Frasi di Agostino d'Ippona

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Agostino d'Ippona

Data di nascita:13. Novembre 354
Data di morte:28. Agosto 430
Altri nomi: Svatý Augustýn, Augustinus,Sv. Augustín

Aurelio Agostino d'Ippona è stato un filosofo, vescovo e teologo berbero con cittadinanza romana.

Conosciuto semplicemente come sant'Agostino, è Padre, dottore e santo della Chiesa cattolica, detto anche Doctor Gratiae . Secondo Antonio Livi, filosofo, editore e saggista italiano di orientamento cattolico, è stato «il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell'umanità in assoluto». Se le Confessioni sono la sua opera più celebre, si segnala per importanza, nella vastissima produzione agostiniana, La città di Dio.

Frasi Agostino d'Ippona


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filosofo, vescovo, teologo e santo berbero con cittadina... 354 - 430

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„Ama e fa' ciò che vuoi.“ dai Trattati sulla prima epistola di Giovanni. tr. 7, 8




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„La fede consiste nella volontà di chi crede.“ da De praedestinatione sanctorum (429), cap. 5

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„Chi meglio dà, maggiormente riceve.“ citato in Natale Ginelli, La tua via, Edizioni Paoline, 1957

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„A proposito dei Patriarchi viene messo in rilievo che erano allevatori di bestiame fin dalla loro infanzia, come lo erano stati i loro genitori. E a ragione: poiché senza dubbio giusta servitù e giusto dominio si ha quando le bestie sono sottomesse all'uomo e l'uomo ha il dominio sulle bestie. Così infatti fu detto quando l'uomo fu creato: Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza; e abbia il potere sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e su tutte le bestie che sono sulla terra (Gn 1, 26). Con ciò si fa vedere che la ragione deve avere il dominio su gli esseri privi di ragione. Ma a far sì che una persona divenisse schiava di un'altra persona è stato il peccato o l'avversità: il peccato, come è detto: Sia maledetto Canaan! Schiavo sarà dei suoi fratelli (Gn 9, 25); l'avversità, al contrario, come accadde allo stesso Giuseppe di diventare schiavo di uno straniero dopo essere stato venduto dai suoi fratelli. Pertanto furono le guerre a creare schiavi coloro ai quali nella lingua latina fu posto questo nome. Infatti un uomo che fosse stato vinto da un altro uomo e che per diritto di guerra poteva essere ucciso, poiché veniva invece salvato, fu chiamato servus (schiavo); per lo stesso motivo si chiamano anche mancipia (schiavi) perché sono stati manu capta (presi con la mano). Tra gli uomini vige anche l'ordine della natura per cui le donne siano soggette ai mariti e i figli ai genitori, poiché anche in questo caso è giusto che la ragione più debole sia soggetta alla più forte. Riguardo perciò al comandare e al servire è evidentemente giusto che coloro i quali sono superiori quanto alla ragione siano superiori anche quanto al comando. Quando quest'ordine di cose viene sconvolto nel nostro mondo dall'iniquità degli uomini o dalla diversità delle nature carnali, i giusti sopportano il pervertimento temporale per possedere alla fine la felicità eterna assolutamente conforme all'ordine.“ da Questioni sull'Eptateuco, Libro I, § 153


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