Frasi su volume pagina 2

Una raccolta di frasi e citazioni sul tema volume.

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Un totale di 356 frasi, il filtro:


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„Al di sopra di beghe, pettegolezzi, livori, deve ispirarci la carità cristiana.“

—  Giuseppe Moscati medico italiano 1880 - 1927

volume 2, p. 67
Marranzini, Volume 2

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„Senza paura e malattia la mia vita sarebbe una barca senza remi.“

—  Edvard Munch pittore norvegese 1863 - 1944

Origine: Citato in Itinerario nell'Arte: Volume 3.

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„Vi ho visitato più come amico che come medico.“

—  Giuseppe Moscati medico italiano 1880 - 1927

volume 2, p. 40
Marranzini, Volume 2

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„Ascoltate la musica ma non alzate troppissimo il volume.“

—  Gigi D'Agostino disc jockey e produttore discografico italiano 1967

da Comunitensa n° 14 cd 2
Suono Libero

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„La prima cosa da fare nel caso Ronald Reagan stia parlando in televisione: accendete e abbassate il volume, mettete vostro figlio davanti allo schermo e avvertitelo: "Se ti chiede di entrare in una macchina, ti offre una caramella, o ti chiede di andare a combattere in Nicaragua, digli di NO!"“

—  Frank Zappa chitarrista, compositore e arrangiatore statunitense 1940 - 1993

da un'intervista in occasione della pubblicazione dell'album Does Humor Belong In Music?
Origine: Vedi Does Humor Belong In Music? http://globalia.net/donlope/fz/videos/Does_Humor_Belong_In_Music.html, in Globalia.net

„La vita va avanti comunque, e suona che tu lo voglia o no, puoi solo alzare o abbassare il volume. E devi ballare.“

—  Alessandro D'Avenia scrittore, insegnante e sceneggiatore italiano 1977

libro Bianca come il latte, rossa come il sangue

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„E l'avvenire mi apparve spaventoso, senza speranza. L'immagine indeterminata del nascituro crebbe, si dilatò, come quelle orribili cose informi che vediamo talvolta negli incubi ed occupò tutto il campo. Non si trattava d'un rimpianto, d'un rimorso, d'un ricordo indistruttibile, ma di un essere vivente. Il mio avvenire era legato a un essere vivente d'una vita tenace e malefica; era legato a un estraneo, a un intruso, a una creatura abominevole contro cui non soltanto la mia anima ma la mia carne, tutto il mio sangue e le mie fibre provavano un'avversione bruta, feroce, implacabile fino alla morte, oltre la morte. Pensavo: "chi avrebbe mai potuto immaginare un supplizio peggiore per torturarmi insieme l'anima e la carne? Il più ingegnosamente efferato dei tiranni non saprebbe concepire certe crudeltà ironiche… Non erano ancora manifesti nella persona di Giuliana i segni esterni: l'allargamento dei fianchi, l'aumento del volume del ventre. Ella si trovava dunque ancora ai primi mesi: forse al terzo, forse al principio del quarto. Le aderenze che univano il feto alla matrice dovevano esser deboli. L'aborto doveva essere facilissimo. Come mai le violente commozioni della giornata di Villalilla e di quella notte, gli sforzi, gli spasmi, le contratture, non l'avevano provocato? Tutto m'era avverso, tutti i casi congiuravano contro di me. E la mia ostilità diveniva più acre. Impedire che il figlio nascesse divenne il mio segreto proposito. Tutto l'orrore della nostra condizione veniva dall'antiveggenza di quella natività, dalla minaccia dell'intruso. Come mai Giuliana, al primo sospetto, non aveva tentato ogni mezzo per distruggere il concepimento infame? Era stata ella trattenuta dal pregiudizio, dalla paura, dalla ripugnanza istintiva di madre? Aveva ella un senso materno anche per il feto adulterino?“

—  Gabriele d'Annunzio scrittore, poeta e drammaturgo italiano 1863 - 1938

da L'innocente, 1891

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