Frasi su essere
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“La terra di Israele fu la culla del popolo ebraico.
Qui fu formata la sua entità spirituale, religiosa e nazionale. Qui esso conquistò l'indipendenza e creò una civiltà di significato nazionale ed universale.
Qui esso scrisse e dette la Bibbia al mondo.
Esiliato dalla Palestina, il popolo giudaico rimase ad essa fedele in tutti i paesi della sua dispersione, non cessando mai di pregare e di sperare per il ritorno e per la restaurazione della propria libertà nazionale.
Spinti da questa storica associazione, gli Ebrei lungo tutti i secoli si sforzarono di tornare alla terra dei loro padri e di recuperare la dignità di Stato.
In decenni recenti sono ritornati in massa.
Essi hanno bonificato il deserto, fatto rivivere la loro lingua, costruito città e villaggi e stabilito una comunità vigorosa ed in continua espansione, con una propria vita economica e culturale.
Cercarono pace, ma erano preparati a difendersi.
Recarono la benedizione del progresso a tutti gli abitanti del paese.
Dopo che numerosi congressi internazionali riconobbero lo storico legame del popolo ebraico con la Palestina e dopo che la persecuzione nazista inghiottì milioni di Ebrei in Europa, risultò ancor più chiara l'urgenza della costituzione di uno stato ebraico capace di risolvere il problema della mancanza di patria per gli Ebrei, aprendo le porte a tutti gli Ebrei ed innalzando il popolo ebraico al livello degli altri popoli nella famiglia delle nazioni.
Il 29 novembre 1947 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una decisione a favore della fondazione di uno Stato Ebraico indipendente in Palestina ed invitato gli abitanti del paese a prendere le misure richieste da parte loro per attuare il piano. Questo riconoscimento, da parte delle Nazioni Unite, del diritto al popolo ebraico di stabilire un proprio stato indipendente non può essere annullato.”

David Ben-Gurion (1886–1973) politico israeliano

da Proclamazione dell'indipendenza, 1948

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“La metafisica mi è sempre sembrata una forma comune di pazzia latente. Se conoscessimo la verità la vedremmo; tutto il resto è sistema e periferia. Ci basta, se riflettiamo, l'incomprensibilità dell'universo; volerlo capire è essere meno che uomini, perché essere uomo è sapere che non si capisce.”

Fernando Pessoa (1888–1935) poeta, scrittore e aforista portoghese

da Il libro dell'inquietudine, a cura di Maria José de Lancastre, prefazione di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, Milano 1987, p. 247
Il poeta è un fingitore

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“Quando mi sveglierò dall'essere sveglio?”

Fernando Pessoa (1888–1935) poeta, scrittore e aforista portoghese

da 'Una sola moltitudine a cura di Antonio Tabucchi con la collaborazione di M.J. de Lancastre, Adelphi, Milano 1979, vol. I, p. 43
Il poeta è un fingitore

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“Essere stanca, sentire duole, pensare distrugge. | Aliena a noi, in noi e fuori, | precipita l'ora, e tutto nell'ora precipita. | Inutilmente l'anima piange.”

Fernando Pessoa (1888–1935) poeta, scrittore e aforista portoghese

da Abdicazione, p. 109
Poesie, Pessoa ortonimo, Messaggio, Poesie

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“L'essere assoluto, il Dio dell'uomo, è l'essere stesso dell'uomo.”

Ludwig Feuerbach (1804–1872) filosofo tedesco

L'essenza del cristianesimo

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“Il Vedanta insegna che il Nirvana può essere ottenuto qui e ora, che non dobbiamo aspettare la morte per raggiungerlo. Il Nirvana è la realizzazione del Sé; e una volta saputo questo, anche se solo per un momento, nessuno mai potrà essere ancora ingannato dal miraggio della personalità.”

Vivekananda (1863–1902) mistico indiano

citato in Swami Vivekananda - L'atman http://www.ramakrishna-math.org/index.php?option=com_content&view=article&id=116:swami-vivekananda-latman&catid=34:swami-vivekananda&Itemid=73

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“Nessuno può essere felice finché tutti non sono felici.”

Vivekananda (1863–1902) mistico indiano

citato in Swami Vivekananda - Meditazione e mente http://www.ramakrishna-math.org/index.php?option=com_content&view=article&id=94:swami-vivekananda-meditazione-e-mente&catid=34:swami-vivekananda&Itemid=73

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“Socrate: Dimmi, dunque: discorsi su cosa? Nell'insieme delle cose esistenti, qual è l'oggetto dei discorsi di cui si serve la retorica?
Gorgia: Si tratta, o Socrate, delle più grandi e delle migliori fra le umane faccende.
Socrate: Ma, o Gorgia, è controversa anche questa tua affermazione, e non è affatto chiara. Immagino, infatti, che tu abbia già avuto occasione di sentir cantare nei banchetti quello scolio in cui si enumerano i beni, cantando che essere sani è il primo bene, secondo viene l'essere belli, e il terzo, come dice l'autore dello scolio, è l'essere ricchi senza frode.
Gorgia: L'ho già sentito. Ma a che proposito dici questo?
Socrate: Supponiamo che in questo istante ti si parassero dinanzi gli artefici di questi beni che l'autore dello scolio elogiava, cioè il medico, il maestro di ginnastica e l'uomo d'affari, e che per primo il medico dicesse: "O Socrate, Gorgia t'inganna: non è la sua arte ad occuparsi del bene più grande per gli uomini, ma la mia". Se io allora gli domandassi: "E chi sei tu per dire questo?", egli certamente mi risponderebbe che è medico. "Ebbene, cosa hai detto? è forse opera della tua arte il bene più grande?" "E come potrebbe non esserlo", probabilmente direbbe, "Socrate, visto che si tratta della salute? Che cosa è bene più grande per gli uomini della salute?". Se poi, dopo di lui, a sua volta, il maestro di ginnastica dicesse: "Resterei stupito anch'io, Socrate, se Gorgia sapesse dimostrarti che il bene che è frutto della sua arte è maggiore di quanto io saprei dimostrare che lo è il bene prodotto dalla mia arte", io, a mia volta, potrei dire anche a costui: "E tu chi sei, o uomo, e qual è il tuo mestiere?". "Sono maestro di ginnastica", risponderebbe, "e il mio mestiere è di rendere gli uomini belli e forti nel corpo". Dopo il maestro di ginnastica, sarebbe l'uomo d'affari a dire, con fare, credo, assai sprezzante per tutti: "Ebbene, pensaci su, Socrate, se ti pare che esista bene più grande della ricchezza, sia presso Gorgia sia presso chiunque altro". Ed io allora gli direi: "E allora? Ne sei forse l'artefice?". Egli affermerebbe di esserlo. "E chi sei tu?"”

Platone libro Gorgia

"Un uomo d'affari". "E allora? Pensi forse che il bene più grande per gli uomini sia la ricchezza?", diremo noi. "E come no?", risponderà.
Gorgia

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“Meglio amare una donna bella e stupida. Anzi, è meglio essere belli e stupidi tutti e due.”

Diego Armando Maradona (1960) allenatore di calcio e calciatore argentino

Origine: Palla lunga e pedalare, p. 26

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“Se non sono felice dentro, non riesco ad essere un campione.”

Diego Armando Maradona (1960) allenatore di calcio e calciatore argentino

Origine: Palla lunga e pedalare, p. 26

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“Chi devo chiamare? Con chi posso dividere | la triste gioia di essere vivo?”

Sergej Aleksandrovič Esenin (1895–1925) poeta russo

Russia e altre poesie, Russia sovietica

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“La psicologia può essere una scienza della mente?”

Burrhus Skinner (1904–1990) psicologo statunitense

Origine: Da Can a psychology be a science of mind?, in American Psychologist, 1990.

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“E nonostante il cuore infranto, | da lontano.. | ho voglia d'esser grato.”

Morgan (1972) cantautore, polistrumentista e disc jockey italiano

da Amore assurdo, n. 1
Da A ad A

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“Sto ingurgitando l'esistenza, sbranando me stesso e la mia vita. Mi trovo a mio agio con l'auto-sbranamento, è una condizione che mi sono scelto io, voglio essere libero di decidere anche l'ora in cui dovrò morire. Sono credibilmente anarchico, parto dal fatto che ho dei principi etici, e quindi posso comportarmi come voglio. Non tiro i sassi alle finestre della tv, ma decido di provare a cambiare il sistema dall'interno, credendo di contribuire a renderlo migliore.”

Morgan (1972) cantautore, polistrumentista e disc jockey italiano

Origine: Dall'intervista di Matteo Cruccu, Morgan: «Mi sbrano la vita e me ne vanto» https://web.archive.org/web/20090210101226/http://archiviostorico.corriere.it/2008/novembre/15/Morgan_sbrano_vita_vanto__co_7_081115053.shtml, Corriere della sera, 15 novembre 2008, p.17

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“Gli orrori quotidiani dell'allevamento intensivo sono raccontati in modo così vivido [in Se niente importa]… che chiunque, dopo aver letto il libro di Foer, continuasse a consumare i prodotti industriali dovrebbe essere senza cuore o senza raziocinio.”

John Maxwell Coetzee (1940) scrittore e saggista sudafricano

Origine: Citato in Jonathan Safran Foer, Se niente importa: Perché mangiamo gli animali?, traduzione di Irene Abigail Piccinini, Guanda, Parma, 2010<sup>3</sup>, quarta di copertina. ISBN 978-88-6088-113-7

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“Il libro di Tom Regan [Gabbie vuote] è una bruciante accusa circa il modo in cui trattiamo gli animali in un mondo che abbiamo costruito a nostro completo vantaggio e ci fornisce una disamina definitiva sul fatto che gli animali sono o dovrebbero essere titolari di diritti nello stesso modo in cui lo sono gli umani.”

John Maxwell Coetzee (1940) scrittore e saggista sudafricano

Origine: Citato in Tom Regan, Gabbie vuote: La sfida dei diritti animali, traduzione di Massimo Filippi e Alessandra Galbiati, Edizioni Sonda, Casale Monferrato, 2005, quarta di copertina. ISBN 88-7106-425-9

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“Non affermo di aver controllato gli eventi, anzi confesso in tutta sincerità di essere stato controllato dagli eventi.”

Abraham Lincoln (1809–1865) 16º Presidente degli Stati Uniti d'America

Origine: Dalla lettera del 4 aprile 1864 ad Albert G. Hodges, editore del Frankfort, Kentucky, Commonwealth (riportando la loro conversazione del 26 marzo 1864). Manuscript at The Library of Congress http://www.loc.gov/exhibits/treasures/trt027.html; anche in The Collected Works of Abraham Lincoln, ed. Roy P. Basler, volume VII, p. 281.

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“Eddie Willers pensò ad un giorno d'estate di quando aveva dieci anni. Quel giorno, in una radura del bosco, l'unica compagna preziosa della sua infanzia gli aveva detto quel che avrebbero fatto da grandi. Le parole erano state decise e brillanti, come la luce del sole. Lui aveva ascoltato, ammirato e sbigottito. Quando gli aveva chiesto cosa avrebbe voluto fare, aveva risposto: «Quel che è giusto.» E aveva aggiunto: «Tu dovresti fare qualcosa di grande… voglio dire, noi due insieme.» «Che cosa?» aveva domandato lei. E lui: «Non so. È questo che dobbiamo scoprire. Non solo quel che dici tu. Non solo affari e un modo per guadagnarsi da vivere. Cose come vincere battaglie, salvare la gente dalle fiamme o scalare montagne.» «A che servirebbe?» aveva detto lei. E lui aveva risposto: «Il sacerdote, la scorsa domenica, ha detto che dobbiamo cercar sempre di raggiungere il meglio in noi stessi. Cosa pensi che sia il meglio in noi due?» «Non so.» «Dobbiamo scoprirlo.» Ma lei non aveva risposto. Stava guardando lontano, verso le rotaie della ferrovia. Eddie willers sorrise. Aveva detto: «Quel che è giusto» ventidue anni prima. Da allora aveva mantenuto fede a quella dichiarazione. Le altre domande si erano sbiadite nella sua mente; aveva avuto troppo da fare, per proporsele. Ma ancora pensava che bisognava fare quel che era giusto; non aveva mai capito come la gente potesse fare il contrario. Sapeva solo che lo facevano. E gli sembrava ancora semplice e incomprensibile: semplice che le cose dovessero essere giuste, incomprensibile che non lo fossero. E sapeva che non lo erano.”

Ayn Rand (1905–1982) scrittrice, filosofa e sceneggiatrice statunitense
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“Mentre scendevamo mi disse: "Oh, deve stare attento, l'entrata è un po' scomoda". "Lo so, grazie," risposi. Questa storia cominciava ad annoiarmi. […] Diedi un colpo alla porta di pesante tela e mi lanciai attraverso con decisione. Naturalmente inciampai sul gradino, volai per aria e, prima di rendermi conto di cosa fosse successo, mi ritrovai con i denti ben conficcati tra una lampadina rossa e una blu in mezzo alle luci della ribalta. Stavo recitando in un teatro molto capiente, il che significa che qualunque sia la reazione degli spettatori arriva con la forza di un tuono a chi sta davanti a loro sul palcoscenico. Il volume di quella reazione specifica mi rintronò per un secondo o due. Mi rimisi in piedi in qualche modo, spolverandomi un po' i vestiti e stetti fermo per un attimo a scrutare il pubblico; poi mi girai e gettai uno sguardo a Ruby Miller che era sufficientemente professionista da non muovere un capello. Tornai a guardare il pubblico con aria supplichevole, ma non sembrava intenzionato a rinunciare così facilmente alla più grande risata del secolo. Nei molti anni trascorsi da allora a oggi ho recitato con gioia in numerose commedie […] Mi sono illuso di poter generalmente conquistare il livello di risate che io o la situazione comica meritavamo, ma ho sospirato invano; mai, proprio mai, nella mia vita ho sentito un suono così esplosivo e alto come il gioioso clamore sollevato da quel pubblico. Tutte le volte che ho pensato di avere motivo per essere soddisfatto di me stesso, il ricordo della mia prima entrata su un palcoscenico professionale ha immediatamente ristabilito il mio senso di equilibrio. Avanzai con aria miserevole sul palcoscenico verso Ruby e sedetti al suo fianco sul divano, lasciando che lei, con il suo fantastico senso della sincronizzazione, da grande esperta, facesse smettere quelle risate. […] Finalmente la mia parte sulla scena si concluse, mi alzai, mi chinai a baciare la mano a Ruby e uscii, questa volta evitando il gradino, piacevolmente accompagnato da un breve, allegro scoppiettio di applausi da parte di quel generosissimo pubblico. Al che mi montai la testa, in un allarmante risorgere di presunzione.”

Laurence Olivier (1907–1989) attore e regista britannico

Origine: Confessioni di un peccatore, pp. 36-37

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“Essere potenti è come essere una donna. Se hai bisogno di dimostrarlo vuol dire che non lo sei.”

Margaret Thatcher (1925–2013) primo ministro del Regno Unito

Origine: Da un'intervista al Times, in risposta sul suo essere una delle poche donne potenti al mondo; citato in Come Meryl diventò Margaret http://www.alfemminile.com/donne-societa-diritti-della-donna/meryl-streep-the-iron-lady-d28577c354833.html, alfemminile.com, gennaio 2012.
Origine: A seconda delle traduzioni a volte si trova nella forma «Essere potente è come essere una signora. Se sei costretta a dirlo, non lo sei», come sul sito del sole 24 ore http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-08/ecco-frasi-celebri-margaret-152928.shtml.

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“I Voti non cadono dagli alberi come prugne mature. Devono essere conquistati.”

Margaret Thatcher (1925–2013) primo ministro del Regno Unito

da un incontro privato dei candidati Tory prima delle elezioni generali del 1979

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“I giovani non dovrebbero essere inattivi. Gli fa molto male.”

Margaret Thatcher (1925–2013) primo ministro del Regno Unito

da un'intervista del 1984

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“Mi piace essere al centro delle cose.”

Margaret Thatcher (1925–2013) primo ministro del Regno Unito

da un'intervista del 1984

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“Abbiamo dovuto combattere il nemico fuori dalle Falkland. Ma dobbiamo essere sempre vigili sul nemico all'interno che è molto più difficile da combattere e molto più pericoloso per la libertà.”

Margaret Thatcher (1925–2013) primo ministro del Regno Unito

Commentando gli scioperi e gli scontri con i minatori durante il 1984 e 1985
Premiership, Secondo mandato come primo ministro
Origine: Citato nell' articolo del sole24ore n°152928 http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-08/ecco-frasi-celebri-margaret-152928.shtml

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“Ai bambini che hanno bisogno di essere educati al rispetto di valori morali tradizionali viene insegnato che godono del diritto inalienabile di essere gay.”

Margaret Thatcher (1925–2013) primo ministro del Regno Unito

dalla conferenza del Partito Conservatore, 9 ottobre 1987

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