Frasi su ragione
pagina 16

Papa Paolo VI photo
Papa Paolo VI photo
Papa Paolo VI photo
Papa Paolo VI photo
Carl Barks photo

“Mi piaceva lavorare con il papero [Paperino], perché potevo riempirlo di botte, fargli male, farlo cadere da un precipizio. Mi divertivo un sacco con Paperino. Con Topolino sarebbe stato un po' pericoloso, perché Topolino deve sempre aver ragione. Col papero avevo un personaggio comico e potevo trattarlo male e prendermi gioco di lui.”

Carl Barks (1901–2000) fumettista statunitense

I enjoyed working with the duck because I could knick [sic, probabilmente era "knock"] him around, have him get hurt – I could let him fall off cliffs. It was lots of fun with Donald. With Mickey it would have been kind of dangerous, because Mickey always had to be right. With the duck I had a comedian that I could treat badly and who I could make fun of.

Massimo d'Alema photo

“Una delle ragioni per le quali io posso risultare ostico persino ad una parte dell'elettorato di sinistra è che io faccio sempre politica, anche in campagna elettorale.”

Massimo d'Alema (1949) politico italiano, presidente del Consiglio dei Ministri dal 1998 al 2000

Origine: Dall'intervista a Repubblica Radio Tv Massimo D'Alema http://tv.repubblica.it/copertina/massimo-d-alema/33179?video, 27 maggio 2009.

Sting photo

“Che una ragione la danno le cose, la trovi per caso sennò te la dai.”

Niccolò Agliardi (1974) cantautore italiano

da Sono le dieci n. 5
1009 giorni

“Dov'è quel mezzo in cui sta la ragione?”

Niccolò Agliardi (1974) cantautore italiano

da Mano sugli occhi n. 11
1009 giorni

Antonio Zancanaro photo
Walter de la Mare photo
Antonio Fogazzaro photo
Antonio Fogazzaro photo
Pierpaolo Donati photo
Cristiano De André photo
Cristiano De André photo
Pietro Metastasio photo

“Chi vede il periglio | Né cerca salvarsi, | Ragion di lagnarsi | Del fato non ha.”

Pietro Metastasio (1698–1782) poeta italiano

da Deemofonte, III, 1

Pietro Metastasio photo
Pietro Metastasio photo

“Il merto di ubbidir perde chi chiede | La ragion del comando.”

Pietro Metastasio (1698–1782) poeta italiano

da Catone in Utica, atto I, scena II

Claudia Cardinale photo
Alfredo Panzini photo
Alfredo Panzini photo
Alfredo Panzini photo
Karl-Heinz Rummenigge photo

“[Nel 2009] Quando la Juve era gestita da Moggi non mi è mai piaciuta, l'ho detto pubblica­mente e ho avuto ragione, pur­troppo. Un club di rango non meritava la B. Ora con i nuovi dirigenti, soprattutto con Blanc, c'è molta cordialità e amicizia.”

Karl-Heinz Rummenigge (1955) dirigente sportivo e ex calciatore tedesco

Origine: Citato in Rummenigge di nuovo AMICO della Juve: "Senza Moggi ora ci capiamo" http://www.goal.com/it/news/173/champions-league/2009/09/30/1531794/rummenigge-di-nuovo-amico-della-juve-senza-moggi-ora-ci, goal.com, 30 settembre 2009.

Dmitrij Anatol'evič Medvedev photo
Gilles Jacob photo
Daniele Barbaro photo

“C'è una fede che si arricchisce dei concetti della ragione, e c'è una ragione che si arricchisce dei doni della fede.”

Battista Mondin (1926–2015) filosofo e teologo italiano

introduzione, p. 6
Storia della metafisica, Volume 2

Anna Banti photo

“Nello smantellamento dei suoi libri Agnese impiegò parecchio tempo fra volere e disvolere. Lavorava soffrendo. Le tre mogli infelici, vittime di mariti crudeli e mai contente di narrarne scrupolosamente i misfatti, furono agevolmente convertite in isteriche maniache, calunniatrici di uomini un po' strambi, come, del resto, gran parte degli uomini. Fra loro una matura nubile pronunciava ogni tanto parole ragionavoli, umane. I fatti narrati erano se non proprio autentici, probabili, ma ripensandoli, Agnese si sentiva coinvolta in un partito preso, in un'ira soffocata che aveva conosciuto in gioventù nel comportamento delle sue coetanee: lei che dal presente aveva sempre voluto astrarsi. Dunque avevano ragione quelli che l'avevano accusata di femminismo, la parola che lei detestava. E qui, immergendosi in una intensa riflessione, si scavava a fondo, volta a volta deplorandosi o giustificandosi. No, lei non aveva reclamato altro che la parità della mente e la libertà del lavoro, ciò che tuttora, da anziana contestatrice, la tormentava. Aveva amato pochi uomini, anzi un uomo solo, ma pochissime donne, e quelle poche, riunite in una favola, sempre la stessa: il mito dell'eccezione contro la norma del conformismo. E poiché l'eccezione s'era resa inafferrabile, l'aveva inventata lei, per donarla malinconicamente a una ragazza antica senza volto, che voleva suonare la propria musica e glielo proibivano. Ecco, questa ragazza lei non aveva il coraggio di distruggerla: l'aveva mandata lontano, al di là del mare o in fondo al mare.”

Origine: Un grido lacerante, pp. 112-113

Jerry Lewis photo
Salvatore Fisichella photo
Salvatore Fisichella photo
Tommaso d'Aquino photo
Tommaso d'Aquino photo

“I doni della grazia si aggiungono alla natura in modo da non toglierla di mezzo, ma da perfezionarla: perciò anche il lume della fede che ci fu infuso per grazia non distrugge il lume della conoscenza naturale che in noi è naturalmente presente. Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile. […] Per conseguenza possiamo nella sacra scrittura adoperare la filosofia in tre modi. In primo luogo, a dimostrare i preamboli della fede, che sono necessari alla scienza della fede; tali sono le cose che si dimostrano intorno a Dio con la ragione naturale: che Dio esiste, che Dio è uno e altre verità di Dio e delle creature che in filosofia sono dimostrate e che la fede presuppone. In secondo luogo, la filosofia può essere adoperata a chiarire, mediante similitudini, cose che sono di pertinenza della fede; come Agostino nel de Trinitate si serve di numerose similitudini desunte da dottrine filosofiche per chiarire la Trinità. In terzo luogo, si può anche resistere alle obiezioni che si fanno alla fede sia mostrando che sono false, sia mostrando che non sono necessarie.”

Tommaso d'Aquino (1225–1274) frate domenicano

Origine: Dal Commento al "De trinitate" di Severino Boezio, proemio, q. 2, a. 3.

Tommaso d'Aquino photo
Tommaso d'Aquino photo

“I principi innati nella ragione si dimostrano verissimi: al punto che non è neppure possibile pensare che siano falsi.”

Tommaso d'Aquino (1225–1274) frate domenicano

I, c. 7 n. 2
Contra Gentiles

Matteo Maria Boiardo photo

“Atto regale è intender la ragione.”

Matteo Maria Boiardo (1441–1494) poeta e letterato italiano

atto II, scena I
Timone
Variante: Atto regale e intender la ragione.

Eugène Pelletan photo
Angelo Bagnasco photo
Nicola Cusano photo

“La ragione è la parola dell'intelligenza che in essa si specchia come in un'immagine.”

Nicola Cusano (1401–1464) cardinale, teologo e filosofo tedesco

Origine: Da Sulle congetture.

Nicola Cusano photo
Karlheinz Deschner photo
Maurizio Ferraris photo
Maurizio Ferraris photo

“Nel suo manifestarsi prima facie, quella della verità come puro potere è una affermazione molto rassegnata, quasi disperata: "la ragione del più forte è sempre la migliore”

Maurizio Ferraris (1956) filosofo e accademico italiano

..) Giacché, diversamente da quanto ritengono molti postmoderni, ci sono fondati motivi per credere, anzitutto in base agli insegnamenti della storia, che realtà e verità siano sempre state la tutela dei deboli contro le prepotenze dei forti. Se viceversa un filosofo dice che "La cosiddetta 'verità' è una questione di potere", perché fa il filosofo invece che il mago? (p. 96)

“Quando c'è un caso che riguarda la Resistenza sono tacciabile come uno che dà sempre ragione ai partigiani.”

Giorgio Bocca (1920–2011) giornalista italiano

Origine: Citato in «Le nostre questioni private» http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0014/articleid,0599_01_1997_0151_0014_8186890/, La Stampa, 3 giugno 1997, p. 14.

Ivan Della Mea photo

“La destra: e se avesse ragione lei? Avrei caro il mio torto.”

Ivan Della Mea (1940–2009) cantautore, scrittore e giornalista italiano

da Se nasco un'altra volta ci rinuncio, edizioni Interno Giallo, 1992

Georg Kerschensteiner photo
Pierre-Claude Nivelle de La Chaussée photo

“Quando tutti hanno torto, tutti hanno ragione.”

Pierre-Claude Nivelle de La Chaussée (1692–1754) drammaturgo francese

da La Gouvernante, I, 3

Nico Perrone photo

“Prendendo le mosse da un classico quesito di Mario Pagano, celebre pensatore e giurista napoletano di fine Settecento ("un reo, che chiama il complice, per quante ragioni può ciò fare?"), l'agile volumetto dovuto alla penna fluida dello storico Nico Perrone si sviluppa su due piani diversi, spesso tra loro intersecati […]. Da un canto vi è il piano della vicenda storica, sullo sfondo dei fermenti giacobini alla vigilia della Repubblica partenopea, soprattutto incentrata sul famoso processo istruito nel 1794 contro Emmanuele De Deo, accusato di lesa maestà per avere cospirato contro la corona borbonica e, perciò, condannato a morte al termine di un giudizio celebrato in forma sommaria, senza reali garanzie e sulla base di prove di scarsa consistenza. […] D' altro canto, e proprio in rapporto alla realtà processuale del tempo, vi è il piano della analisi dedicata a un singolare istituto (il "truglio", per l' appunto, da cui trae titolo il volume) consistente in una sorta di transazione tra accusato e accusatore sulla entità della pena da infliggere al primo, al di fuori di un normale processo, anche sulla base delle dichiarazioni rese dal medesimo a carico di sé o di altri […]. È facile immaginare a quali oscure manovre potesse dar luogo un istituto del genere, soprattutto nel contesto di un sistema sostanzialmente antigarantistico come quello borbonico.”

Nico Perrone (1935) saggista, storico e giornalista italiano

Vittorio Grevi

Nico Perrone photo
Nico Perrone photo
Nico Perrone photo
Chuck Palahniuk photo
Carlo Taormina photo

“[sul caso Telekom Serbia] Confesso, sono io il burattinaio, il puparo di tutta questa vicenda, mi autodenuncio per concorso in calunnia con Paoletti, Marini e Pintus. [Ho] creato difficoltà a Forza Italia e a Berlusconi. [È quindi giusto] che mi ritiri dalla vita politica. Ho sbagliato fortemente, e questa è una confessione aperta, è giusto che faccia pubblica ammenda; do atto a Repubblica di essere dotata di giornalisti di primo rango. Sto dando un annuncio serio, darò le dimissioni da deputato nei prossimi giorni. Attraverso i diversi processi indicati da Repubblica e per i miei rapporti con personaggi come D'Andria, Fracassi, Di Bari e anche Francesco Pazienza, tutti collegati dall'immaginario collettivo a servizi segreti deviati e a truffe e riciclaggio internazionali, sono riuscito a raggiungere l'obiettivo di mettere la Commissione Telekom Serbia di essere oggetto di una polpetta avvelenata. Mi assumo tutte la responsabilità di personaggi che chiamando in causa Prodi, Dini e Fassino li hanno gravemente calunniati; e mi autoaccuso per concorso in calunnia, anche se mi auguro che Repubblica faccia altrettanto, perché mentre io mi autoaccuso vorrei sapere da D'Avanzo e Bonini chi fossero i loro burattinai dell'epoca e a chi prestano ora il loro servizio. Repubblica ha ragione, non posso querelare!”

Carlo Taormina (1940) avvocato e politico italiano

da la Repubblica http://www.repubblica.it/2003/i/sezioni/politica/telekomserbia3/taormina/taormina.html, 26 settembre 2003

Carlo Taormina photo
Arrigo Levi photo
Stefano Rodotà photo
Papa Leone XIII photo
Papa Leone XIII photo
Emil Cioran photo
Emil Cioran photo
Emil Cioran photo
Emil Cioran photo
Emil Cioran photo
Emil Cioran photo
Emil Cioran photo
Emil Cioran photo
Emil Cioran photo

“Tu non capisci, Raul, ma loro capiscono! Già parlano di me come di un virus. Hanno ragione: è esattamente ciò che potrei essere per la Chiesa. Un virus, come l'antico ceppo HIV sulla Vecchia Terra o come la Morte Rossa che imperversò nei pianeti della Periferia dopo la Caduta. Un virus che invade ogni cellula dell'organismo e ne riprogramma il DNA… o almeno infetta un certo numero di cellule, per cui l'organismo crolla, vieno meno… muore.”

cap. 8, p. 130
Il risveglio di Endymion
Variante: "Tu non capisci, Raul, ma loro capiscono! Già parlano di me come di un virus. Hanno ragione: è esattamente ciò che potrei essere per la Chiesa. Un virus, come l'antico ceppo HIV sulla Vecchia Terra o come la Morte Rossa che imperversò nei pianeti della Periferia dopo la Caduta. Un virus che invade ogni cellula dell'organismo e ne riprogramma il DNA... o almeno infetta un certo numero di cellule, per cui l'organismo crolla, vieno meno... muore."

Mats Wilander photo