruler, the absolute master, and an individual has no right to direct the affairs of the people. The individual, how long he may live, will die but the people will remain. We are working for the future generations and for the welfare of the people. We fought in Palestine for the sake of the people and to regain their liberty. We are still fighting and will not spare any effort, nor would we fail in our work for the sake of God and nor would we fail to be selfless in the service of the people, our guide.

Pietro Barcellona photo
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