Frasi su breve

Una raccolta di frasi e citazioni sul tema breve.

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„La vita è breve, ma in essa entra più di quel che siamo in grado di vivere.“

—  José Saramago scrittore, critico letterario e poeta portoghese 1922 - 2010

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„Il problema dello sport è che nessuno ti prepara al dopo. Non sai che è tutto molto breve, non sai che non ne avrai tante di giornate più belle della tua vita da goderti.“

—  Domenico Fioravanti nuotatore italiano 1977

Origine: Citato in Giorgio Burreddu, Fabio Cola e Alessandra Giardini, Vuoto a vincere: [Cabrini, Panatta, Chechi e altri campioni dello sport raccontano la paura dopo il successo], Absolutely Free Editore, 2015, p. 57 https://books.google.it/books?id=e-ylCgAAQBAJ&pg=PT57. ISBN 8868580667

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„A Palermo ci sono talmente tante cose e così complesse che io posso mostrare soltanto un piccolo aspetto della città. Non posso, in una breve serata, dire tutto su Palermo. Posso soltanto rappresentare le sensazioni che mi hanno colpita, e anche di queste soltanto una minima parte.“

—  Pina Bausch coreografa e ballerina tedesca 1940 - 2009

Origine: Dal servizio di Annarita Crispo, Pina Bausch, Palermo Palermo, all'interno della trasmissione televisiva L'Aquilone, Rai 1, 19 gennaio 1990; audio disponibile in Pina Bausch - Palermo https://www.youtube.com/watch?v=4D4S6yh7mK8, Youtube.com.

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„Lunga è la via dell'insegnare per mezzo della teoria, breve ed efficace per mezzo dell'esempio.“

—  Lucio Anneo Seneca, libro Epistulae morales ad Lucilium

6, 5
Longum iterest per praecepta, breve et efficax per exempla
Epistulae morales ad Lucilium

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„Sono trascorsi molti anni, ma ricordo come se fosse ieri. Ero giovanissimo, avevo l'illusione che l'intelligenza umana potesse arrivare a tutto. E perciò m'ero ingolfato negli studi oltre misura. Non bastandomi la lettura di molti libri, passavo metà della notte a meditare sulle questioni più astruse. Una fortissima nevrastenia mi obbligò a smettere; anzi a lasciare la città, piena di tentazioni per il mio cervello esaurito, e a rifugiarmi in una remota campagna umbra. Mi ero ridotto a una vita quasi vegetativa: ma non animalesca. Leggicchiavo un poco, pregavo, passeggiavo abbondantemente in mezzo alle floride campagne (era di maggio), contemplavo beato le messi folte e verdi screziate di rossi papaveri, le file di pioppi che si stendevano lungo i canali, i monti azzurri che chiudevano l'orizzonte, le tranquille opere umane per i campi e nei casolari. Una sera, anzi una notte, mentre aspettavo il sonno, tardo a venire, seduto sull'erba di un prato, ascoltavo le placide conversazioni di alcuni contadini lì presso, i quali dicevano cose molto semplici, ma non volgari né frivole, come suole accadere presso altri ceti. Il nostro contadino parla di rado e prende la parola per dire cose opportune, sensate e qualche volta sagge. Infine si tacquero, come se la maestà serena e solenne di quella notte italica, priva di luna ma folta di stelle, avesse versato su quei semplici spiriti un misterioso incanto. Ruppe il silenzio, ma non l'incanto, la voce grave di un grosso contadino, rozzo in apparenza, che stando disteso sul prato con gli occhi volti alle stelle, esclamò, quasi obbedendo ad una ispirazione profonda: «Com'è bello! E pure c'è chi dice che Dio non esiste». Lo ripeto, quella frase del vecchio contadino in quel luogo, in quell'ora: dopo mesi di studi aridissimi, toccò tanto al vivo l'animo mio che ricordo la semplice scena come fosse ieri. Un eccelso profeta ebreo sentenziò, or sono tremil'anni: «I cieli narrano la gloria di Dio». Uno dei più celebri filosofi dei tempi moderni scrisse: «Due cose mi riempiono il cuore di ammirazione e di reverenza: il cielo stellato sul capo e la legge morale nel cuore.»“

—  Enrico Fermi fisico italiano 1901 - 1954

Quel contadino umbro non sapeva nemmeno leggere. Ma c'era nell'animo suo, custoditovi da una vita onesta e laboriosa, un breve angolo in cui scendeva la luce di Dio, con una potenza non troppo inferiore a quella dei profeti e forse superiore a quella dei filosofi.
Origine: Cfr. Immanuel Kant: «il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me».
Origine: Citato in M. Micheli, Enrico Fermi e Luigi Fantappié: Ricordi personali, Responsabilità del sapere, 31, 1979, pp. 21-23.

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