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„Quando la mia solitudine incontra i tuoi occhi | il desiderio sale e si spande | a volte marea insolente | onda che corre senza fine | nettare che cola goccia a goccia | nettare più ardente che un tormento | inizio che non si compie mai.“

—  Joumana Haddad poetessa, giornalista e traduttrice libanese 1970

da Albero azzurro
Origine: Riportata sul sito ufficiale JoumanaHaddad.org http://web.archive.org/web/20090421064539/http://www.joumanahaddad.org/albroazzurro.html, traduzione dell'autrice.

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„Siamo tutti figli della Serenissima, fondata sull'idea della sua autonomia.“

—  Luca Zaia politico italiano 1968

citato in Prima il Veneto. Sito ufficiale di Luca Zaia http://www.lucazaia.it/it/index.php?s=storia

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„Dev'esserci un motivo se fu scelto il cavolo a fingere il sito della generazione.“

—  Gesualdo Bufalino scrittore 1920 - 1996

Origine: Il malpensante, Gennaio, p. 15

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„[Regola] Chi confida più ne' cavalli che ne' fanti, o più ne' fanti che ne' cavalli, si accomodi col sito.“

—  Niccolo Machiavelli, libro Dell'arte della guerra

Fabrizio: libro settimo, p. 379
Dell'arte della guerra

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„La mia voce si alza volutamente senza diplomazia, perché noi padani rifiutiamo di essere coinvolti nell'astuzia della palude romana che non si accorge che così tutto muore. Noi vogliamo il cambiamento.“

—  Umberto Bossi politico italiano 1941

dal sito ufficiale della Lega Nord http://www.leganord.org/ilmovimento/manifesti.asp
Non datate

„[Baia (Bacoli)] Silla, Cesare, Pompeo, Ortensio, ogni illustre romano vi tenne ville; i bagni solforosi abbondanti in quel suolo ve li chiamavano in folla, essi che bisognavano di solfo a purgagione delle acredini d'un sangue guasto dalle libidini. Là erano teatri calcati da celebri mimi; là anfiteatri popolati di famosi gladiatori; danze, corse, banchetti quivi non rifinivano: il clima, e la naturale piacevolezza del sito, l'alitar degli zefiri, la fragranza dei fiori, l'allontanamento delle cure, ogni cosa sbandiva di là i pensamenti austeri, ed inclinava i sensi a voluttà. Il mare trasferiva entro gondole dorate dall'uno all'altro lido, dall'una all'altra villa gli effemminati patrizii, le scioperate matrone; il tuffarsi dei remi era ritmo a' canti di amore modulati al suono delle lire, e de' liuti. Mai arrivava a quella spiaggia lo squillo della tromba guerriera romoreggiante ai confini, freno dello Scita, del Parto, terrore del Datavo, del Britanno: i trionfatori si riposavano a Bajà; e mentre i Cesari vi si tuffavano in ebbrezze senza nome, il mondo schiacciato respirava. Properzio non ebbe appena visitata Baja che sospettò Cinzia d'infedeltà: Marziale scrisse di Levina che vi andò Penelope, e ne partì Elena. Fu rimproverata a Marco Tullio la villa che possedea su quel lido; e Seneca affermò essere malsano respirare un giorno solo quell'aria corrompitrice.“

—  Tullio Dandolo scrittore, storico e filosofo italiano 1801 - 1870

da Lettere su Roma e Napoli, p. 35-36
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