Frasi di Erri De Luca pagina 3


„Ci sono uomini che morendo chiudono dietro di loro un mondo intero. A distanza di anni se ne accetta la perdita solo concedendo che in verità morirono in tempo.“ da In alto a sinistra

„Dialogo non è un interrogatorio.“ libro La doppia vita dei numeri


„L’omertà nasce dal bisogno di difendersi da un regime sociale di soprusi in cui la giustizia è applicata con parzialità e favoritismi, ma contrappone malauguratamente a questo un altro regime di soprusi: la mafia.“ libro Il pannello

„N[ives]: Una cima raggiunta non basta. Bisogna discenderla con la stanchezza al culmine, lo svuotamento che ti dà l'arrivo sulla cima. Scendere è disfare la salita, scucire tutti i punti dove hai messo i passi. La discesa è una cancellazione. [... ] Molti alpinisti rimangono nella trappola della scucitura, molti incidenti arrivano in discesa. Il desiderio fisico violento di saltare un passo, allungarlo un po', affrettarlo per il bisogno famelico di ossigeno, la supplica del corpo di tornare...“ p. 17

„Non ho condiviso la sua ricerca sulle ragioni della sconfitta e sul passato. Provo fastidio per la storia. Quanto è accaduto prima della mia nascita non mi riguarda e non mi interessa. È stata un casellario giudiziario, la storia, una sequenza di crimini. L'ho studiata a scuola con irritazione. Che c'era da imparare da quel groviglio di cose accadute a casaccio, che quando erano in corso dimostravano di essere stupide, violente? La storia è un catasto di fallimenti. Ognuno ne cava una sua versione inservibile.“ p. 71

„Delle tabelline dell'aritmetica capivo la divisione e la sottrazione. Intorno a me c'erano tanti casi di persone e di cose che mancavano, di cose e di persone da dividere con altri.“ p. 28

„N[ives]: Raccontare è un lusso, privilegio di chi è potuto scendere, rifacendo fino in fondo il viaggio, arrivare al punto di partenza, sedere a un ristorante a Katmandu o a Skardu, masticare una bistecca, bere una birra, dimenticare, poi raccontare. [... ] Raccontare è un lusso e io non sono neanche tanto brava a dire quello che è stato. Forzare l'immaginazione di una persona che ti ascolta, forzarla fino a metterla anche per un minuto nei tuoi panni là sopra [... ] riuscire con un colpo di tensione, di fortuna a far condividere un pezzo di questo con uno che ti ascolta: è un gran lusso. [... ] E poi per me pesa pure il pensiero di essere un resto di parole di altri, che altri non possono più dire. È una responsabilità che m'imbarazza, perché dico le storie anche per loro, gli assenti. In montagna si muore, da volontari, certo, da nessuno mandati, ognuno è mandante di se stesso e si muore, anche i più bravi, i veloci, i più forti. E così penso che le mie sono pure storie loro, che io le porto e le contengo, e quando muovo le labbra si stanno muovendo anche le loro, e mi piglia un effetto di coro mentre racconto, mi piglia la vertigine a raccontare, soffro di vuoto sotto le parole, non ce la faccio a dire.“ pp. 21-22

„E[rri]: Quassù [in alta montagna] ritrovo l'aria, l'ispiro così forte che finalmente so cos'è l'ispirazione per un artista. È aria venuta da lontano, respirata prima da alberi e da generazioni [... ] Quassù l'ispirazione entra nel naso e la mucosa fiuta la storia dell'aria, i suoi viaggi.“ p. 94


„Poi saliamo Montedidio e passano vicino a noi gli allievi della scuola militare della Nunziatella, i bottoni dorati della divisa, lo spadino col manico bianco, appeso alla cintura. In mezzo ai panni sciupati della folla, i loro brillano, sono ragazzi, qualche anno più grandi di me, camminano impettiti senza guardare in faccia.“ p. 87

„Parlavo allora il kiswahili, una lingua che ignora il verbo avere, attenta a distinguere nella grammatica gli esseri umani, gli animali, le cose.“ p. 43

„E[rri]: In fabbrica, sui cantieri, quando il corpo esegue e basta, si piega a uno sforzo meccanico, ripete, mi accorgo che la testa non è il comando, ma il cane del corpo, che tiene compagnia e gli fa da guardia. [... ] Sembra così saggio, il corpo, che mai potrò abituarmi ad abitare dentro uno scheletro così sapiente di fatica. Non è nostro il corpo, appartiene invece a un'antichità che ce lo ha prestato dopo averlo perfezionato in millenni di usura, sforzo, resistenza. Una catena innumerevole di antenati ci consegna una macchina rifinita da abitare, metà casa metà officina. E riusciamo a conoscerla solo quando la sottoponiamo al carico di lavoro.“ p. 32

„Una cima raggiunta è il bordo di confine tra il finito e l’immenso.“ libro E disse


„Perché reggono l'intero peso. | Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi. | Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare. | Perché portano via. | Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta. | Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali. | Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica. | Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare. | Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura. | Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin. | Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante. | Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio. | Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo. | Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella. | Perché non sanno accusare e non impugnano armi. | Perché sono stati crocefissi. | Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l'appoggio. | Perché, come le capre, amano il sale. | Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.“ da Elogio dei piedi

„N[ives]: Non sono in competizione con le altre alpiniste. Se ci fosse le mie regole non sarebbero accettate. Noi andiamo su senza ossigeno e senza portatori di alta quota. [... ] È il nostro modo di stare lassù, senza togliere un grammo di peso dalle nostre spalle. Cerchiamo di passare il più pulito possibile sopra la montagna, compreso lo scrupolo di non lasciare niente in parete, e riportare a valle fino all'ultima scatoletta. [... ] Si tratta di regole nostre, non le estendiamo ad altri e non facciamo gare. Altre alpiniste hanno altri sistemi per la loro collezione di cime. Se un giorno salirò tutti gli ottomila, voglio mettermi al collo una collana di quattordici perle non coltivate, pescate una per volta con le mie sole forze e il mio solo ossigeno, aprendo l'ostrica senza arnesi da scasso. [... ] Difendo la mia scelta di salita, di guadagnarmi le cime a modo mio.“ pp. 29-30

„E[rri]: Da noi a Napoli il tempo si chiama tiempo, come in spagnolo, perché Napoli ha avuto secoli spagnoli. La i infilata nel tempo lo scombina, gli leva l'andatura inesorabile. [... ] O' tiempo è irregolare. Può mettersi a correre e far correre tutti con lui, l'ho visto nelle lotte politiche del decennio settanta, ma per il resto delle ore 'o tiempo è assai più lento del ticchettio degli orologi che lo vogliono misurare.“ pp. 97-98

„E[rri]: Ho scritto i libri che [mio padre] non ha scritto, ho scalato le montagne che avrebbe voluto. Sono suo figlio perché ho ereditato i suoi desideri. Non si eredita il granaio, la casa, ma la penuria, il compito lasciato, la provvista mancata.“ p. 103

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