Frasi sulla vita
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“[Su Wimbledon] Adesso che viaggiamo come una troupe di cani ammaestrati, venti volte il giro del mondo in un anno, è una cosa incredibile ritornare per 15 giorni in un luogo in cui tutto funziona con amore. Darei un anno di vita, magari una mano, pur di farcela [a vincere il torneo]. È un posto incredibile, un posto dove tutti dovremmo vestirci puliti, di bianco, se già non ci fosse quella regola.”

Arthur Ashe (1943–1993) tennista statunitense

Origine: Citato in Gianni Clerici, Così vinse Wimbledon quel campione nero nel regno dei bianchi http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/02/09/cosi-vinse-wimbledon-quel-campione-nero-nel.html, la Repubblica, 9 febbraio 1993.

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“In tutta la sua vita, Connors è stato abituato a non fidarsi di nessuno e a non curarsi di nessuno se non di se stesso. Non ha mai voluto capire la dinamica del gioco di squadra.”

Arthur Ashe (1943–1993) tennista statunitense

Origine: Citato in Joel Drucker, Jimmy Connors mi ha salvato la vita. Una doppia biografia, Effepi Libri, 2006, p. 309 http://books.google.it/books?id=twa-8BtfJg4C&pg=PA309, ISBN 88-6002-005-0.

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“[Su Gary Cooper] C'è una certa levità, una certa acutezza, il tentativo di dire qualcosa di insolito, di spremere il massimo dalla vita senza però perdere del tutto la timidezza.”

King Vidor (1894–1982) regista statunitense

Origine: citato in Mariapaola Pierini,Gary Cooper, il cinema dei divi, l'America degli eroi, Le Mani-Microart'S, 2011

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“Tale l'atmosfera di Roma, nella quale Lucrezia Borgia viveva, senza essere essa stessa migliore né peggiore delle donne del tempo suo. Ebbe spirito gaio e leggiero. Non sappiamo se abbia mai avuto a sostenere lotte morali; se siasi mai trovata in uno stato di contradizione interiore con le azioni della sua vita o con coloro che l'attorniavano. Teneva una corte, che il padre avrà trattata con larghezza e profusione; ed era in frequentissime relazioni con le corti de' fratelli suoi. Rssa era la compagna e l'ornamento delle loro feste; essa la confidente degli intrighi nel Vaticano, rivolti a crescere la grandezza de' Borgia. E in tal scopo dovevasi ben presto concentrar tutto quanto potesse più vivamente starle a cuore.
In verità, non mai, neanche nel tempo posteriore, si mostra donna di genio straordinario. In lei non una delle qualità atte a farne una Virago, come Caterina Sforza o Ginevra Bentivoglio. E non possedeva neppure quello spirito dell'intrigo proprio di una Isotta da Rimini, ovvero la potenza intellettuale di una Isabella Gonzaga. Non fosse stata figliuola di Alessandro VI e sorella di Cesare, difficilmente sarebbe stata notata nella storia del tempo suo, ovvero sarebbe ita perduta nella moltitudine, come donna seducente e assai corteggiata. Pure, nelle mani di suo padre e suo fratello, diventò istrumento e vittima altresì di calcoli politici, a' quali ella non ebbe forza alcuna di oppor resistenza.”

Ferdinand Gregorovius (1821–1891) storico e medievista tedesco

da Lucrezia Borgia, 1990, p. 93
Lucrezia Borgia

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“Si parla tanto di costi della politica, ma al parlamentare bisognerebbe dare di più e consentire il ricongiungimento familiare. Perché la vita del parlamentare è dura, la solitudine è una cosa molto seria.”

Lorenzo Cesa (1951) politico italiano

commentando le dimissioni dall'Udc dell'On. Cosimo Mele trovato in una suite dell'hotel Flora in via Veneto a Roma in compagnia di una squillo finita poi in ospedale a causa del consumo di droghe e alcol
Origine: Citato in Gian Antonio Stella, Un'indennità contro le tentazioni http://www.senato.it/notizie/RassUffStampa/070731/f5m5f.tif, Corriere della sera, 31 luglio 2007, p. 1.

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“L'Eucarestia ci dà la forza di affrontare le sfide della vita e di essere consapevoli dell'amore di Dio per noi. Ogni domenica è una "piccola Pasqua" perché ribadisce la resurrezione, la vittoria di Gesù sulla morte. Questa è la vittoria più significativa nella storia del mondo perché apre la posssibilità della vita eterna.”

Sean Patrick O'Malley (1944) cardinale e arcivescovo cattolico statunitense

Ricordati di santificare le feste: la Famiglia nel Giorno del Signore http://www.zenit.org/it/articles/santificare-la-festa-la-famiglia-nel-giorno-del-signore, Congresso Internazionale Teologico Pastorale di Milano, 1 giugno 2012

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“Il fine dell'Inquisizione consiste nella distruzione dell'eresia. Ma l'eresia non si può annientare se non distruggendo gli eretici; gli eretici non si possono sopprimere senza sopprimere con essi i difensori e i fautori dell'eresia, e ciò può avverarsi in due modi: con la loro conversione alla vera fede cattolica, oppure quando, abbandonati al braccio secolare, vengono corporalmente bruciati.”

Bernardo Gui (1261–1331) vescovo cattolico e scrittore francese

da Practica officii inquisitionis hareticæ pravitatis; citato in Walter Peruzzi, Il cattolicesimo reale attraverso i testi della Bibbia, dei papi, dei dottori della Chiesa, dei concili, Odradek, Roma, 2008, p. 227

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“La vita in sé è breve, ma i mali la fanno allungare.”
Brevis ipsa vita est, sed malis fit longior.

Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano

Sententiae

“Il miglior momento per morire è quando la vita ci sorride!”
Dum est vita grata, mortis condicio optima est.

Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano

Meglio morire quando la vita è gradita.
Sententiae

“L'uomo è dato in prestito alla vita non donato.”
Homo vitae commodatus, non donatus est.

Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano

La vita ci è data in prestito, non in dono.
Sententiae

“Invita a ripetere lo sbaglio chi soprassiede allo stesso!”
Invitat culpam, qui peccatum praeterit.

Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano

Invita a peccare chi perdona gli sbagli.
Sententiae

“Nella miseria la vita stessa è una offesa!”
In miseria etiam vita contumelia est.

Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano

In miseria è uno scherno anche la vita.
Sententiae

“La superficialità deriva da un capriccio e non dalla riflessione!”
Libido, non iudicium est quod levitas sapit.

Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano

È per capriccio, non per ragionamento, che la vanità sceglie.
Sententiae

“Né la vita né la fortuna sono offerte agli uomini per sempre!”
Nec vita nec fortuna hominibus perpes est.

Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano

Ne la vita né la fortuna sono date per sempre agli uomini.
Sententiae

“Come è felice la vita lontana dagli affari!”
Quam felix vita transit sine negotiis!

Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano

Sententiae

“Il saggio evita i guai stando sempre in allerta.”
Semper metuendo sapiens evitat malum.

Publilio Siro scrittore e drammaturgo romano

Temendo sempre il saggio evita tutti i guai!
Sententiae

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“La creazione è eterna e continua come la vita.”

Edouard Schuré (1841–1929) scrittore, critico letterario e poeta francese

Origine: I grandi iniziati, p. 36

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“Nella sua bellezza si trova la mia morte e la mia vita.”

Maurice Scève (1501–1564) poeta francese

da Delia, oggetto della più alta virtù
En sa beauté gît ma mort et ma vie.

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“La Juventus è stata una delle ragioni della mia vita. Amo questa squadra, questa società e questi colori.”

Roberto Bettega (1950) dirigente sportivo ed ex calciatore italiano

Origine: Citato in Juventus, Bettega: "Bianconero ragione di vita" http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&id=94574, Tuttomercatoweb.com, 21 febbraio 2008.

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“L'uomo moderno non riesce a comprendere… come la Risurrezione di Gesù possa essere un avvenimento che ha liberato una forza vitale che l'uomo, ora, può fare sua mediante i sacramenti. ciò appare assurdo al biologo, poiché per lui la morte non è un problema. L'idealista, certamente, parla d'una vita che sfugge alla morte, ma non può immaginarsi che questa vita sia data per il fatto che un morto ritorni alla vita fisica. L'azione di Dio che, in queste condizioni, ridarebbe la vita all'uomo, gli sembra incomprensibilmente inserita nel corso della natura. Non può riconoscere un'azione di Dio che lo tocca personalmente in questo avvenimento naturale tanto miracoloso quanto la risurrezione d'un morto che, d'altra parte, è incredibile.
Per il pensiero gnostico, Cristo morto e risorto non era solamente un uomo, era l'uomo-Dio; la morte e la sua risurrezione non erano un fatto limitato a lui in quanto individuo, ma erano l'avvenimento cosmico al quale abbiamo preso parte. Ma l'uomo moderno non può che difficilmente aderire a questo modo di pensare e, in ogni caso, non può riviverlo, poiché l'uomo vi è rappresentato come natura, l'avvenimento della salvezza come processo di natura. E da ultimo, la rappresentazione d'un Cristo preesistente come essere celeste e le rappresentazioni correlative della sua entrata in un mondo celeste e luminoso dove sarà rivestito in modo celeste e dotato d'un corpo pneumatico, non gli sembrano solamente incomprensibili a livello razionale, ma non hanno alcun significato per lui. Non comprende come la sua salvezza, che deve essere il compimento della sua vita, della sua personalità, possa confondersi con uno stato simile.”

Rudolf Bultmann (1884–1976) teologo tedesco

L'interprétation du Nouveau Testament

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“È inevitabile oramai, come uno sbaglio di corsia, questo groviglio fra di noi, questa tua bocca sulla mia.”

Raf (1959) cantautore italiano

da Inevitabile Follia
Svegliarsi un anno fa

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“Ma invece dell'eternità di questa splendida follia, l'amore si consumerà in una lenta eutanasia.”

Raf (1959) cantautore italiano

da Inevitabile Follia
Svegliarsi un anno fa

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“Sognala la vita che vuoi, non smettere mai….”

Raf (1959) cantautore italiano

da Sogni
Sogni

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“Anche tu non sei più qui, e la vita va così.”

Raf (1959) cantautore italiano

da Anche tu feat Eros Ramazzotti
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“Legato alla vita lancio la mia sfida con un grande salto.”

Raf (1959) cantautore italiano

da Un grande salto
Collezione temporanea

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“Quando qualcuno entra nella tua vita, devi decidere: quale "te stesso" gli darai? Molte volte, nelle cattive relazioni gli dai la versione finta, ed è per questo che le cose finiscono male.”

Jack White (1975) cantante, polistrumentista e produttore discografico statunitense

da un'intervista a The Age, 27 maggio 2007

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“Una delle cose fondamentali della vita è la dignità. Non bisogna mai perderla. Per non perderla basta non averla.”

Marcello Marchesi (1912–1978) comico, sceneggiatore e regista italiano

Origine: Il malloppo, p. 18

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“Tutto | della vita ho avuto | quel che volevo | e quello che ho temuto.”

Marcello Marchesi (1912–1978) comico, sceneggiatore e regista italiano

p. 22

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“Progresso
Bella | la vita di adesso: | si vive più a lungo | si muore più spesso.”

Marcello Marchesi (1912–1978) comico, sceneggiatore e regista italiano

Origine: Il dottor Divago, Dìtteri sui dàtteri, p. 134

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“La democrazia non può pretendere di conservare la sua funzione orientatrice, la sua posizione direttiva nella vita pubblica italiana perché essa non ha saputo organizzarsi come partito, perché essa non è un "partito di masse". Ed ecco sorgere, sulla nostra via, il mito dei partiti di masse, che sono, in definitiva, partiti di minoranze, dietro i quali vive e prospera il fenomeno sindacale. Il partito fascista, a mano a mano che subisce l'inflazione sindacalista, assume sempre più il carattere di partito di masse, così come l'assunsero precedentemente, nelle medesime condizioni, il partito socialista ed il partito popolare. Ora codesti partiti, cosiddetti di masse, hanno come caratteristica la dipendenza dagli interessi economici delle classi o categorie raccolte in sindacati, e la disciplinata organizzazione sotto la direttiva di piccoli ceti di professionali della politica; essi stessi possono anzi considerarsi, in più largo senso, come accolte di professionali della politica, i quali ricollegano a tale esercizio professionale, o la difesa di essenziali interessi economici, oppure il proprio ufficio personale congiunto alla propria esistenza. Si tratta, pertanto, di ceti limitati e selezionati, anche quando le tessere si contino a milioni. La grande maggioranza del popolo italiano vive fuori di questi grandi reticolati di sindacati e di tesserati; essa è composta di milioni di uomini i quali consacrano la loro quotidiana esistenza all'esercizio di attività private e non di attività pubbliche, e che traggono i loro mezzi di vita dal lavoro individuale produttivo, e non già dalla politica esercitata su scala più o meno larga o ristretta. Questa grande maggioranza del nostro popolo cerca, col sentimento e con la ragione, nella democrazia, la espressione delle sue idealità, e la tutela degli interessi generali del Paese, e quando pensa e parla di politica, nelle ore lasciate libere al lavoro privato, non pensa agli interessi sindacali ma pensa all'Italia, e si chiede in qual modo la grande maggioranza degli italiani riuscirà ad imporre la sua volontà e la sua anima alle minoranze rumorosamente contendenti, onde comporre finalmente il loro conflitto in un fraterno e fecondo silenzio. Ora, questa maggioranza italiana, disorganizzata se si guarda alla tessera, ma politicamente viva e vibrante, anzi più viva e vibrante delle minoranze compatte ed omogenee che costituiscono i così detti partiti di massa, viventi una vita in gran parte artificiale, sovreccitata dall'esercizio della politica professionale – questa grande maggioranza italiana che custodisce la sanità della stirpe ed è il perno del nostro avvenire, chiede ai politici tutti di arrestare, finalmente, il tumultuoso disordine che impedisce e disturba ogni seria considerazione dei problemi nazionali, ed invoca e comanda che da oggi in avanti non un'ora sia più perduta nella sterile contesa.”

Giovanni Amendola (1882–1926) politico e giornalista italiano

Giovanni Amendola, In difesa dell'Italia liberale, in I Progetti del Corriere della Sera, I Maestri del pensiero democratico, n. 11, pag. 53 e 54
In difesa dell'Italia liberale

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“La Francia non ha incominciato ad aver ordine, l'Italia non ha incominciato ad aver vita, se non dopo NAPOLEONE; e tra li tanti beneficj che Egli all'Italia ha fatti non è l'ultimo certamente quello di aver donato a Milano Eugenio ed alla mia patria Giuseppe.”

Vincenzo Cuoco (1770–1823) scrittore, giurista e politico italiano

dalla Prefazione alla seconda edizione, p. XV, 1820
Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799

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“La santità non è certamente la realizzazione di un programma di vita che fissiamo noi.”

Alla scuola dello Spirito Santo

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“Molti non hanno capito e non capiscono ancora che si voglia dire questa parola Aequitas, che i Greci chiamano epiìcia. L' aequitas in tutta la lingua Latina non suona altrimenti che Justitia, e laequum e 'l justum in tutte le leggi de' Romani son parole sinonime. AEquitas è dunque così parola di rapporto, come Justitia. Or Justitia è il perfetto combaciamento, l'esatta giustezza di qualche cosa col suo regolo. Due sono in morale i regoli, che i popoli civili hanno per la giustezza delle loro azioni: I. il jus civile. II. il jus di natura. Le leggi civili son nate per sostegno di questi jus; dunque sono anch'esse sottomesse al regolo: e questo regolo è la legge di natura. La legge di natura de' jus, cioè delle proprietà di ciascuno; dunque le leggi civili debbono avere il medesimo ufficio. Ma perché nelle città si cede a certi jus per formarne il jus pubblico, onde vi son creati di certi jus che non sono nello stato naturale, avviene alle volte che un'azione si combacia esattamente con la legge civile, ma non già col jus naturale. Allora il giudice dee studiarsi di avvicinare il più che si può la definizione della legge civile alla naturale. Questa equazione, o approssimazione, fu detta da'Greci Epiicia (vedete Aristotile negli Eudemj) e dai Latini Aeqvitas. Se la prima legge delle civili società è Salus Pubblica, seguita che la compassione per potersi dire equa, debba piegare a questa legge generale. Dove favorisce il privato col discapito pubblico, non vi è più quell'equazione col jus naturale ch'è detta; dunque è iniquità. Questi giudici dunque sono per ignoranza iniqui e crudeli, quando credono di esser giusti e umani.”

Antonio Genovesi (1713–1769) scrittore, filosofo e economista italiano

Origine: Lezioni di economia civile, p. 112

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“Promettere e mantenere è una cosa che porta lontano.”

Pierre de Marivaux (1688–1763) drammaturgo e scrittore francese

da La vita di Marianna

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“L'enigma è ciò di cui non scorgiamo né principio né fine, ciò che dura oltre la vita.”

Giuseppe Bonaviri (1924–2009) scrittore e poeta italiano

La Beffaria