Frasi su argentino

Una raccolta di frasi e citazioni sul tema argentino.

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„L'Argentina è l'unico paese italiano dove si parla spagnolo.“

—  Daniel Barenboim pianista e direttore d'orchestra argentino 1942

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„In Argentina, quando ho spiegato ai giornalisti che avevo un bell'orto, c'è stato un boato perché orto in spagnolo significa culo. […] Forse ho scelto il mestiere sbagliato perché faccio e dico sempre quel che mi viene in mente.“

—  Eros Ramazzotti cantautore italiano 1963

dall'intevista di Mario Luzzatto Fegiz, Su il sipario, irrompe un Eros alto dodici metri https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1993/settembre/11/sipario_irrompe_Eros_alto_dodici_co_0_93091110176.shtml, Corriere della Sera, 11 settembre 1993, p. 30

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„L'Inter è la prima squadra che ho preso giocando alla PlayStation. Mi piaceva giocare con Ibra e Adriano. Non conoscevo la PlayStation prima, non ci avevo mai giocato, ma conoscevo l'Inter per Zanetti e tutti gli argentini che stavano qua. Ho scelto l'Inter e ho iniziato a giocare con lei. Poi un giorno ho realizzato il sogno di giocarci.“

—  Mauro Icardi calciatore argentino 1993

Origine: Dalla serata di presentazione dell'autobiografia Sempre avanti; citato in Francesco Gallone, Icardi: "Io interista grazie ad Ibra e Adriano... sulla PlayStation" http://www.passioneinter.com/notizie-nerazzurre/icardi-io-interista-grazie-ad-ibra-e-adriano-sulla-playstation/, Passioneinter.com, 11 ottobre 2016.

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„Gli Italiani, quando scoprirono di essere stati derubati e grassati per anni dai loro sedicenti rappresentanti, s'incazzarono. Finché durò il fruscio delle mazzette negli orecchi degli Italiani, fu facile per loro comprendere chi fossero le vittime della Grande Ruberia: erano loro. I partiti, per mantenere i loro apparati elefantiaci ed il tenore di vita principesco di molti loro boss, imponevano il pizzo su ogni loro appalto; gli imprenditori gonfiavano i prezzi dei lavori con continue varianti in corso d'opera, lo Stato si svenava con una spesa pubblica sempre più fuori controllo, ed ogni anno veniva da noi a bussare a quattrini con leggi finanziarie sempre più giugulatorie. Nel 1993 eravamo sull'orlo della bancarotta. Lo Stato italiano non aveva letteralmente più un soldo in cassa: mancava persino di che pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici. Una situazione pre-Argentina, che costrinse il governo Amato a varare la più spaventosa legge finanziaria della storia d'Europa. Era, quello, lo scontrino fiscale di Tangentopoli. E toccò ai cittadini pagare il conto. Che dovevano fare i derubati? Metter mano ai portafogli e ringraziare chi li aveva ridotti così? Il minimo che si dovesse fare era quel che fecero decine di veneziani, inseguendo De Michelis per le calli della Laguna al grido di «ladròn, ladròn». E quel che fecero migliaia di romani di destra e di sinistra, lanciando banconote false contro Craxi che usciva dalla sua suite all'Hotel Raphael, cantando beffardamente sull'aria Guantanamera: «Vuoi pure queste? Bettino, vuoi pure queste?». Fu una reazione normale, e non c'è proprio nulla di cui vergognarsi. Anche perché il Craxi in questione era stato appena salvato dalla Camera dei deputati, che aveva respinto gran parte delle richieste di autorizzazione a procedere nei suoi confronti per gravi episodi di corruzione, e tutte le richieste di arresto e perquisizione avanzate dal pool di Milano. Lo stesso Craxi, pochi mesi prima, si era presentato alla Camera con l'aria dell'accusatore per tenere un discorso ricattatorio puntando il dito sui colleghi e chiamandoli a correo dei propri reati.“

—  Marco Travaglio, libro La scomparsa dei fatti

La scomparsa dei fatti

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