Frasi sull'infanzia

Una raccolta di frasi e citazioni sul tema infanzia, vita, essere, bambini.

Migliori frasi sull'infanzia

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„L'infanzia è una malattia – un malanno da cui si guarisce crescendo.“

—  William Golding scrittore britannico 1911 - 1993

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„Ricordi d'infanzia disegnati con un fiammifero spento.“

—  Jules Renard scrittore e aforista francese 1864 - 1910

22 gennaio 1893; Vergani, p. 63
Diario 1887-1910

„L'infanzia è una fabbrica di menzogne che durano all'imperfetto“

—  Elena Ferrante, libro L'amore molesto

Troubling Love

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„Un'infanzia tormentata e un'adolescenza anche più dolorosa.“

—  Carlo Emilio Gadda, libro La cognizione del dolore

La cognizione del dolore

„Date ai vostri bambini l'infanzia più bella possibile, più favolosa possibile.“

—  Luigi Santucci scrittore, romanziere e poeta italiano 1918 - 1999

Testamento

„Nel dormiveglia ricordo l'infanzia | c'è una penombra in cui tutto torna.“

—  Ennio Rega cantautore e compositore italiano 1953

da Lavoro studio sviluppo
Lo scatto tattile

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Tutte frasi sull'infanzia

Un totale di 431 frasi infanzia, il filtro:

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„Non ho nostalgia della nostra infanzia, è piena di violenza. Ci succedeva di tutto, in casa e fuori, ma non ricordo di aver mai pensato che la vita che c'era capitata fosse particolarmente brutta. La vita era così e basta, crescevamo con l'obbligo di renderla difficile agli altri prima che gli altri la rendessero difficile a noi.“

—  Elena Ferrante pseudonimo di una scrittrice 1943

volume primo
L'amica geniale
Variante: Non ho nostalgia della nostra infanzia, è piena di violenza. Ci succedeva di tutto, in casa e fuori, ma non ricordo di aver mai pensato che la vita che c'era capitata fosse particolarmente brutta. La vita era così è basta, crescevamo con l'obbligo di renderla difficile agli altri prima che gli altri la rendessero difficile a noi.

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„Ancora sedicenne, li osservavo con cupa meraviglia; già allora mi stupivano la grettezza del loro pensiero, la stupidità delle occupazioni, dei giochi, dei discorsi loro. Non capivano certe cose cosí indispensabili, non s'interessavano di argomenti cosí suggestivi e impressionanti che per forza presi a considerarli inferiori a me. Non era la vanità offesa che mi ci spingeva, e, per amor di Dio, non venitemi avanti con le obiezioni convenzionali, rancide fino alla nausea, che io non facevo che sognare, mentre essi già allora capivano la vita reale. Nulla essi capivano, nessuna vita reale, e vi giuro che questo, appunto, era ciò che piú m'indignava in loro. Al contrario, la realtà piú evidente, piú abbagliante la percepivano in modo fantasticamente sciocco e già allora si abituavano ad inchinarsi nient'altro che al successo. Di tutto ciò che era giusto, ma umiliato e oppresso, ridevano crudelmente e vergognosamente. La posizione la consideravano ingegno; a sedici anni discorrevano già di comodi posticini. Naturalmente, in questo molto derivava dalla stupidità, dal cattivo esempio che aveva sempre circondato la loro infanzia e adolescenza. Erano depravati fino alla mostruosità. S'intende che anche qui c'era soprattutto esteriorità, soprattutto cinismo ostentato, s'intende che la giovinezza e una certa freschezza trasparivano anche in loro perfino attraverso la depravazione; ma in loro non era attraente nemmeno la freschezza e si manifestava come una specie di bricconeria. Io li odiavo tremendamente, sebbene fossi magari peggio di loro. Essi mi ripagavano della stessa moneta, e non nascondevano la propria ripugnanza per me. Ma io non desideravo piú il loro affetto; al contrario, avevo sempre sete della loro umiliazione.“

—  Fëdor Dostoevskij scrittore e filosofo russo 1821 - 1881

A proposito della neve bagnata, III; 2002, p. 70

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„La riforma sanitaria non è del tutto una buona cosa allorché consente ai membri deboli e malati della comunità, che in un diverso stadio della società sarebbero morti nell'infanzia, di crescere e moltiplicarsi, perpetuando un tipo indebolito e la macchia di una malattia ereditaria.“

—  William Edward Hartpole Lecky 1838 - 1903

Origine: Da A History of England in the Eighteenth Century, Longmans, London, 1883-88<sup>3</sup>, vol. I, p. 275; citato in Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, 2005, p. 213.

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„Bisognerebbe saper attendere, raccogliere, per una vita intera e possibilmente lunga, senso e dolcezza, e poi, proprio alla fine, si potrebbero forse scrivere dieci righe valide. Perché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si acquistano precocemente), sono esperienze. Per scrivere un verso bisogna vedere molte città, uomini e cose, bisogna conoscere gli animali, bisogna capire il volo degli uccelli e comprendere il gesto con cui i piccoli fiori si aprono al mattino. Bisogna saper ripensare a itinerari in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e congedi previsti da tempo, a giorni dell'infanzia ancora indecifrati, ai genitori che eravamo costretti a ferire quando portavano una gioia e non la comprendevamo (era una gioia per qualcun altro), a malattie infantili che cominciavano in modo così strano con tante profonde e grevi trasformazioni, a giorni in stanze silenziose e raccolte e a mattine sul mare, al mare sopratutto, a mari, a notti di viaggio che passavano con un alto fruscio e volavano assieme alle stelle - e ancora non è sufficiente poter pensare a tutto questo. Bisogna avere ricordi di molte notti d'amore, nessuna uguale all'altra, di grida di partorienti e di lievi, bianche puerpere addormentate che si rimarginano. Ma bisogna anche essere stati accanto ad agonizzanti, bisogna essere rimasti vicino ai morti nella stanza con la finestra aperta e i rumori intermittenti. E non basta ancora avere ricordi. Bisogna saperli dimenticare, quando sono troppi, e avere la grande pazienza di attendere che ritornino. Perché i ricordi in sé ancora non sono. Solo quando diventano sangue in noi, sguardo e gesto, anonimi e non più distinguibili da noi stessi, soltanto allora può accadere che in un momento eccezionale si levi dal loro centro e sgorghi la prima parola di un verso.“

—  Rainer Maria Rilke, libro I quaderni di Malte Laurids Brigge

The Notebooks of Malte Laurids Brigge

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„In punta di piedi, l'infanzia se ne andò.
Il silenzio si chiuse come un chiavistello.“

—  Arundhati Roy, libro Il Dio delle piccole cose

Origine: Il Dio delle piccole cose, p. 337

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„L'infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono ma sono i due stati più profondi che è dato di vivere.“

—  Marguerite Yourcenar scrittrice francese 1903 - 1987

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„Ringraziamo Iddio, noi attori, che abbiamo il privilegio di poter continuare i nostri giochi d'infanzia fino alla morte, che nel teatro si replica tutte le sere.“

—  Gigi Proietti attore italiano 1940

Origine: Citato in Dizionario degli attori: Gli attori del nostro tempo, a cura di Gabriele Rifilato, Rai-Eri, 2005, Roma. ISBN 8839712895

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„Ed eccovi in secondo luogo la "cuna", altro flagello dell'infanzia, altro strumento di morte per bambini. Bisogna far dormire per forza quella mummia, che grida nei suoi ceppi. Le sue grida riescono importune, moleste, insopportabili. Dl'altronde, la madre deve attendere alla sua acconciatura, ha da intendersi colla sarta, ha da finire di leggere quel romanzo che tanto l'interessa! Deve vestirsi pel teatro, per le visite, pel veglione, per la passeggiata. Bisogna dunque per forza quel marzmottino si acceti nel sonno. Ed ecco il piccolo importuno consegnato alla balia, che te lo acchiappa come un involto di robe vecchie e te lo getta nella "cuna", dopo aver dato una buona ristretta alle fasce, quasi che tema ceh il prigioniero non scappi. Ed accola a far giuocare quel crpicciuolo ad un violento giuoco di altalena, agitando la culla in modo tempetosissimo che, senon fosse per legge fisica che il gran moto produce l'immobilità, quel puttino dovrebbe essere cento volte tramazzato sul suolo ovvero trabalzato in aria come la palla della racchetta. Bisogna far dormire a forza il monello. Dunque, stordendolo fino alla stupefazione, fino all'encefalagìa, fino al coma. L'oppio, la morfina ed altri mortali soporiferi riuscirebbero meno letali a quel tenero tessuto nervoso della violenta agitazione della "cuna". Un bel dì, il bambinello è assalito da convulsioni nervose e leva l'incomodo alla madre: «Dio se l'ha preso» dice questa. E noi diremo: «Siete voi che Glielo avete dato!».“

—  Francesco Mastriani scrittore italiano 1819 - 1891

Parte prima, libro II, cap. XXVI, p. 253-54

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„Le donne si trovano dovunque a vivere in questa deplorevole condizione: per difendere la loro innocenza, eufemismo per ignoranza, le si tiene ben lontane dalla verità e si impone loro un carattere artificioso, prima ancora che le loro facoltà intellettive si siano fortificate. Fin dall'infanzia si insegna loro che la bellezza è lo scettro della donna e la mente quindi si modella sul corpo e si aggira nella sua gabbia dorata, contenta di adorarne la prigione. Gli uomini possono scegliere attività e occupazioni diverse che li tengono impegnati e concorrono inoltre a dare un carattere alla mente in formazione. Le donne invece costrette come sono di occuparsi di una cosa sola e a concentrarsi costantemente sulla parte più insignificante di se stesse, raramente riescono a guardare al di là di un successo di un'ora. Ma se il loro intelletto si emancipasse dalla schiavitù a cui le hanno ridotte l'orgoglio e la sensualità degli uomini, insieme al loro miope desiderio di potere immediato, simile a quello di dominio da parte dei tiranni, allora ci dovremmo sorprendere delle loro debolezze.“

—  Mary Wollstonecraft, libro Rivendicazione dei diritti della donna

Rivendicazione dei diritti della donna
Origine: Da A Vindication of the Rights of Woman (1792), pubblicato a cura di Eileen Hunt Botting, Yale University Press, 2014, pp. 70-71; traduzione di F. Ruggeri in I diritti delle donne, Editori Riuniti, Roma, 1977.

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„Non totalmente ignari, | e non completamente nudi, | ma trascinando nuvole di gloria discendiamo | da Dio, che è la nostra casa: | nell'infanzia, il paradiso è in noi.“

—  William Wordsworth poeta inglese 1770 - 1850

Origine: Da Ode: Intimations of Immortality from Recollections of Early Childhood; citato in Jeremy Rifkin, La civiltà dell'empatia: la corsa verso la coscienza globale nel mondo in crisi, traduzione di Paolo Canton, Mondadori, Milano, 2010, p. 327. ISBN 978-88-04-59548-9

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„Diverrò povero? Sarò con la maggioranza degli uomini. Andrò in esilio? Penserò di essere nato là, dove mi manderanno. Sarò messo in catene? E allora? Sono forse ora veramente libero? La natura mi ha già legato a questo grave peso del corpo. Morirò? Porrò cosi fine – dirai tu – alla possibilità di ammalarmi, di esser messo in catene, di morire. […] Moriamo ogni giorno: ogni giorno ci viene tolta una parte della vita e anche quando ancora cresciamo, la vita decresce. Abbiamo perduto l'infanzia, poi la fanciullezza, poi la giovinezza. Tutto il tempo trascorso fino a ieri è ormai perduto; anche questo giorno che stiamo vivendo lo dividiamo con la morte. Come la clessidra non è vuotata dall'ultima goccia d'acqua, ma da tutta quella defluita prima, così l'ora estrema, che mette fine alla nostra vita, non provoca da sola la morte, ma da sola la compie; noi vi giungiamo in quel momento, da tempo, però, vi siamo diretti. […] «Non viene una sola volta la morte; quella che ci rapisce è solo l'ultima morte». […] questa morte che tanto temiamo è l'ultima, non la sola. […] la follia umana, è così grande, che alcuni sono spinti alla morte proprio dal timore della morte. […] Ci chiediamo: «Fino a quando sempre le stesse cose? Svegliarsi e andare a dormire, mangiare ed aver fame, aver freddo e soffrire il caldo? Nessuna cosa finisce, ma tutte sono collegate in uno stesso giro: si fuggono e si inseguono. Il giorno è cacciato dalla notte, la notte dal giorno; l'estate ha fine con l'autunno, questo è incalzato dall'inverno, che a sua volta è chiuso dalla primavera: così tutto passa per tornare. Non faccio né vedo mai niente di nuovo. Ad un certo punto, di tutto questo si prova la nausea». Per molti la vita non è una cosa penosa, ma inutile.“

—  Lucio Anneo Seneca, libro Epistulae morales ad Lucilium

lettera 24; 1975
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„La poesia è l'infanzia da cui a fatica emergo | è la realtà su cui finalmente svengo.“

—  Ennio Rega cantautore e compositore italiano 1953

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„Non so che tempo fosse, sempre confondo l'infanzia e l'Eden | come mescolo la Morte e la Vita – le unisce un ponte di dolcezza.“

—  Léopold Sédar Senghor politico e poeta senegalese 1906 - 2001

da D'autres chants, Ethiopiques; Chevrier, p. 89
Poesie dell'Africa, Citato in La letteratura negra di espressione francese

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„I giorni che mi crearono l'infanzia sono soltanto miei.“

—  Bianca Bianchi insegnante e politica italiana 1914 - 2000

da Il tempo del ritorno, Selci Umbro, Stabilimento tipografico Pliniana, 1976, p. 3

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„La Juventus è come una malattia che uno si trascina dall'infanzia. Alla lunga ci si rassegna.“

—  Giuseppe Prisco avvocato e dirigente sportivo italiano 1921 - 2001

Pazzo per l'Inter

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„Una volta usciti dall'infanzia, occorre soffrire molto a lungo per rientrarvi.“

—  Georges Bernanos scrittore francese 1888 - 1948

da Pensieri, parole, profezie

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„C'è stato un momento preciso che ha distrutto la mia infanzia. L'entrata delle truppe di Hitler a Klagenfurt. Fu qualcosa di così orrendo che il mio ricordo inizia con questo giorno, con un dolore troppo precoce, così intenso come forse dopo non l'ho più provato.“

—  Ingeborg Bachmann poetessa, scrittrice e giornalista austriaca 1926 - 1973

Origine: Citato in Ranieri Polese, Bachmann, la follia di una straniera https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/21/Bachmann_follia_una_straniera_co_9_100321046.shtml, Corriere della sera, 21 marzo 2010, p. 38.

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