Frasi su do

Una raccolta di frasi e citazioni sul tema do, essere, due-giorni, cosa.

Un totale di 215 frasi, il filtro:

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„Se do il pane ai poveri, tutti mi chiamano santo; se dimostro perché i poveri non hanno pane, mi chiamano comunista e sovversivo.“

—  Hélder Pessoa Câmara arcivescovo cattolico e teologo brasiliano 1909 - 1999

Origine: Citato in Maria di Lorenzo, Helder Câmara, una vita per i poveri, in Madre di Dio, agosto-settembre 2009.

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„La bellezza è il nome di una cosa qualunque che non esiste | Che io do alle cose in cambio del piacere che mi danno.“

—  Fernando Pessoa poeta, scrittore e aforista portoghese 1888 - 1935

da Fantasie di interludio, p. 206
Poesie, Pessoa ortonimo, Gli eteronimi, Alberto Caeiro: Poemi completi

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„Quando senti dire che il Jeet Kune Do è diverso da «questo» o da «quello», non ti formalizzare: è solo un nome.“

—  Bruce Lee attore, artista marziale e filosofo statunitense 1940 - 1973

Origine: Jeet kune do, p. 157

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„Se Dio esiste, gli do due minuti per fulminarmi.“

—  Benito Mussolini politico, giornalista e dittatore italiano 1883 - 1945

citato in Indro Montanelli, Storia d'Italia

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„Mi vendo la grinta che non hai, in cambio del tuo inferno ti do due ali sai…“

—  Renato Zero cantautore e showman italiano 1950

da Mi vendo
Zerofobia

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„Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.“

—  Gesù fondatore del Cristianesimo -7 - 30 a.C.

14, 27
Nuovo Testamento, Vangelo secondo Giovanni

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„Io do un ordine, o taccio.“

—  Napoleone Bonaparte politico e militare francese, fondatore del Primo Impero francese 1769 - 1821

L'arte di comandare, Aforismi politici

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„Se Barbie è davvero così popolare, perché gli amici bisogna comprarglieli?“

—  Daniele Luttazzi attore, comico e scrittore italiano 1961

Capolavori

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„Per loro non saremo mai uomini per bene just do it da perdere hai solo le tue catene.“

—  Ted Bundy assassino seriale statunitense 1946 - 1989

da Molotov Cocktail n. 5
Molotov Cocktail

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„In ogni ardente desiderio conta più il desiderio della cosa desiderata.“

—  Bruce Lee attore, artista marziale e filosofo statunitense 1940 - 1973

Origine: Jeet kune do, p. 157

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„Ehm, sei sicuro di volermi raccontare tutte queste cose?
Perché, quali cose?

Dei tuoi genitori, la paranoia…
Be', cos'è che ti sto raccontando, in fondo? Non ti sto dando proprio niente. Ti sto dando cose che Dio sa, che chiunque sa. I miei genitori sono famosi nella loro morte. E questo sarà il mio monumento costruito alla loro memoria. Io do a te tutte queste cose, ti racconto delle gambe di mio padre e delle parrucche di mia madre – più avanti in questo capitolo – e ti racconto i miei dubbi sull'opportunità o meno di fare sesso davanti all'armadio a specchi dei miei genitori la notte del funerale di mio padre, ma dopo tutto, cosa ti ho mai dato di così prezioso? Potresti pensare di sapere qualcosa di me, a quel punto, ma invece non sai ancora nulla. Io racconto, e un secondo dopo è tutto sparito. Non mi interessa – e come potrebbe? Ti racconto con quante ragazze sono andato a letto (trentadue), o di come i miei genitori hanno lasciato questo mondo, e alla fin fine che cosa ti ho dato? Niente. Posso dirti i nomi dei miei amici, i loro numeri di telefono…
Marny Requa: 415-431-2435
K. C. Fuller: 415-922-7893
Kirsten Stewart: 415-614-1976
Ma cos'è che hai in mano? Nulla. Tutti mi hanno dato il permesso di farlo. E perché? Perché tu non hai nulla, al massimo qualche numero di telefono. Può sembrare qualcosa di prezioso al massimo per uno o due secondi. Tu puoi avere solo quello che io posso permettermi di dare. E tu sei il mendicante che implora una qualsiasi cosa, mentre io sono il passante frettoloso che butta un quarto di dollaro nel bicchiere di carta che protendi verso di me. Questo è quanto ti posso dare. E non mi annienta. Ti do virtualmente tutto quello che possiedo. Ti do le cose migliori di me, anche se si tratta di cose che amo, ricordi di cui faccio tesoro, belli o brutti che siano, come le foto della mia famiglia appese al muro, posso mostrartele senza che esse per questo ne vengano sminuite. Posso permettermi di darti anche tutto quanto. Trasaliamo di fronti agli sciagurati che nei programmi pomeridiani rivelano i loro orrendi segreti di fronte a milioni di telespettatori, eppure… che cosa abbiamo tolto loro, e loro che cosa ci hanno dato? Niente. Sappiamo che Janine ha scopato con il fidanzato di sua figlia, ma… e allora? Moriremo un giorno e avremo protetto… che cosa? Avremo protetto dal mondo il fatto che facciamo questo o quello, che muoviamo le braccia in questo o quest'altro modo, e che la nostra bocca ha prodotto questi e questi altri suoni? Ma per favore. Ci sembra che rivelare cose imbarazzanti o private, tipo, che ne so, le nostre abitudini masturbatorie (quanto a me, circa una volta al giorno, perlopiù sotto la doccia), significhi – proprio come per i primitivi che temono che la macchina fotografica gli possa portare via l'anima – che abbiamo dato a qualcuno una cosa che noi identifichiamo come i nostri segreti, il nostro passato e le sue zone oscure, la nostra identità, nella convinzione che rivelare le nostre abitudini o le nostre perdite o le nostre imprese in qualche modo ci deprivi di qualcosa. Ma in realtà è proprio il contrario, di più è di più è di più, più si sanguina più si dà. Queste cose, i dettagli, le storie e quant'altro, sono come la pelle di cui i serpenti si spogliano, lasciandola a chiunque da guardare. Che cosa gliene frega al serpente di dov'è la sua pelle, di chi la vede? La lascia lì dove ha fatto la muta. Ore, giorni o mesi dopo, noi troviamo la pelle e scopriamo qualcosa del serpente, quant'era grosso, quanto era lungo approssimativamente, ma ben poco altro. Sappiamo dove si trova il serpente adesso? A cosa sta pensando? No. Per quel che ne sappiamo adesso il serpente potrebbe girare in pelliccia, potrebbe vendere matite a Hanoi. Quella pelle non è più la sua, la indossava perché ci era cresciuto dentro, ma poi si è seccata e gli si è staccata di dosso, e lui e chiunque altro adesso possono vederla.“

—  Dave Eggers, libro L'opera struggente di un formidabile genio

L'opera struggente di un formidabile genio

„Mo te do una borzettata! eh Renzo“

—  Anna Marchesini attrice, doppiatrice e scrittrice italiana 1953 - 2016

Personaggi, Fata turchina Lollo

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„Conoscere sé stessi è studiarsi mentre si agisce con l'altro.“

—  Bruce Lee attore, artista marziale e filosofo statunitense 1940 - 1973

Origine: Jeet kune do, p. 20

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„Se a me qualcuno mi chiama polpettina, gli do un calcio nel culo e va a finire…“

—  Barbara d'Urso conduttrice televisiva e attrice italiana 1957

da Pomeriggio Cinque 3 febbraio 2011
Citazioni di Barbara d'Urso

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„Voglio ucciderti come fanno nei film.“

—  Marilyn Manson cantautore, attore e pittore statunitense 1969

da I Want to Kill You Like They Do in the Movies
The High End of Low

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„Do tutto me stesso per meritarti | anche adesso che faccio tardi per dedicarti la mia canzone più bella di sempre | perché tu in ogni rima sei presente.“

—  Rayden rapper e beatmaker italiano 1985

da Impressa, n. 4
L'Uomo Senza Qualità

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„Se poi qualcuno mi chiede cos'è l'architettura, rispondo: "datemi un tema e un luogo e io vi do un progetto."“

—  Ignazio Gardella architetto, ingegnere e designer italiano 1905 - 1999

Origine: Da Un ricordo, in Giorgio Ciucci (a cura), Giuseppe Terragni. Opera completa, Milano, 1996, p. 8.

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„Do tutto quel che ho, dipende a chi lo chiede.“

—  Joe Cassano rapper italiano 1973 - 1999

da Flow to flow, n. 2
Dio Lodato

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„Do per scontato che noi sentiamo la bellezza di una poesia prima ancora di pensare al suo significato.“

—  Jorge Luis Borges scrittore, saggista, poeta, filosofo e traduttore argentino 1899 - 1986

Origine: Da Le lezioni americane, Mondadori 2001, p. 82.

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„I credenti nelle chiese | si ubriacano di eternità. | Ma io do spallate al cielo | e rimescolo la tenebra.“

—  Sergej Aleksandrovič Esenin poeta russo 1895 - 1925

da Oktoich, ottetto della Chiesa
Russia e altre poesie

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„[su Margherita di Valois] La giovane sposa, figlia di Enrico II, era la perla della co­rona di Francia, Margherita di Valois, che con affettuosa fa­miliarità il re Carlo IX chiamava sempre mia sorella Margot. Certo, accoglienze tanto lusinghiere non erano mai state più meritate di quelle che si facevano in quel momento alla nuova regina di Navarra. Margherita a quel tempo aveva appena vent'anni, e già era oggetto delle lodi di tutti i poeti che la paragonavano alcuni all'Aurora altri a Venere citerea. Era in realtà la bellezza senza rivali di quella Corte nella quale Ca­terina de' Medici aveva riunito, per farne le proprie sirene, le più belle donne che aveva potuto trovare. La giovane sposa aveva i capelli neri, il colorito brillante, gli occhi voluttuosi velati da lunghe ciglia, la bocca rossa e fine, il collo elegante, il corpo tornito e snello e, perduto in una pianella di seta, un piede di bambina. I francesi cui apparteneva, erano fieri di vedere sbocciare nella loro terra un così splendido fiore e gli stranieri di passaggio per la Francia ripartivano abbagliati dalla sua bellezza se l'avevan soltanto vista, storditi dalla sua cultura se avevano parlato con lei. Certo è che Margherita era non soltanto la più bella, ma anche la più colta delle don­ne del suo tempo; si citava la frase di un dotto italiano che le era stato presentato e dopo aver parlato con lei un'ora in ita­liano, in spagnolo, in latino e in greco, l'aveva lasciata dicen­do nel suo entusiasmo:
«Vedere la Corte senza vedere Margherita è non vedere né la Francia, né la Corte».
Così i panegirici non mancarono al re Carlo IX e alla gio­vane regina di Navarra; si sa quanto gli ugonotti siano fecon­di. Inevitabilmente, allusioni al passato e domande per l'av­venire furono accortamente insinuate in mezzo a quegli indi­rizzi al re; ma a tutte le allusioni egli rispondeva con le sue labbra pallide e il suo sorriso astuto:
«Nel dare mia sorella Margot a Enrico di Navarra, io do il mio cuore a tutti i protestanti del regno».
La frase rassicurava gli uni e faceva sorridere gli altri poi­ché aveva in realtà due sensi: uno paterno e del quale in buo­na coscienza Carlo IX non voleva sovraccaricare il suo pen­siero; l'altro ingiurioso per la sposa, per il marito e anche per chi lo pronunciava, poiché ricordava alcuni sordi scandali con i quali la cronaca di Corte aveva già trovato il modo di lordare la veste nuziale di Margherita di Valois.“

—  Alexandre Dumas (padre) scrittore francese 1802 - 1870

pp. 26-27

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„Il tempo che do all'azione deve essere proporzionato su quello che do all'opus Dei, cioè all'orazione.“

—  Papa Giovanni XXIII 261° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica 1881 - 1963

Il giornale dell'anima

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„Quella sera l'usuraio infamato Yankel D portò a casa la bambina. Eccoci qui, le disse, saliamo il gradino. Siamo arrivati. Questa è la tua porta. Ed ecco, questo che sto girando è il pomolo della tua porta. Ed ecco, qui è dove mettiamo le scarpe quando entriamo. E qui è dove appendiamo le giacche. Parlava come se lei potesse capirlo, mai in toni striduli o a monosillabi infantili, e assolutamente mai con parole senza senso. Questo è il latte che ti do da mangiare. Arriva dal lattaio Mordechai, di cui un giorno farai la conoscenza. Lui tira il latte da una mucca, cosa che se ci pensi è molto strana e inquietante, quindi non ci pensare… Questa è la mia mano che ti accarezza la faccia. Certe persone sono mancine, e altre sono destrorse. Noi non sappiamo ancora cosa sei tu, perché te ne stai semplicemente lì seduta e lasci che sia io a usare la mano… Questo è un bacio. È quello che succede quando si arricciano le labbra e si premono contro qualcosa, a volte altre labbra, a volte una guancia, a volte ancora qualcos'altro. Dipende… Questo è il mio cuore. Lo stai toccando con la mano sinistra non perché sei mancina, anche se potresti esserlo, ma perché sono io che la tengo contro il mio cuore. Quello che senti è il battito del mio cuore. È quello che mi tiene vivo.
Fece un lettino con giornali accartocciati in una pentola fonda per cuocere il pane e lo infilò delicatamente nel forno in modo che la bambina non fosse disturbata dal rumore delle cascatelle. Lasciò aperto lo sportello del forno e restò seduto a guardarla per ore come si potrebbe guardare una pagnotta che lievita.“

—  Jonathan Safran Foer scrittore statunitense 1977

p. 55

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„Questo è business, non piacere, piccola.“

—  Marilyn Manson cantautore, attore e pittore statunitense 1969

da I Want to Kill You Like They Do in the Movies
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„L'universale è Gesù Cristo: "Tu sei la vita, Tu sei uno che mi porta la vita come un oltre, come qualcosa che sta oltre. Tu non sei qualcuno che mi dice una verità che è più grande di me: Tu sei la Verità". E ciò significa: "Tu sei l'ultima parola, Tu sei l'ultima cosa, Tu sei l'assoluto. Oltre di Te non si può andare. Tu sei la terra ferma". Tutto quello che di assoluto sta in queste parole, noi lo vediamo in Gesù Cristo e ci aggrappiamo a Gesù Cristo: "Tu sei tutto questo. Tu sei l'ultima cosa, l'ultimo, perché sei l'ultima spiegazione, l'ultima risposta. Tu sei tutto questo". Che è come dire: il centro non sono io. Io mi realizzo, io sono, ma mettendomi in Te. Questa è l'ubbidienza radicale, l'ubbidienza della fede. [.. ] Io non mi do i contorni che voglio, perché questi non sono i contorni della verità, non sono i contorni della giustizia, del bene. Io devo prendere i contorni, devo prendere forma da Gesù Cristo. Questo, in alcuni momenti, ci appare come una grande stoltezza. Ma la sapienza è prendere i contorni di Gesù Cristo, anche se può essere per noi una grande crocifissione, perché i contorni che abbiamo da noi stessi non sono quelli di Gesù Cristo, ma di Adamo. La croce più vera del cristiano consiste nell'essere discepoli. Consiste in questa ubbidienza, per cui impariamo a dire: "La verità non sono io e non è neanche l'umano". Noi accetteremmo che l'umano è la verità, è il bene; ma la sapienza della fede ci dice che non è l'umano la verità, il bene. La verità, il bene è un umano concreto: è l'umano concreto di Gesù Cristo.“

—  Giovanni Moioli presbitero e teologo italiano 1931 - 1984

Origine: Il discepolo, p. 13

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„[Nel 2005] Ho ricevuto tanto, ora tocca ai giovani. Non voglio togliere il posto a chi si impegna e gioca bene tutto l'anno: questa parte della mia vita e della mia carriera è finita. Anche perché non sono capace di fare le cose a metà e se do la mia disponibilità poi gioco tutto l'anno.“

—  Andre Agassi tennista statunitense 1970

Origine: Citato in Vincenzo Martucci, Il dio caduto in terra http://archiviostorico.gazzetta.it/2005/aprile/30/dio_caduto_terra_sw_0_050430169.shtml, Gazzetta dello Sport, 30 aprile 2005.

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„[Rispondendo alle critiche di non essere uno chef "stellato" come gli altri due giudici di MasterChef Italia] Tra ristoranti, aziende vinicole in Friuli e Toscana, negozi e uffici, do lavoro a tremila dipendenti, servo una media di quattro milioni di pasti l'anno e ho un'esperienza di ristorazione ormai ventennale. Lei cosa pensa? Posso giudicare il lavoro di persone che "vorrebbero" fare gli chef?“

—  Joe Bastianich imprenditore e personaggio televisivo statunitense 1968

Origine: Dall'intervista di Luca Dondoni, Bastianich: sono io la cucina moderna in tv http://www.lastampa.it/2011/11/22/spettacoli/bastianich-sono-iola-cucina-moderna-in-tv-VeeaM2wVZiKJDUPVBVOpiJ/pagina.html, Lastampa.it, 22 novembre 2011.

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„Non esiste l'inferno. Esiste la Francia.“

—  Frank Zappa chitarrista, compositore e arrangiatore statunitense 1940 - 1993

dall'album You Can't Do That on Stage Anymore, Vol. 4

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„Insegnando ad Amor musica un dì,
S'udian Lilla ed Amor parlar così:
L. Questo è un Do
A. Do
L. Questo è un Re
A. Re
L. Questo è un Mi
A. Mi
L. Questo è un Fa
A. Fa
L. Questo è un Sol
A. Sol
L. Questo è un La
A. La“

—  Francesco De Lemene librettista italiano 1634 - 1704

da Lilla e Amore, in Scherzi poetici di vari celebri autori italiani e veneziani, raccolti da G.B.C., Tip. Molinari, Venezia, 1834

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„[sul caso Telekom Serbia] Confesso, sono io il burattinaio, il puparo di tutta questa vicenda, mi autodenuncio per concorso in calunnia con Paoletti, Marini e Pintus. [Ho] creato difficoltà a Forza Italia e a Berlusconi. [È quindi giusto] che mi ritiri dalla vita politica. Ho sbagliato fortemente, e questa è una confessione aperta, è giusto che faccia pubblica ammenda; do atto a Repubblica di essere dotata di giornalisti di primo rango. Sto dando un annuncio serio, darò le dimissioni da deputato nei prossimi giorni. Attraverso i diversi processi indicati da Repubblica e per i miei rapporti con personaggi come D'Andria, Fracassi, Di Bari e anche Francesco Pazienza, tutti collegati dall'immaginario collettivo a servizi segreti deviati e a truffe e riciclaggio internazionali, sono riuscito a raggiungere l'obiettivo di mettere la Commissione Telekom Serbia di essere oggetto di una polpetta avvelenata. Mi assumo tutte la responsabilità di personaggi che chiamando in causa Prodi, Dini e Fassino li hanno gravemente calunniati; e mi autoaccuso per concorso in calunnia, anche se mi auguro che Repubblica faccia altrettanto, perché mentre io mi autoaccuso vorrei sapere da D'Avanzo e Bonini chi fossero i loro burattinai dell'epoca e a chi prestano ora il loro servizio. Repubblica ha ragione, non posso querelare!“

—  Carlo Taormina avvocato e politico italiano 1940

da la Repubblica http://www.repubblica.it/2003/i/sezioni/politica/telekomserbia3/taormina/taormina.html, 26 settembre 2003

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